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22 febbraio 2007 Tutti gli errori di D'Alema. “E’ un peccato: stasera non potrò vedere la Roma in Champions League” così ha commentato il Ministro degli esteri la sconfitta della maggioranza al Senato che ha portato alle dimissioni di Romano Prodi. Ha provato a scherzare nel giorno in cui nessuno degli elettori dell’Unione aveva voglia di ridere delle sue saccenti battute. La storia politica di Massimo D’Alema è attraversata da un paradosso: tutti, a destra e a sinistra, lo considerano uno dei più raffinati, intelligenti e cinici uomini politici ma gli errori da lui commessi negli ultimi anni sono veramente giganteschi. Vediamoli. Partiamo da quello che in pochi conoscono e nessuno gli rinfaccia: l’aver preso una tangente (lui sostiene un finanziamento illecito) di 20 milioni nel 1985 da Francesco Cavallari, re delle cliniche baresi. Al tempo D’Alema era segretario del Pci in Puglia e consigliere regionale, ammise di aver preso il finanziamento ma il reato era già caduto in prescrizione, l’anno era il 1995. Poca cosa, direte voi. Ma sapete chi era Francesco Cavallari? Secondo la procura antimafia di Bari, Cavallari faceva parte di un’associazione di tipo mafioso e agiva, con la violenza, per neutralizzare le iniziative sindacali. D’Alema prendeva finanziamenti e probabilmente prometteva in cambio un ammorbidimento della CGIL nelle cliniche gestite da Cavallari (lui nega recisamente di aver dato qualsiasi cosa a Cavallari in cambio dei soldi). Un altro grande scivolone del nostro ex Ministro degli esteri avvenne nel 1996. L’Ulivo aveva vinto le elezioni, Berlusconi era nell’angolo, la Lega non faceva più parte del Polo delle libertà e in molti nel centrodestra volevano un cambiamento di leadership. Il nostro fine stratega ebbe una geniale intuizione: la Bicamerale. La Commissione Bicamerale non fece nessuna delle riforme per le quali era nata ma ebbe due effetti: impose D’Alema come Presidente e grande orchestratore e rilanciò Silvio Berlusconi come leader del centrodestra. Berlusconi stravincerà poi le elezioni del 2001 governando per cinque anni. L’altro clamoroso errore tattico che tutti ricordano di D’Alema è molto simile alla sua ultima defaillance. Caduto Prodi (in molti sostengono che fu lo stesso baffino a tramare per affondarlo) Massimo D’Alema diventò Presidente del Consiglio. Alle elezioni regionali del 2000 spocchiosamente annunciò che qualora il centro – sinistra non avesse vinto si sarebbe dimesso: il centro - sinistra fu sconfitto e D’Alema si dimise. Arriviamo all’attualità. Mercoledì 21 febbraio sul “Corriere della Sera” appare un’intervista nella quale il Ministro degli esteri afferma che se non riceverà la maggioranza al Senato “andremo tutti a casa” caricando di significati politici una votazione già di per sé importante. Anche Romano Prodi ha riconosciuto che le frasi di D’Alema hanno reso impossibile qualsiasi soluzione che non passasse attraverso le dimissioni formali del governo. Quindi, inutile girarci intorno, Massimo D’Alema ha commesso un altro clamoroso autogol. Comincia ad essere chiaro il perché da destra arrivino, nei confronti del leader Maximo, così tanti attestati di stima… Anche il giorno dopo l’amara sconfitta di D’Alema e del governo sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, Ernesto Galli della Loggia, uno degli intellettuali più illustri vicini al centro – destra, ha espresso tutta la sua stima e il suo apprezzamento per il Presidente dei DS affermando che: “Massimo D'Alema ha mostrato la stoffa politica che anche gli avversari gli riconoscono” e tessendone le lodi quale grande “uomo di Stato”. Non bisogna però cadere nell’errore opposto e speculare. Credere cioè che D’Alema sia uno stupido o uno sprovveduto. Tutt’altro, Massimo D’Alema è un uomo politico intelligente e astuto ma che ha commesso dei gravi errori spesso perché troppo supponente e sicuro di sé. La politica estera svolta in questi mesi è un esempio di equilibrio e pragmatismo rovinato però dalla troppa sicurezza con la quale D’Alema ha riempito di significati impropri il voto al Senato. Ciò non vuol affatto dire che la maggioranza sia caduta per colpa di D’Alema, la maggioranza non c’è più per le sue strutturali deficienze e per una “porcata” venuta bene di Calderoli.
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