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2 marzo 2007 Il nuovo rientro del “Professeur” Per l'opposizione (la destra italiana), Romano Prodi è soltanto "un cadavere che cammina ancora". Ieri, prima dell’esito del voto, quando il capo del governo doveva finalmente ottenere la fiducia dei senatori e rimanere in carica, la destra berlusconiana garantiva che con una maggioranza di sinistra così eterogenea la sua caduta fosse solo cosa rimandata.
Il 14 febbraio scorso, il “Professore” si era trovato in minoranza sulla politica estera e si era dimesso. Rimesso in sella dopo una mini crisi, l'interessato mostra al contrario una grande serenità affermando da molti giorni che la sua squadra "riparte sulla stessa strada, con la stessa maggioranza, ma con uno spirito diverso". Evidentemente lo spirito dell'aprile 2006, che aveva accompagnato l'unione della sinistra quando aveva vinto le elezioni legislative per soltanto 24.000 voti in più, è sopravvissuto.
Convergenza: Per tentare di salvare il suo governo, Romano Prodi non ha esitato a fare appello al centrista cattolico Marco Follini, ex vicepresidente di Silvio Berlusconi ed eletto nelle file della destra. In occasione del suo discorso mercoledì al senato, il capo del governo ha abbandonato il suo antiberlusconismo frenetico per proporre all'opposizione di riformare la legge elettorale grazie ad un'"ampia convergenza". " Abbiamo visto un Prodi diverso che è uscito dal recinto della maggioranza per rivolgersi all'opposizione ", sottolineava ieri l'editorialista del Sole 24 Ore, mentre Il Corriere della Sera parlava di “metamorfosi” del Professore.
Durante i dieci mesi di governo, il Premier si è impegnato ad organizzare una coalizione composita che va dal centro cattolico alla sinistra estrema (che rappresenta nell'insieme quasi il 10% dei voti degli elettori), sottolineando che i due voti in più di cui dispone al senato sono più che sufficienti per governare. Quest'epoca è chiaramente passata. "Prodi ed i suoi collaboratori avevano esagerato la portata della loro vittoria e non avevano cercato di dialogare con una parte dell'opposizione moderata, che, su alcuni temi, avrebbe potuto portare il loro sostegno al governo. Pensavano in particolare di essere blindati dall'ala sinistra ", analizzava il politologo Gianfranco Pasquino. Prima ancora delle elezioni di aprile, Romano Prodi ha infatti siglato un accordo con i comunisti ortodossi (PRC) di Fausto Bertinotti, non senza ricordare la sua prima esperienza governativa. Nell'ottobre 1998, il capo del PRC aveva ritirato il suo sostegno al governo di centro sinistra, eletto due anni prima, facendo cadere il governo del “Professore” per una solo voto. Per evitare il riprodursi di tale scenario, Romano Prodi ha integrato i ministri comunisti al governo, contrariamente al 1996, e Fausto Bertinotti è stato incaricato della presidenza della camera dei deputati. Per il resto, l'ex presidente della Commissione europea pensava di avere calmato gli ardori dei partiti che compongono la sua maggioranza formando, suo malgrado, un governo di 102 membri ( tra ministri, segretari e sotto segretari), record assoluto in Italia.
Ultima parola: In dieci mesi, il governo è riuscito a fare passare molte riforme importanti ma nella più grande confusione. Il ministro (centro cattolico) della giustizia minacciava ad esempio di far cadere il governo sul progetto di legge “Dico” (Pacs all’italiana) mentre la sinistra radicale alzava il tono sulla politica estera, giudicata troppo pro-americana. Alla resa dei conti, il gabinetto Prodi è crollato nei sondaggi. E la maggioranza non ha tenuto. La settimana scorsa due senatori comunisti hanno esercitato il loro dissenso ed hanno messo in minoranza il governo. "Nella sinistra radicale ci sono sempre degli insoddisfatti mentre i più moderati non hanno cessato di agire per tirare il governo verso il centro destra", giudica Gianfranco Pasquino. Indicato alcune settimane fa da Eugenio Scalfari a diventare un "dittatore democratico" della sua maggioranza, Romano Prodi ha finalmente cercato giovedì scorso di riprendere in mano la situazione, presentando un programma di "dodici priorità" (alcune delle quali non piacciono alla sinistra radicale) ed ha preteso di avere ormai l'ultima parola su tutte le questioni in discussione. "E’ questo oppure me ne vado", ha minacciato prima di piegare i suoi alleati comunisti aggiungendo "voi sapete molto bene che dopo la mia partenza, la sola prospettiva, sono elezioni anticipate" ed il ritorno probabile di Silvio Berlusconi. Il “Professore”, per allentare la pressione della sinistra radicale, ha corteggiato una parte del centro destra. Nelle prossime settimane ci sarà il voto sul rifinanziamento della missione militare in Afganistan che potrebbe causare nuove defezioni, ad esempio quello dei pacifisti della maggioranza, obbligando Romano Prodi a ricevere l'aiuto di una parte dell'opposizione. Prima del voto di fiducia avvenuto ieri in serata al senato, il capo dello Stato Giorgio Napolitano, aveva del resto prevenuto Prodi: "Romano, devi essere a conoscenza che il tuo governo sta giocando la sua ultima carta."
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