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21 marzo 2007 ARTE E IMPERO: lezione ironica di storia Questa breve provocazione utopica politica, ovviamente modificata per la lettura profana, è estratta da un mio scritto, “L’agonia del Sole” che raccoglie diversi pensieri . L’obiettivo preciso di queste righe è una provocazione autentica, con l’intento chiaro, evidente, di screditare in senso critico questa tanto osannata democrazia liberale-popolaresca mondiale verso la quale tutti, consapevolmente o inconsapevolmente, mostrano un’automatica e incosciente fiducia. L’intenzione secondaria tende a una critica dettagliata delle categorie del mondo moderno; più che al giornalismo e all’informazione, questo scritto appartiene alla prosa letteraria, alla saggistica, allo stile aforistico dominato da un rigoroso senso estetizzante, che è il prevalente nell’orientamento di pensiero che mi è stato concesso. Da parte mia, mai ho avuto fiducia in una realtà “civile” in cui le masse e i mercanti dettano legge: come afferma Julius Evola, quello che conta è “battersi su posizioni perdute”… almeno resta l’Onore di essere un vero europeo. In finis, non mi sembra giusto tralasciare la suggestione mistica… ovvero l’abolizione dei limiti del mondo finito. L’illimitato entra nell’umanità, l’eternità entra nell’umanità… e la redime. Quello che mi piacerebbe vedere irrompere nella civiltà attuale. Una fiera dimensione teocratica e monarchica: preti mecenati e nobili coltissimi al potere. Potere assoluto, cesaropapista, che si fonda e si connette direttamente alla divinità e non all’umanità. Una ristretta, raffinata ed esigente aristocrazia di sangue e di spirito che piscia in faccia a tutta la marmaglia plebea borghese sorta dalla rivoluzione francese e battezzata nel martirio dei nobili. Quella rivoluzione fu opera del demonio e del male. Allora si leva, almeno qui verbalmente, per rispetto di quelli che caddero contro il caos difendendo i valori del bello, del piacere e della misura, i valori europei, la spada lucente della reazione contro il popolo grasso e il popolo minuto, ovvero borghesia mercantile e popolo grezzo(così li chiamava un certo Dante Alighieri). Una voce controcorrente, una tempesta di luce. Non canto che l’aurora dei belpensanti, di coloro che pensano esteticamente: evviva il clero e la nobiltà, ceti depositari delle arti, del sapere, della cultura. Caro mondo plebeo, non chiedermi se io sono di destra o sinistra, che cosa voto e quale orientamento politico condivido. Se avessi un minimo di gusto potresti solo chiedermi se condivido uno stato che va verso l’alto o verso il basso. Io sto sopra. Ammetto relazioni di verticalità e non di orizzontalità nella res publica, o meglio nell’imperium. Appoggio, romanamente e monarchicamente, tutto ciò che si pone direttamente contro le mostruosità diaboliche generate in primis dai luterani e dall’accozzaglia protestante-calvinista-puritana anglosassone e in secundis contro gli inquietanti sviluppi delle due rivoluzioni del XVIII secolo, quella americana, dei cafoni, e quella dei buzzurri, la francese, che hanno causato quella bolscevica, delle bestie; e questi sviluppi non sono che le deformità dell’odierno presente: democrazie borghesi, comunismi vari e sottoculture antiestetiche, stalinismi e autoritarismi nemici del bello, americanismo, liberalismi maleodoranti. E no! Il mercante deve stare a testa china, umile con il messale in mano davanti al potere del clero. Questi piccoli grassocci politici contemporanei, in quanto rappresentanti del popolo imbecille, in fondo non sono che bolscevichi. E soprattutto mercanti, e i mercanti appartengono al regno delle fogne. Non so se è chiaro: i mercanti, nell’era medievale indicati come popolo grasso, devono essere sottoposti al potere della Chiesa e del Re. Tanto i papi e i re non toglieranno ai borghesi l’onore di compiere la loro funzione naturale, il lavoro. La casta borghese va martellata senza pietà, da essa quasi per generazione spontanea nascono il comunismo e la politica dell’economia globale, posizioni che sembrano antitetiche ma che in realtà sono due facce della stessa orrida creatura, lo spirito popolaresco. Gli esempi che adoro di questo estetico movimento reazionario di un’intransigenza svergognata: l’Impero, il Papato, quello cazzuto, la monarchia della cattolica Spagna, Federico Barbarossa, terrore dei mercanti, e moltissimi altri, antichi o recenti, da Sparta a certe suggestioni dell’ultimo impero europeo, esclusi i massacri, sintomo di un eccesso giacobino e lontani da una sana restaurazione europea. Quello che interessa il mio senso politico, indipendentemente dalla particolare configurazione storica, è la dinamica in cui il nobile vince e il mercante è umiliato. Non potremo mai calcolare i danni che ha fatto un uomo composto di feci come La Fayette, che ha fatto lo stronzo in due continenti, dato che non gli bastava farlo in uno solo. L’armata inglese avrebbe dovuto reprimere senza pietà i ribelli, feccia del porto e untuosi usurai, comandati da quel massone di Washington, antico padre fondatore di una nazione di obesi, onanisti, guerrafondai e neoliberisti puritani; appena sbarcati dovevano subito mettere in atto una severa opera di risanamento per evitare che i calvinisti cacciati dall’Europa potessero prosperare e riprodursi come mosche. Dopo avrebbero dovuto lasciare quella terra invasa da fanatici religiosi ai rispettivi autoctoni, gli indiani d’America, e andarsene verso la vecchia Europa. Purtroppo anche loro erano avvelenati dallo spirito mercantile, e quei britannici del XVIII secolo non erano poi tanto diversi dagli abitanti psicopatici delle loro colonie. E non li cancellarono, non chiesero aiuto agli junker prussiani. Non si accorsero del pericolo borghese che stava nascendo. Aristocrazia prussiana: solo ascoltando la pronuncia di questi due termini ho un’eccitazione totale. Agli antipodi del viscido mercante si pone il preussisch junker . Gli inglesi, rammolliti e marciti nel mercantilismo e nell’utilitarismo, non riuscirono a fermare quei presuntuosi massoni liberali. Non riuscirono a fermarli nel 1776-81 e nemmeno nel 1789, non ci riuscì neanche la nostra grande e nobile armata europea nel giugno 1944, a causa delle negligenze di quel criminale di Hitler a Berlino, il cui più grande errore fu quello di impicciarsi di ciò che non gli competeva, ovvero le faccende strategiche e militari. Se avesse lasciato agire in piena libertà Rommel e gli alti vertici delle Waffen SS, quando si trattò di far partire le panzer division verso la costa in anticipo, non ne sarebbe sbarcato nemmeno uno. Nessun demente puritano cafone avrebbe messo piede sul suolo europeo. Purtroppo è andata come sappiamo, lo spirito Europeo, purtroppo gonfiato dai suoi eccessi innaturali, ha dovuto soccombere alle orde, sia ad est che a ovest. Ma io l’ho scritto anche nelle battute finali della Torchiatura, quello scritto erotico-teocratico al quale dedicai molte meditazioni e riflessioni: non importa per me chi sia al potere, ciò che conta è che ci sia un sano, fiero e inavvicinabile reazionarismo di alta classe e di qualsiasi colore. Basta che questo colore sia contro i cafoni e contro i buzzurri. Tutto è lecito e benvoluto nella giostra luminosa della reazione: teocrazia faraonica, impero, ierocrazia sacerdotale, il papa re, monarchia di scaturigine divina, principato. Se rinasceranno i nobili e il clero rinascerà anche la nobiltà. Infine, in questa carrellata di oneste brame reazionarie, vorrei dedicare qualche parola all’eugenetica, che non va soltanto considerata nei suoi sviluppi più eclatanti e diciamo aberranti, ma nel suo statuto di disciplina finalizzata alla preservazione del benessere e della bellezza. Impedire la nascita e la crescita della sofferenza fisica e mentale con i doni di un’educazione all’armonia e alla cultura del bello; noi non vogliamo far scorrere più una lacrima d’amarezza in questo mondo. Fin quando ci sarà il dolore, sarà giustificato l’annientamento. Meglio una valle di quiete e silenzio, che una valle di lacrime e vita. E non intendo neanche tralasciare quell’affascinante evento del mondo pagano e gnostico che fu la santificazione della Donna come divinità, ovvero la venerazione di dee come Afrodite, Lilith o Astarte in donne che ne sono terrestre manifestazione. La donna di alto stile non deve più lavorare o perdere tempo in fatiche materne e pesanti. Il suo scopo sarà quello di far passare il tempo assassino e crudele tramite l’arte del piacere sessuale in un paradiso di aristocratiche raffinatezze. Uno stato sacro, consapevole della sacralità del piacere, si fonderà dunque sul piacere. Premetto che questa pornocrazia ierogamica sarà più precisa coll’evolversi dell’Eugenetica, la quale si occuperà di evitare la nascita della bruttezza e renderà tutti i corpi, maschili e femminili, gradevoli e attraenti. Quindi tutti, senza alcun problema, in quell’etereo giardino lussurioso che sarà il mondo potranno congiungersi a piacimento come e quando vogliono. Infine un cenno sull’estetica, sulla creazione di forme e sulla fruizione di forme. A riguardo si può soltanto parlare di fortuna. Come anche per la sessualità. Il problema resta sempre lo stesso: come poter eliminare il dolore universale dall’esistente? Ogni uomo estetico ha il dovere di annientare il brutto in qualsiasi forma esso si presenti. Portare la Bellezza nelle case, nelle piazze, nelle strade…devastare, distruggere, accanirsi metodicamente contro quel mistero nero che è l’assenza di forma ed, esteticamente, rigenerarsi in condizioni edeniche. E non dimenticare mai, alla faccia delle cazzate della cultura da latrina del mondo moderno, che il potere, almeno come lo vogliamo noi puri reazionari, è uno, divino e indiviso. Uno, perché non si separa nelle sue manifestazioni temporali e perché viene rappresentato da una persona, l’Imperatore, erede della gloria di Roma e della successiva linea della casata sveva impegnata, sin dal XII secolo, nella lotta contro i mercanti, i regni nazionali e a favore dell’universalismo imperiale. Divino, poiché la sua origine è divina e non umana e scaturisce dal concetto armonioso e sublime della verticalità. Questo potere sacro crea rapporti gerarchici verticali e concentrici che legano terra e cielo. Indiviso, perché non conosce molteplicità, frammentazione, corruzione e dispersione. Ovunque ci sia questo luminoso potere c’è anche la gloria del mistero divino. Fedeltà assoluta al mistero sacro della Croce e dell’Aquila. Ricordatevi: se non si legge col cuore il De Monarchia di Dante non si può parlare di Stato. Non politica fatta di parlamenti, elezioni, dibattiti, clientelismi, pubblicità, ma di Stato, o meglio Imperium.
Alessandro Metta
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