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Acqua15 marzo 2007
L'acqua, fallimento del secolo
Questo doveva essere il millennio dell'abbondanza, quello in cui l'acqua potabile sarebbe entrata in ogni casa. Invece la sete è ancora un problema per gran parte dell’umanità. Spesso i sogni non corrispondono alle statistiche. Nei paesi in via di sviluppo, più di un miliardo di persone (quasi una su cinque) non hanno sempre accesso all'acqua potabile. Ed il 40% dei 6,5 miliardi di esseri umani che conta il pianeta non beneficia di un sistema di risanamento di base. Oro blu, da cui dipende la vita o la morte per molte “esistenze al contagocce”. L'acqua è sempre più considerata come un problema, o il problema del XXI° secolo.

Obiettivi: Nel settembre 2000, la quasi totalità dei dirigenti del mondo, riuniti sotto l'egida delle Nazioni Unite, adottava il piano del "millennio per lo sviluppo". La Comunità internazionale fissò allora un itinerario in otto punti, i famosi "obiettivi del millennio". Questi obiettivi per lo sviluppo umano, che vanno dalla riduzione di metà della povertà estrema all'istruzione primaria per tutti, passando per la sospensione della propagazione del HIV-AIDS, da attuarsi entro il 2015, dovevano costituire uno schema direttivo per un mondo migliore. In questo programma di solidarietà planetaria, l'acqua, tanto vitale quanto distribuita in modo non equo, aveva un posto centrale. Ma l'impegno di ridurre della metà, entro il 2015 la popolazione che non ha accesso né all'acqua né al risanamento è ancora lontano. Sei anni più tardi, la situazione non si è per niente evoluta. "Si fa dell’à peu près”, si lamenta Daniel Zimmer, direttore esecutivo del Consiglio mondiale dell'acqua "La Comunità internazionale non si dà i mezzi sufficienti." Secondo questo Consiglio, le valutazioni mondiali stimano tra i 9 e i 30 miliardi il fabbisogno di nuovi finanziamenti. Un importo chiaramente al di qua dei 180 miliardi di dollari cui faceva riferimento la Banca mondiale alla fine degli anni 90. "Questi investimenti erano sopravvalutati poiché copiati sui modelli di consumo occidentali", prosegue Daniel Zimmer. Vero guadagno. Le multinazionali del settore privato, che si erano impegnate per lo sviluppo delle infrastrutture nei paesi in via di sviluppo, hanno mostrato i loro limiti attraverso fallimenti in molti paesi dell'America latina o dell'Asia. Occorre delegare tutto al pubblico? Sicuramente no, ritengono numerosi esperti o responsabili di ONG. "Occorre soprattutto che l'acqua sia gestita a livello locale e non a livello dei governi centrali." È il solo modo per sradicare la corruzione e coinvolgere le popolazioni nei progetti idrici ", ritiene Daniel Zimmer. Ma gli studi non mancano per dimostrare la redditività di ogni investimento pubblico nell'approvvigionamento di acqua o il risanamento delle reti. Così, secondo l'Istituto Internazionale dell'Acqua, per 1 dollaro investito, tra 3 e 4 dollari saranno guadagnati dalla Collettività. Il vero guadagno non è finanziario ma si valuta nella quantità di persone che non si ammalerebbero più a causa di infezioni legate alla scarsità dell’acqua, o di donne che potrebbero lavorare invece di andare a cercare acqua.

A prezzi d'oro: In Messico, durante il quarto Forum Mondiale dell’Acqua (21 e 22 Marzo 2006) sono stati numerosi ministri ed altri rappresentanti della società civile, a raccontare ancora ed ancora la storia di questi paesi dove il vuoto dei servizi per l’erogazione dell’acqua lasciato dai pubblici poteri è in generale sostituito da una moltitudine di fornitori indipendenti che rivendono l'acqua a prezzo d'oro. A Port-au-Prince, in Haiti, un metro cubo d'acqua è venti volte più costoso di quello della rete pubblica (che però non è erogata). Tanti soldi che la popolazione potrebbe spendere nell'istruzione o nella sanità. Sempre discusse in Messico, le preoccupazioni riguarderanno anche l'aumento delle popolazioni urbane. Un esempio? La Cina, conta oggi più di 600 città, contro le 130 del 1949.
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