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Estera | Italiana
L'acqua, fallimento del secolo
[15/03/2007 11.27]
Questo doveva essere il millennio dell'abbondanza, quello in cui l'acqua potabile sarebbe entrata in ogni casa. Invece la sete è ancora un problema per gran parte dell’umanità. Spesso i sogni non corrispondono alle statistiche. Nei paesi in via di sviluppo, più di un miliardo di persone (quasi una su cinque) non hanno sempre accesso all'acqua potabile. Ed il 40% dei 6,5 miliardi di esseri umani che conta il pianeta non beneficia di un sistema di risanamento di base. Oro blu, da cui dipende la vita o la morte per molte “esistenze al contagocce”. L'acqua è sempre più considerata come un problema, o il problema del XXI° secolo.

Obiettivi: Nel settembre 2000, la quasi totalità dei dirigenti del mondo, riuniti sotto l'egida delle Nazioni Unite, adottava il piano del "millennio per lo sviluppo". La Comunità internazionale fissò allora un itinerario in otto punti, i famosi "obiettivi del millennio". Questi obiettivi per lo sviluppo umano, che vanno dalla riduzione di metà della povertà estrema all'istruzione primaria per tutti, passando per la sospensione della propagazione del HIV-AIDS, da attuarsi entro il 2015, dovevano costituire uno schema direttivo per un mondo migliore. In questo programma di solidarietà planetaria, l'acqua, tanto vitale quanto distribuita in modo non equo, aveva un posto centrale. Ma l'impegno di ridurre della metà, entro il 2015 la popolazione che non ha accesso né all'acqua né al risanamento è ancora lontano. Sei anni più tardi, la situazione non si è per niente evoluta. "Si fa dell’à peu près”, si lamenta Daniel Zimmer, direttore esecutivo del Consiglio mondiale dell'acqua "La Comunità internazionale non si dà i mezzi sufficienti." Secondo questo Consiglio, le valutazioni mondiali stimano tra i 9 e i 30 miliardi il fabbisogno di nuovi finanziamenti. Un importo chiaramente al di qua dei 180 miliardi di dollari cui faceva riferimento la Banca mondiale alla fine degli anni 90. "Questi investimenti erano sopravvalutati poiché copiati sui modelli di consumo occidentali", prosegue Daniel Zimmer. Vero guadagno. Le multinazionali del settore privato, che si erano impegnate per lo sviluppo delle infrastrutture nei paesi in via di sviluppo, hanno mostrato i loro limiti attraverso fallimenti in molti paesi dell'America latina o dell'Asia. Occorre delegare tutto al pubblico? Sicuramente no, ritengono numerosi esperti o responsabili di ONG. "Occorre soprattutto che l'acqua sia gestita a livello locale e non a livello dei governi centrali." È il solo modo per sradicare la corruzione e coinvolgere le popolazioni nei progetti idrici ", ritiene Daniel Zimmer. Ma gli studi non mancano per dimostrare la redditività di ogni investimento pubblico nell'approvvigionamento di acqua o il risanamento delle reti. Così, secondo l'Istituto Internazionale dell'Acqua, per 1 dollaro investito, tra 3 e 4 dollari saranno guadagnati dalla Collettività. Il vero guadagno non è finanziario ma si valuta nella quantità di persone che non si ammalerebbero più a causa di infezioni legate alla scarsità dell’acqua, o di donne che potrebbero lavorare invece di andare a cercare acqua.

A prezzi d'oro: In Messico, durante il quarto Forum Mondiale dell’Acqua (21 e 22 Marzo 2006) sono stati numerosi ministri ed altri rappresentanti della società civile, a raccontare ancora ed ancora la storia di questi paesi dove il vuoto dei servizi per l’erogazione dell’acqua lasciato dai pubblici poteri è in generale sostituito da una moltitudine di fornitori indipendenti che rivendono l'acqua a prezzo d'oro. A Port-au-Prince, in Haiti, un metro cubo d'acqua è venti volte più costoso di quello della rete pubblica (che però non è erogata). Tanti soldi che la popolazione potrebbe spendere nell'istruzione o nella sanità. Sempre discusse in Messico, le preoccupazioni riguarderanno anche l'aumento delle popolazioni urbane. Un esempio? La Cina, conta oggi più di 600 città, contro le 130 del 1949.
Commenti (3)
18/03/2007 da AndreaCaso
H2O
”Non capisce che l’uomo va incentivato e non elemosinato.”. Hai proprio ragione, Sono d’accordo con te in toto. Il problem è grave ma quando si deciderà di affrontarlo con gli strumenti giusti sarà troppo tardi. La privatizzazione probabilmente porterebbe ad uno spreco molto più limitato, e ad un utilizzo più razionale. Però, se contemporaneamente, anzi preventivamente, non si saranno fatte delle politiche d’incentivazione continuando con l’elemosina ai paesi poveri ci sarà il rischio di togliere l’acqua a mezzo mondo. Il problema come al solito, viene affrontato come poco realismo e molta demagogia, quando non viene snobbato. Speriamo.
18/03/2007 da Riccardo Gallottini
Acqua
Il tema dell’acqua è interessante ed è vero come dice Gianni è snobbato.

Il problema però esula dall’acqua in quanto nei Paesi in via di sviluppo il problema è alla fonte.
Quando la Banca Mondiale da sussidi o aiuta i paesi soprattutto africani non capisce che l’uomo va incentivato e non elemosinato.
Il problemi poi è che spesso i governi non sanno come gestire quegli aiuti, pressati in qualche caso da conflitti etnici o da lobby potenti quasi sempre nelle mani di chi gestisce gli aiuti medesimi

Il problema dell’acqua in se, come dici è sicuramente dovuto all’amministrazione a livello locale.Se noi pensiamo alle public utilty,o al modella di società miste, sono gia dei piccoli passi per un’accezione più moderna del bene pubblico.

Se in parole ”povere”, diamo la possiblità ad associazioni di cittadini di gestire assieme ai governi locali i flussi di acqua razionalizziamo le risorse riducendo i costi per via del fatto che le stesse persone che gesticono sono anche quelle che usufruiscono.

L’acqua poi come tutti i beni pubblici soffre del fatto che è a rischio di sovrautilizzo. I rimedi da un punto di vista prettamente economico possono essere di tre tipi: code di attesa, le tariffe, e la cosidetta offerta uniforme. In economia spesso però non si fa i conti con la realtà.

Un modello tariffario in molti Paesi è impensabile, come un sistema di offerta uniforme, in quanto si avrebbe una rincorsa al sovrautilizzo e a un ”mangiarsi” il bene a vicenda. L’unico rimedio per razionalizzare le risorse potrebbero essere le liste di attesa, ma forse per un bene come l’acqua è un rimedio abbastanza primitivo. Che fare quindi? Forse tentare qualcuno di questi esperimenti potrebbe essere comunque un buon inizio.

La migliore governance per un buon sistema di amministrazione di un bene come l’acqua non può che essere l’affidamento pieno ai privati, anche perchè le società miste o le cd. Spa comunali si prestano tutt’ora a troppi giochi di interesse e spesso gli affidamenti diretti sono presi come prassi rispetto alle gare per la scelta del socio privato e pubblico.

Ma ripeto, questo a livello teorico, perchè la realtà dei paesi in via di sviluppo è più complessa che soluzioni economiche e giuridiche a un problema grande come l’acqua.
Spero di essere stato abbastanza chiaro.
Un saluto
17/03/2007 da Gianni s
complimenti
Argomento interessante e importante quindi snobbato

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