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20 febbraio 2007 INLAND EMPIRE Inland Empire è un quartiere di Los Angeles, vicino Hollywood, la fabbrica dei sogni. Ma INLAND EMPIRE (tutto maiuscolo proprio come vuole il suo creatore) è anche il più enigmatico,onirico,confusionario,affascinante prodotto del cinema che sia mai stato creato. David Lynch che spesso ci ha abituato a film molto complessi e privi(in teoria) di un rigore logico, questa volta supera se stesso. Molte persone in occasione del festival di Cannes 2001, furono affascinate e al tempo stesso confuse dopo aver visto Mhulloland Drive, ultima fatica di Lynch. Il film venne sostanzialmente giudicato come un puzzle dai mille pezzi, tutti ovviamente da ricercare e ricomporre. INLAND EMPIRE è oltre. Il film è prima di tutto una sfida. La durata del film si aggira sulle tre ore. Chi conosce Lynch sa benissimo che la prolissità e il ritmo lento ma non banale, sono i suoi marchi di fabbrica, ma questa volta con un film di tre ore ha sfidato anche i suoi fan più accaniti. Ma il film è anche mistero. Mistero perché Lynch stesso ha usato per promuovere il suo film questa semplice dichiarazione: “Il film parla di una donna nei guai e di un mistero da risolvere”. In un cinema dove il 75% delle persone,sanno già tutto del film prima ancora di comprare il biglietto di ingresso, un marketing del genere, può essere sicuramente un po’ controproducente, ma è anche un idea intrigante per un film già di per se strano. La storia del film è praticamente impossibile da spiegare, volendo la si potrebbe spiegare solo a grandi linee. Un’ attrice sulla quarantina accetta di interpretare il remake di un vecchio film, senza sapere che lo stesso film non fu mai terminato per un brutale omicidio avvenuto nel set. Jeremy Irons, Harry Dean Stanton,Justin Theroux, sono gli interpreti feticcio di Lynch che rendono memorabili i loro personaggi. Laura Dern la protagonista indiscussa del film offre una prova immensa. Se del suo fascino non si avevano dubbi, il suo talento è esploso come una bomba. Raramente si era vista un’interpretazione di tale energia, ed espressività candidandosi a mio modesto parere come attrice dell’anno. Il film è un concentrato straordinario di immagini, suoni, colori, idee registiche prive di ogni logica(in teoria!), una storia che va interpretata da ognuno di noi, senza provare a capirla. Questo è il punto di forza del film, ma anche del cinema in generale di Lynch. Un film in cui la storia non è lineare, e in cui la narrazione del film è enigmatica, lo spettatore è portato a crearsi una sua storia, procedendo solo per sensazioni. In un cinema in cui tutto o quasi procede secondo canoni rodati, trovare un film che li ribalta inventando perché no, un nuovo tipo di cinema, è sicuramente un bene. C’e chi ha detto che questo film verrà probabilmente giudicato un capolavoro tra dieci anni. Forse il film è troppo avanti per quest’epoca. Come se Lynch da sempre appassionato di fantascienza, abbia voluto anticipare il futuro. Oppure abbia semplicemente voluto raccontare una storia fuori dal comune. L’importanza che un film ha in ognuno di noi la si avverte uscendo dalla sala del cinema. Uscendo da INLAND EMPIRE, ti ritrovi devastato, esausto, ma affascinato e turbato di quel cinema che non esiste e forse non esisterà mai se non grazie a David Lynch.
Michele Mori
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