Intrigo a Berlino
[06/03/2007 03.20] C’era una volta il grande cinema di genere. C’era una volta il cinema noir. Genere esploso nella Hollywood classica a ridosso degli anni 20, e che faceva del glamour, dell’intrigo ,della passione e del mistero le sue carte vincenti. Senza contare degli immortali protagonisti di quei film: Humphrey Bogart, Cary Grant, Clark Gable, Jean Arthur, o ovviamente le mitiche dark ladies; icone di fascino e mistero con un nome su tutte: Ingrid Bergman. Questo cinema probabilmente è morto tanto tempo fa. Steven Soderbegh regista dell’acclamato “Traffic” non la pensa così. Grazie alla sua casa di produzione, nella primavera scorsa ha iniziato la preproduzione di “Intrigo A Berlino”, progetto tanto affascinante quanto rischioso. Il regista infatti grande appassionato delle pellicole noir, ha infatti dichiarato che il suo film vuole essere un chiaro omaggio, a quei film che lo hanno spinto a diventare un affermato filmaker. Casablanca e Scandalo Internazionale in primis. In effetti sono molte le analogie. Dal punto di vista tecnico l’operazione è perfettamente riuscita. La fotografia (curata dallo stesso Soderbegh, ma accreditato sotto pseudonimo) disegna un bianco e nero memorabile, che fa ritornare in mente i migliori noir, il montaggio e lo stile registico sono una chicca per chi finalmente sognava di rivedere un nuovo noir. I protagonisti sono praticamente perfetti. Tobey Maguire interpreta un giovane soldato americano, riuscendo ad essere credibile, Cate Blanchett disegna una perfetta femme fatale, ma la standing ovation va a George Clooney. Il divo in effetti sembra avere tutte le carte in regola per un ruolo così glamour, senza contare che in quanto a stile e carisma non ha nulla da invidiare al suo quasi omonimo fisico Cary Grant (vedere per credere). La storia: Qui arrivano le note dolenti. Il libro da cui è tratto il film è un avvincente thriller, nella sua versione celluloide è una storia riuscita solo in parte. La sceneggiatura risulta appena mediocre per un progetto così importante, trascinando il film ad un finale-citazione un po’ scontato. Come se Soderbegh & Co. si siano preoccupati troppo della forma senza badare alla sostanza. Il film non ha ricevuto critiche lusinghiere, come era prevedibile , e anche al botteghino la pellicola ha faticato. Questo non è certo un buon segnale. Come anche “Black Dahlia” di Brian De Palma, “Intrigo a Berlino” rischia di far affondare definitivamente il noir, con grande rammarico degli appassionati. Ormai nel cinema moderno, i film di genere non vengono più prodotti, si punta più sulla contaminazione e il pubblico sembra apprezzare. Lasciando però in disparte quel glorioso cinema che si produceva nell’epoca d’oro.
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