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28 febbraio 2007 Far West in biblioteca C’è un episodio di cronaca inquietante ma di cui giornali e tv hanno colto solo l’aspetto più appariscente senza scendere in profondità. L’episodio è quello del vigilante che, in una biblioteca alla periferia di Milano, ha puntato una pistola alla tempia di un bambino che aveva creato confusione per tutto il pomeriggio disturbando dipendenti e utenti. I media che hanno dato la notizia si sono soffermati sul processo che verrà intentato alla guardia per il reato di minacce gravi aggravate, sulla reazione del bambino che sta avendo incubi in seguito all’episodio. Tutto giusto. Questa è la notizia. Ma ciò che dovrebbe colpire è la necessità di una piccola biblioteca di periferia di dover assumere un vigilante armato per garantire la sicurezza. Ma si può essere tranquilli a studiare in un luogo in cui passeggia tranquillamente una guardia in uniforme con la pistola nella fondina? Fortunatamente la prassi non è affatto comune. Non si vedono vigilanti armati nelle biblioteche comunali e non si notano guardie armate neanche nelle grandi istituzioni bibliotecarie italiane, ad esempio la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, una delle due biblioteche nazionali esistenti in Italia. In queste grandi istituzioni ci sono controlli all’ingresso, non è permesso entrare con borse e zaini ma non c’è l’ingombrante presenza di un uomo in divisa e armato. E non si capisce l’esigenza in una biblioteca comunale di avere questo tipo di “sicurezza”. Una biblioteca non è una banca, non è nemmeno una gioielleria o un tabacchi. La verità è che non c’è bisogno di armi in una biblioteca. Forse nel bronx o in un paese in guerra civile ma certamente no in Italia. In una biblioteca si va per studiare, leggere, parlare, informarsi o fare una ricerca. Non si va per rubare, rapinare, estorcere denaro o sequestrare persone. Se ci sono dei bambini, o dei ragazzi, che fanno confusione si possono richiamare e allontanare, avvisare le famiglie o, in casi estremi, non permettergli di accedere. Si può arrivare a chiamare i vigili urbani o la polizia nel caso di teppisti che danneggiano i locali o il patrimonio dell’ente e che non si riesce ad allontanare con le buone. Ma non si deve minacciare nessuno con la pistola. Neanche con la sola presenza della pistola per intimorire. Neanche se la pistola fosse senza munizioni (ma nel caso di Milano la pistola era perfettamente funzionante e pronta a sparare). Se in un ente pubblico deputato alla cultura c’è un uomo con la pistola significa che è previsto e possibile che la usi, altrimenti non se ne capisce il senso se non come “deterrente” sicuramente eccessivo e, a giudicare dai risultati, inefficace.
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