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Gastone15 febbraio 2007
Gastone: il fascino di autoammaliarsi
L'atrio illuminato, la “maschera” che strappa i biglietti, le scale e il palchetto. Poi le luci si spengono.
Il profumo e il brusio della platea si dissolvono nell'aria quando improvvisamente appare qualcuno. Frac, cilindro e guanti bianchi; “Gastone”, la più grande "invenzione" di Petrolini, torna a calcare le scene al teatro Lauro Rossi di Macerata.
Questa volta, dopo mattatori del calibro di Fiorenzo Fiorentini e Gigi Proietti, dietro il “cerone” e la regia, c'è Massimo Venturiello, attore comico e drammatico; attore di teatro, televisione e cinema; attore sempre ugualmente bravo.
Al suo fianco la cantante e attrice Tosca nei panni di Lucia, soubrette scoperta dal suo Pigmalione-Gastone, che la trasforma da ingenua e sognante popolana, nella grande soubrette di belle speranze dal nome esotico  Lucienne d’Antibes.
Il personaggio di Gastone è stato inventato dal grande Ettore Petrolini (1886-1936), autore e attore, considerato il massimo esponente di quelle forme di spettacolo quali il teatro di varietà o l’avanspettacolo. Petrolini inizia la sua carriera nei primi del Novecento, nei cafè chantant di Roma. Studia le tecniche dei comici napoletani e porta in scena la sua verve farsesca riuscendo ad accattivarsi il pubblico e a diventare nel giro di pochi anni una star internazionale, lavorando sia in Europa (Milano, Parigi, Londra) che nel Sud America.
Celebre per la sua comicità beffarda e imprevedibile Ettore Petrolini creò numerose maschere satiriche - a pieno titolo parte della tradizione teatrale italiana - traendo ispirazione dalla storia, dal mito, dal costume, e facendo rivivere lo spirito della vecchia commedia dell'arte.
“Gastone” - scritto nel 1921 - è uno dei personaggi più riusciti e complessi; brillante, pieno di sfumature, esplosivo e al tempo stesso amaro.
Ci vuole grande esperienza nell'interpretare un ruolo simile e in questo Venturiello non delude.
Con gran presenza scenica e una buona regia fotografa un mondo d’artisti d’altri tempi, così lontano, ma al tempo stesso così vicino a quello smaliziato e cinico dei nostri giorni; un mondo fatto di “varietà”, di artisti che indossavano abiti tutti lustrini e paillettes  e si davano al pubblico sperando in un successo che li togliesse dalla miseria; un mondo fatto di pochi soldi e molte speranze, fatto di furbizie per saldare il conto del bar e della pensione.
“...Un’epoca in cui iniziavano a farsi sentire i germi di quella grave malattia, che ha segnato la vittoria dell’apparenza sulla sostanza, dell’immagine sul talento vero” dice l'attore-regista e continua: “Gastone è un attore del varietà e, almeno nelle sue speranze, è un primo attore (spiantato) del nascente cinema, che monta e smonta compagnie, vantando ‘piazze’ e credibilità che in fondo non ha. Eppure il suo narcisismo sfrenato e la sua auto esaltazione, uniti a un sarcasmo talvolta feroce e cinico, danno a questo personaggio un fascino irresistibile”.
Lo incontriamo nel momento in cui crede di essere giunto a una svolta importante: ha appena conosciuto una ragazza del popolo, Lucia, grande talento vocale, ambiziosa e sognatrice.
Forte della sua scoperta, cerca di convincere un impresario a produrgli uno spettacolo, con la sua sgangherata compagnia di ballerine e fantasisti: gente che alza la voce, litiga e porta in scena belle gambe, canzoni allegre, maghi improbabili e battutacce spinte. Nonostante il contorno rumoroso, Gastone non dovrà faticare perché l’impresario, rapito dalla straordinaria voce della ragazza, si lanci a capofitto in questa avventura, che li condurrà al debutto, ma non a Roma o a Milano bensì in un piccolo teatro di Bitonto (paradossale ma vero, proprio il teatro Umberto I di Bitonto -chiamato Tommaso Traetta- perché l’autore Nicola Fano, che ha operato l’adattamento teatrale, è originario della zona). Dopo il grande successo dello spettacolo, Lucia, accecata dalle promesse e dalle lusinghe dell’impresario, lascerà Gastone senza scrupoli.
La speranza di trionfo per il pigmalione diventa solo un miraggio, ma lui con gli occhi languidi e truccati continua, come sempre, ad ammaliare ed autoammaliarsi.
Silvia Saccomanno

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