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2 aprile 2007
Farsopoli
La farsa continua. Il 27 marzo la Camera arbitrale del CONI ha assolto la Fiorentina, finita nei gorghi di Calciopoli e, in primo grado, condannata addirittura alla serie B. I fratelli Della Valle hanno ottenuto lo sconto di sanzione: da tre anni e nove mesi a otto mesi per Diego, da tre anni a un anno per Andrea. Non solo. E’stata riconosciuta l’insussistenza delle accuse avanzate alla società toscana e l’inesistenza di qualunque illecito sportivo, anche a livello di responsabilità oggettiva. Niente.
I legali dei viola cantano vittoria, ma si è trattato, purtroppo, della classica vittoria di Pirro. Alla Fiorentina, nessuno ridarà una Champion’s League conquistata meritatamente sul campo e i quindici punti di penalizzazione che sta scontando in questo campionato e che, forse, la costringeranno a stare lontano dall’Europa che conta per un’altra stagione, pur avendo ottenuto, fino ad oggi, un numero di punti che la proietterebbe al terzo o quarto posto. Ma se i Della Valle non c’entrano niente o quasi, la colpa sulla base della quale alla Fiorentina sono stati tolti quarantacinque punti in totale più una Coppa europea di chi è? Dei giocatori no, del presidente no, del proprietario neanche. Forse dell’Arno, forse di Dante, o forse di Beatrice.

E’imbarazzante ciò che è scaturito dal processo-farsa di quest’estate. Mesi or sono, alla Lazio furono restituiti otto degli undici punti che si era beccata ad agosto, ma neanche i capitolini, ovviamente, sono potuti entrare a giochi in corso in Coppa UEFA; manifestazione che, come i viola la Champion’s, si erano guadagnati con pieno merito l’anno passato, nonostante la società sia stata costretta a lavorare sul lastrico, per “merito” di Sergio Cragnotti il cui operato, secondo il diritto, avrebbe dovuto creare molti più danni alla Lazio di un paio di telefonate a un arbitro.
Il grottesco sta in ciò, che i giocatori di Lazio e Fiorentina, squadre meno colpevoli del Milan secondo la giustizia sportiva (ai rossoneri sono stati appioppati otto punti di penalità per responsabilità oggettiva), il prossimo martedì sera lo passeranno a farsi i cavoli loro a Roma e Firenze, mentre quelli del Milan disputeranno i quarti di finale di andata di Champion’s League in quel di San Siro contro i tedeschi del Bayern Monaco.

Cosa bisogna pensare, allora, del processo che nelle intenzioni avrebbe dovuto pulire e moralizzare il calcio italiano? Con quale faccia si può ancora affermare che quello denominato Calciopoli sia stato il più grande scandalo nella storia del calcio italiano (addirittura peggio di quando le partite venivano compravendute)? Quale credibilità può avere un sistema governato in maniera così approssimativa, contraddittoria e demenziale da gente cotanto ipocrita?
Come si può credere alla giustizia sportiva che condanna a casaccio, che poi assolve, che addirittura si rinnega e rinnega la storia? Com’è possibile permettere che Carraro continui a far parte del CIO? Che un uomo del genere, che ha salvato dalla bancarotta la Lazio e la Roma in quanto vicino a gruppi bancari (Capitalia e Mediobanca) che controllano le due società lasciando che la Fiorentina scendesse in C2 e poi il Cosenza sprofondasse in D proprio per dare il contentino ai viola, si permetta di dichiarare di aver sempre rispettato le regole e quindi venir semplicemente ammendato di ottantamila euro, praticamente assolto?
Qual era il sistema Moggi? Da chi era composto? Non da Galliani, non da Della Valle, non da Lotito, non da Carraro, non dagli arbitri (tutti assolti tranne uno). Con chi sono stai messi a punto gli illeciti contestati alla Juve? In che modo le partite sono state truccate? Chi erano i complici? Com’è concepibile condannare qualcuno per illecito strutturato, cioè ambientale, quando l’ambiente è ovattato, impermeabile, pulito?

Torniamo ad oggi. Come è possibile candidare Massimo Moratti alla vice-presidenza della FIGC?
Sembra che i neofiti dell’etica calcistica considerino Calciopoli non come un processo – cosa che infatti non è stata, dato che di un processo mancava tutto: documenti, testimonianze, le prove insomma - ma come un colpo di spugna che ha resettato ciò che c’è stato prima. Ci si è dimenticati che uno dei più evidenti sintomi della malattia del pallone era rinvenibile nel fatto che presidente della Lega Calcio fosse l’amministratore delegato di una società fra le più potenti del campionato. Lo ha rimarcato in più occasioni lo stesso Moratti, salvo votarlo puntualmente il giorno della prima e della seconda elezione. Ora Moratti, se fosse quantomeno un filo coerente con sé stesso, dovrebbe declinare l’invito e farsi da parte. Lo farà? E poi, Moratti dovrà tener conto di un’altra quisquilia: il presidente dell’Onestinter è indagato dalla Procura di Milano per falso in bilancio e poiché vogliamo che il calcio si dia un codice etico, una caratura morale rispettabile, dovremmo affrontare un argomento del genere alla stregua di quanto facciamo nei confronti di tutti coloro che rivestono cariche pubbliche. Noi riteniamo, giustamente, che un parlamentare, un ministro, un assessore, un dirigente amministrativo si debba dimettere nel caso in cui una Procura indaghi su di lui in relazione all’esercizio delle sue funzioni. Lo richiede il cosiddetto buon senso, la buona creanza, il buon gusto, la decenza, la dignità. Che Moratti, almeno una volta, dimostri di possedere un po’ di queste virtù. Sempre che diventi vice-presidente della FIGC.

E ancora: Roberto Bettega, più o meno giustamente, è stato messo da parte dal new deal della Juve, in quanto esponente della famigerata Triade, benché niente e nessuno ne abbia infranto l’immagine.
Allora, come si fa a eleggere Abete alla presidenza della FIGC, visto che egli è stato intimo di Carraro fino a pochi mesi fa? La reputazione di Abete, per ora, è ottima e si è arricchita del ruolo di capo-spedizione azzurro di Germania 2006, però…Se Bettega non può ricoprire cariche ufficiali in seno a una squadra il cui cuore storico è egli stesso che, lo ripetiamo, non ha colpe non essendo neanche stato sfiorato dal ciclone – si fa per dire – di Calciopoli, avrebbe dovuto valere la stessa regola non scritta per Abete. Invece, stamattina, Abete è subentrato a Pancalli al vertice della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Evidentemente la CAF, che ha pronunciato le sentenze di primo grado di Calciopoli e che aveva condannato anche Carraro all’inibizione per più di quattro anni, ha lavorato male, secondo coloro i quali hanno contribuito all’elezione di Abete.
Allora chi ha lavorato bene e chi male? A parte i casi di Moggi, Giraudo e De Santis, tutto ciò che la CAF ha deciso a luglio è stato ribaltato come un calzino prima dalla Corte federale poi dalle Camere di Conciliazione del Coni e dagli svariati arbitrati. A chi bisogna dare retta?
Non lo sappiamo più. Sta di fatto che una buona dose di fascicoli giacciono sulla scrivania del Procuratore federale Palazzi, in attesa di sapere se potranno andarsene in archivio o finire di fronte a una Corte. Egr. sig. Palazzi, quand’è che ci farà sapere le sue intenzioni sui bilanci gonfiati, sulle vendite a sé stessi dei marchi commerciali e su tutto ciò che Borrelli le ha gentilmente deposto sul suo tavolo da lavoro?

La farsa continua, corre a velocità supersonica. Fra qualche anno, forse, uscirà fuori che in realtà, la scorsa estate, la Fiorentina avrebbe dovuto vincere lo scudetto degli Onesti e la Lazio avrebbe dovuto competere in Coppa dei Campioni.
Vincenzo Carusi
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