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Interviste alla società civile diretta da Andrea Caso |
3 marzo 2007 Praticamente tanta pratica Parlare, scrivere, fotografare, filmare, trasmettere, mettere in contatto, far passare pensieri, idee, opinioni, informazioni... Cosa significa comunicare e quali sono le tecniche da utilizzare? Come si imparano? Studiare teorie elaborate da qualche “bella testa”? Allargare sempre di più i propri orizzonti culturali? Esercitarsi al confronto sociale, alle relazioni interpersonali, al contatto umano e tecnologico? Lavorare “sul campo” mettendo in pratica le nozioni apprese? La materia è sempre più diffusa, importante, dibattuta, internazionale. I modi in cui questa viene affrontata ed insegnata, però, cambiano notevolmente da Paese a Paese, probabilmente in relazione all'importanza che le viene attribuita. Scienze della Comunicazione esiste anche in Spagna, ma l'università è organizzata in maniera differente. Natalia Iváñez e Amparo Pardo ci raccontano il loro “mondo di comunicazione”alla Scuola Politecnica Superiore di Gandia (Valencia) dove si stanno laureando in Comunicazione Audiovisiva, rispettivamente con la specializzazione di “Animazione, direzione artistica ed effetti visivi” e “Cinema, radio e televisione”.
Prima di tutto cosa significa per voi “comunicare”? Natalia: Poter trasmettere quello che sentiamo, almeno per me. Arrivare agli altri; questa è l'arte. Amparo: Comunicare è un modo di trasmettere informazioni, pensieri, storie...Tutto quello che vogliamo sapere o far sapere lo possiamo cercare/trasmettere grazie alla comunicazione.
Come insegnano a comunicare alla vostra università? Natalia: Si può comunicare in molte maniere diverse...Alla nostra Università insegnano a comunicare con tutto, perché “tutto comunica”. Amparo: Alla nostra università la comunicazione è teorica e pratica insieme. Ogni lezione è per metà studio e per metà applicazione. Dalle materie più artistiche, come imparare a fare disegni per le Story Board, a quelle più teoriche come “Teoria della comunicazione e dell'informazione” o “Ricerca qualitativa e quantitativa”.
Ma in cosa consiste la “pratica”? Parlateci un po' dei vostri laboratori e degli esami...Come sono organizzati? Come vi valutano? Natalia: Per far capire meglio racconto come si svolge una giornata di lezione alla nostra Università. La mattina si fa teoria per due ore o due ore e mezzo ( a seconda del tipo di esame e dei crediti). Durante questa lezione ci fanno vedere films o altri documenti relativi a quello che stiamo studiando. Questo per capire come si fanno le cose, come si comunica; per avere sotto gli occhi un “referente”, un esempio...Vediamo molto cinema alla mia università. Il pomeriggio e la sera, poi, c'è il laboratorio (dalle due alle tre ore) grazie al quale applichiamo le cose imparate la mattina. In base alla materia facciamo televisione, radio, multimedia...I lavori sono individuali o di gruppo e ci insegnano a utilizzare i diversi software con cui realizzarli. Le lezioni si dividono in obbligatorie e facoltative. Le prime sono più frequentate; circa ottanta, novanta persone; le seconde di meno per esigenze del corso e per scelta personale (circa trenta persone). Amparo: Facciamo cortometraggio, registrazione, montaggio con il computer, animazione, programmi per la radio, per la televisione...A Dicembre o a Giugno si fa sempre un progetto comune grazie al quale applichiamo le conoscenze apprese. Si lavora molto in gruppo perchè penso sia fondamentale per il nostro futuro lavoro. Per la valutazione dipende dal professore e dalla materia. Normalmente si fa un esame scritto per la parte teorica e poi un lavoro pratico che può consistere in un cortometraggio, un sito web, una lavoro di animazione, un catalogo, un breafing, il disegno di una campagna pubblicitaria, un videogioco, un giornale... Il professore il primo giorno di lezione spiega come si svolgerà l'esame e ci consiglia una bibliografia e una filmografia alle quali far riferimento autonomamente e secondo le nostre curiosità. Il fatto che ci sia libertà nel poter scegliere il percorso formativo che più ci interessa, stimola la nostra voglia di apprendere. Un altro aspetto positivo è che i professori, alla mia università, svolgono un altro lavoro oltre a quello di docente. I loro mestieri sono attinenti alle materie che insegnano e questo ci permette di conoscere l'esperienza di professionisti. Il lavoro che svolgiamo all'università è davvero utile e del tutto simile a quello “vero”. Dopo la teoria andiamo al laboratorio, prendiamo, ad esempio, telecamere e luci e siamo subito operativi. E' entusiasmante.
Quali sono al momento le vostre capacità di comunicazione? Cosa sapete fare? Natalia: Difficile rispondere. Dipende dal percorso che ognuno fa e dall'indirizzo scelto (“Cinema, Radio e Televisione”; “Animazione”; “Disegno Multimediale”; “Direzione artistica”; “Effetti Speciali”...) Quello che sappiamo fare lo scopriamo quando cominciamo a farlo. Sicuramente la mia Università fornisce buone basi per il lavoro futuro. Amparo: Io faccio la specialistica in “Cinema, radio e tv”, ma seguo anche altri corsi per imparare di più... Le nostre capacità sono numerose perchè impariamo davvero tante cose. Dalla redazione di una notizia per il giornale alla sua impaginazione con il software specifico...Sappiamo fare più o meno tutto. Fotografia, giornalismo, radio, tv, disegno, le basi della comunicazione, il diritto, la pubblicità, le relazioni pubbliche, il cinema, il montaggio e l'edizione, la storia dei media, l'animazione grafica, i multimedia, la direzione artistica, la teoria della comunicazione audiovisiva, la narrazione audiovisiva, la tecnologia digitale, la grafica... Difetti della vostra università? Natalia: L'Università Politecnica di Valencia è antica, ma il nostro Campus a Gandia ha solo una decina d'anni. Qui l'ambiente è piacevole, piccolo e familiare, ma mancano tante cose, come, ad esempio, una biblioteca più grande e fornita. Il fatto è che quando qualcosa non va, da noi, lo facciamo subito presente e avanziamo richieste, facciamo proposte...così i problemi si risolvono e tutto funziona meglio. Il segreto è comunicare...da entrambe le parti. Amparo: Io credevo che alla nostra università mancassero diverse cose, ma dopo aver fatto confronti con altre realtà, posso ritenermi soddisfatta. Sicuramente ci sarà di meglio, ma a Valencia si impara davvero tanto e ora ne sono consapevole. Per questo penso che non ci siano grandi difetti, anche se si può sempre migliorare.
La vostra università potrebbe essere una buona meta Erasmus? Natalia: Agli Erasmus piace molto la nostra Università. Forse anche perché si trova sul mare e perché ci sono tantissimi posti in cui festeggiare e divertirsi fino all'alba. Inoltre si possono fare numerose attività in spiaggia... Penso che tutti dovrebbero fare un'esperienza Erasmus. L'ostacolo più grosso sono gli esami, ma da noi si fa molta pratica e questo aiuta. Inoltre per gli esami scritti ci si può accordare tranquillamente con il professore. Amparo: Penso proprio che la nostra Università sia una buona meta Erasmus. Sopratutto per quei ragazzi che, per diversi motivi, non hanno modo di fare molta pratica alla loro facoltà.
Silvia Saccomanno
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