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12 febbraio 2007 Giornalisti operai e notizie al chilo Difficile la professione del giornalista. Difficile, anche, capirne i limiti, le richieste, le possibilità. Fino a che punto può spingersi la libertà di chi fa informazione? E che tipo di informazione circola realmente? Sicuramente la comunicazione deve diventare contro-informazione in un sistema che chiude le bocche e porta ad un'inevitabile omologazione culturale e politica. Non si può far finta di niente; bisogna sottolineare questa emergenza. Bisogna riprendere le fila di un processo di informazione libera. “Informazione libera”; espressione che non si sente più pronunciare ad alta voce. Nessuno sembra più avere il coraggio o la forza per alzarsi in piedi e dichiarare la propria indignazione. Così mentre il sindaco di Roma Walter Veltroni parla di “Riprendersi in mano la realtà” e il giornalista Marco Travaglio vede “scomparire le notizie”, le persone preferiscono chiudersi in casa e “mugugnare”. Così le cose non cambieranno mai. Il problema che affligge l'informazione oggi è la crescente solitudine del cittadino e del giornalista che vuole fare seriamente il suo lavoro. La società sembra aver abbandonato l'amore per la verità e la ricerca della giustizia per inseguire valori discutibili. Basti pensare che la corrispondenze amorosa tra un politico e la moglie riesce ad offuscare l'arresto di 52 persone coinvolte per mafia e l'identikit dell'erede di Provenzano. Non c'è da stupirsi; del resto bisogna seguire la moda e ciò che fa notizia. Ciò che fa notizia, ecco. Ma cos'è che fa notizia oggi? Le Marche,ad esempio, sono la Regione dimenticata. Né ricca, né povera, né Nord, né Sud; e allora che c'è da raccontare? Perché comprare un giornale di sinistra se non c'è più Berlusconi da “deridere”? Non ci si informa più per amore di conoscenza e si aspettano sempre tempi peggiori per reagire. Il fatto è che non funziona niente come dovrebbe. L'Ordine dei giornalisti e il Corecom, ad esempio, non proteggono realmente il giornalista e il cittadino. Si scava nel torbido quando una minorenne compie prodezze amorose che le rovinano la vita e poi si accantonano pala e piccone davanti ad accadimenti più gravi. E non è un fatto di politica. Chiunque abbia in mano il potere non ha poi le capacità per risollevare l'informazione italiana perché di base non c'è più una concezione di “informazione”. Da una parte “Il Grande Fratello” e dall'altra “L'Isola dei famosi”. Non c'è scampo. E allora non ci si può stupire se il giornalista oggi venga trattato come un commerciante o un operaio. Con tutto il rispetto per queste professioni, non si può considerare la “notizia” come una merce da vendere al chilo; magari paghi uno e prendi due. Si arriverà a vendere prosciutti insieme ai giornali e allora davvero bisognerà chiedersi se sia più scadente il salume o la carta stampata. Allo stesso modo i giornalisti non sono propriamente ingranaggi sostituibili di una grande macchina produttiva. La mano che scrive un articolo presumibilmente è collegata ad un cervello pensante e non può ritenersi indifferente se a portare avanti un giornale sia un professionista o un apprendista sottopagato. Niente da fare. La logica è un altra. La logica è quella del profitto e mentre gli editori macinano utili i giornalisti sono ostaggi e insieme complici di un sistema che non riconosce più il valore dell'informazione.
Silvia Saccomanno
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