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1 marzo 2007
Lettere Da Iwo Jima
Nel 2005 dopo aver trionfato alla premiazione annuale degli oscar, con il film “Million Dollar Baby”, Clint Eastwood disse di voler girare un pezzo di storia americana: il conflitto tra americani e giapponesi durante la seconda guerra mondiale, nell’isola di Iwo Jima.
Quello che però questo illustre personaggio non spiegò subito erano le sue intenzioni.
Clint infatti volle raccontare la battaglia da entrambi i punti di vista: sia dal punto di vista americano, che dal punto di vista giapponese (quindi del nemico).
Oltre ad una sfida davvero affascinante (visto anche la veneranda età di Eastwood), questi due film rappresentano il più chiaro messaggio antimilitaristico degli ultimi anni.
“Flags Of Our Fathers” è uscito nei cinema 4 mesi, riscuotendo poco successo di pubblico, per non parlare delle stroncature che la pellicola ha avuto dalla critica.
La Warner Bros che oltre a produrre(in collaborazione con la Dreaworks) detiene i diritti di distribuzione, ha deciso di far uscire il suo film gemello “Lettere Da Iwo Jima”, prima della fine dell’anno, anticipando l’uscita di tre mesi come previsto.
Questa decisione nasce più che altro per un discorso puramente economico e per sfruttare l’enorme potere di Eastwood e Spielberg(che della pellicola è il produttore per la Dreamworks) in chiave Oscar. Missione compiuta visto che il film ha ricevuto 4 nomination incluso quelle per miglior film e miglior regia.
Guardando il film, in effetti non si può dar torto alla Warner Bros.
Il film oltre a raccontare gli eventi di quella battaglia, si concentra sugli stati d’animo dei soldati nipponici, analizzandoli proprio attraverso le lettere che scrivevano per spedirle alle loro famiglie.
In questo modo il film vuole chiarire che pur essendo visti come “nemici”, da parte americana, i soldati al servizio dell’imperatore altro non erano che semplici uomini proprio come i marines statunitensi. Uomini che erano sì disposti a dare la propria vita per la patria, ma anche uomini che avevano una vita, una casa, una famiglia. Significativa è la scena in cui un marines, catturato dai giapponesi, viene trovato in possesso di una lettera, con destinatario la propria madre.
I film che è parlato completamente in giapponese, senza doppiaggio ma con sottotitoli, si avvale di ottimi contributi artistici.
La fotografia sgranata e povera di colori, il montaggio, e degli effetti sonori da brivido, fanno vivere allo spettatore le sensazioni che vivevano i diretti protagonisti della battaglia.
Le musiche molto semplici, affidate a qualche nota di pianoforte, hanno ricordato molto le musiche di “Million Dollar Baby”; in quel caso lo stesso Clint se ne occupò, in questo caso invece è opera di suo figlio.
Non c’è un vero protagonista del film, ma forse il generale Kuribayashi è quello che spicca di più.
Sarà per l’interpretazione magistrale di Ken Watanabe, o per un personaggio scritto benissimo, ma questo generale resterà negli annali di cinema.
I suoi discorsi pre battaglia, i suoi pensieri, la sua malinconica storia d’amore, e il suo grande senso dell’onore, lo rendono unico.
Ultima considerazione va a Clint Eastwood.
Ormai sta diventando un regista molto bravo, e ultimamente non sta sbagliando un film, in questo caso(aiutato comunque da un ottima squadra, Spielberg in primis) è riuscito a confezionare un film straordinario, un film che rispecchia perfettamente una battaglia storica.
Michele Mori

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