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12 febbraio 2007 Realitrash Sgombriamo il campo da alcune ambiguità. Quale funzione deve svolgere la televisione? Questa non è una domanda, questa è la domanda. Dalla risposta che ognuno di voi dà ne discende un ruolo e una visione differente del caro elettrodomestico: se infatti pensate che la televisione debba soltanto divertire e svagare allora giudicherete bonariamente molti programmi di scarsa qualità, se invece pensate che debba avere un ruolo pedagogico allora sarete severi censori rispetto a molta programmazione volgare e scontata. Chi ritiene che la tv abbia il compito solo di divertire probabilmente non sarà interessato al giudizio del neurologo Rosario Sorrentino, membro dell’Accademia Americana di Neurologia, il quale sostiene che i reality show tendono a ridurre l’autostima dei giovani e a causare un senso di insicurezza, improvvisi cambiamenti di umore e disturbi alimentari. Ma al di là di quello che pensa ognuno di noi è fondamentale il ruolo che la televisione ricopre realmente nella società attuale: un ruolo sicuramente pedagogico. Infatti mentre molti adulti guardano la tv per divertimento, la maggior parte dei bambini la guarda perché cerca di capire il mondo. La famiglia delega ad altri soggetti l’educazione dei figli, tra questi la tv svolge un ruolo primario sia quantitativamente, come numero di ore che i bambini ci passano davanti, che qualitativamente, a causa della forte legittimazione sociale del mezzo. Quindi la tv è uno strumento pedagogico, che lo vogliamo o no e anche indipendentemente dal fatto che la tv stessa voglia o meno essere uno strumento pedagogico. Un’altra domanda preliminare da porsi è questa: credete veramente che i reality siano sinceri e che non ci sia una sceneggiatura, un copione che i protagonisti devono seguire? La maggior parte degli italiani che seguono cattiva maestra televisione, circa il 50% degli italiani, crede che i reality nascano senza il peccato originale del copione precostituito. Questo è molto importante. L’elemento centrale che infatti distingue il reality è il fatto che quello che succede non è (o almeno non dovrebbe essere) previsto da nessun copione ma i protagonisti vivono come nella vita reale. Fino a quando le persone continueranno a credere all’onestà di fondo dei reality, il genere avrà un futuro. C’è stato negli ultimi tempi un disamoramento del pubblico verso alcuni programmi di questa categoria (“Wild West” e “Reality circus”, ad esempio) ma ciò è stato determinato sia dalla massiccia offerta di programmi di questo tipo che produce assuefazione, sia da una lieve diminuzione di spettatori che ha attraversato tutta la tv generalista (a vantaggio di Sky) sia dal fallimento specifico di questi programmi (“La pupa e il secchione” invece è stato un grande successo). Dei molti reality che abbiamo in Italia i più conosciuti sono dei format comprati dall’estero: “Grande Fratello” in Olanda, “L’isola dei famosi” negli Stati Uniti, “Amici” nel Regno Unito. Fra i pochi reality che abbiamo inventato in Italia ce ne sono due che ben rappresentano le passioni e gli amori profondi dell’italiano medio. Il primo è “Campioni, il sogno” ambientato in una squadra di calcio di giocatori semiprofessionisti aspiranti famosi; Winston Churchill diceva infatti: “Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e perdono le partite di calcio come se fossero guerre”. L’altro reality che abbiamo inventato si chiama ”Sexy Boxy”, è trasmesso da Odeon e vede delle giovani ragazze seminude combattere tra di loro; parte predominate del reality è il dopo combattimento quando le ragazze fanno la doccia. Questa seconda passione dell’italico volgo è illustrata da un bel libro di Moravia “L’uomo che guarda”. Ma sarebbe un errore clamoroso e una miopia incredibile ritenere che il male della televisione sia solo il reality e che tolto il reality si è eliminato il trash dalla tv. Non è così. I palinsesti delle reti Rai e Mediaset sono infarciti di programmi che rientrano pienamente nella definizione di trash. Se il reality fosse associabile ad una sola categoria sarebbe più semplice da combattere mentre la spazzatura è presente nei programmi d’intrattenimento, nei talk show e anche nei telegiornali. Concludo questa breve analisi del mondo dei reality con una citazione di Karl Popper nel quale viene spiegato il ruolo che la televisione ha e quello che potrebbe avere: “la televisione, potenzialmente certo, così come è una tremenda forza per il male potrebbe essere una tremenda forza per il bene. Potrebbe, ma è assai improbabile che questo accada. La ragione è che il compito di diventare una forza culturale per il bene è terribilmente difficile. Per dire la cosa nel modo più semplice, non abbiamo gente che possa realizzare, per più o meno venti ore al giorno, materia buona, programmi di valore. E’ molto più facile trovare gente che produca per venti ore al giorno materia media e cattiva”.
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