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Stop alle mutilazioni sessuali8 febbraio 2007
Escissione, mutilazioni sessuali: 130 milioni di donne ne sono vittime.
Le mutilazioni genitali femminili riguardano oggi 130 milioni di bambine, ragazze e giovani donne in tutto il mondo. Secondo l'UNICEF, più di due milioni ne sarebbero minacciate ogni anno. Principalmente nell’ Africa dell'Est e dell'Ovest e nel Sud-est asiatico. Per favorire la sensibilizzazione dei paesi interessati e donatori, l'ONU ha decretato il 6 febbraio come "Giornata Internazionale di Lotta contro le Mutilazioni Genitali Femminili".

Le ragioni invocate per perpetuare l'escissione sono molteplici, ma non religiose. Nessun testo sacro prescrive questo rito. È dunque tradizione, pura e semplice... E sconvolgente: oltre a dolori insostenibili, le vittime rischiano emorragie che possono provocarne la morte, infezioni urinarie e genitali, cisti, complicazioni ginecologiche sia nella vita quotidiana sia al momento dei rapporti sessuali o ancora durante la gravidanza e durante il parto, la trasmissione dell'AIDS (una stessa lama viene utilizzata spesso molte volte)...Anche dal punto di vista psicologico le mutilazioni possono causare disordini del comportamento, traumi e una perdita di fiducia nelle persone care, nei familiari, preoccupazione e angoscia...

Si valutano a decine di milioni le donne che soffrono a livello urinario e vaginale come conseguenza delle mutilazioni e sono una delle due cause principali delle gravidanze precoci. “All'ospedale di Bamako, c'è un servizio specializzato per accogliere queste donne che sono respinte dalle loro famiglie e dai loro villaggi", ha dichiarato Diallo Djénéba Diakité, deputato dell'Assemblea Nazionale del Mali. "Vogliamo un impegno politico per arrivare a legiferare sull'abolizione dell'escissione ma non è cosa facile. Occorre fare un grande lavoro d'informazione per convincere. In realtà dobbiamo far fronte ad organizzazioni tradizionaliste, spesso islamiche, la cui maggioranza si oppone all'abolizione, ritenendo la pratica un rito religioso essenziale. Tuttavia tali pratiche non trovano nessuna giustificazione nella religione islamica. Ci stiamo battendo, ed un giorno raggiungeremo il nostro obiettivo. C'è una piccola evoluzione nel buon senso, soprattutto nelle famiglie in cui non ci sono pressioni sociali, dove la coppia è istruita e non abita con i genitori ", fa osservare il deputato.

Molti governi africani hanno iniziato a pronunciarsi contro questa pratica, ma finora solo il Ghana ha adottato una legislazione specifica. In Burkina, le campagne condotte dal 1990 tramite il Comitato nazionale contro l'escissione si sono intensificate in questi ultimi tre anni grazie ad un sostegno aumentato da parte del governo. I responsabili dell’eventuale decesso in seguito all’intervento sono diventati perseguibili dinanzi alle giurisdizioni penali. Campagne di sensibilizzazione sono state lanciate. Ma tutti sono ancora profondamente ancorati alle tradizioni, che comporta ogni anno migliaia di decessi prematuri. "Uno dei mezzi per progredire, testimonia Maïga Sidibe, presidente dell'Associazione del Mali per il Seguito e l'Osservazione delle Pratiche Tradizionali (AMSOPT), consiste nell’agire sui legami tra la salute ed i rischi che pesano sulle donne nel corso della loro vita."

In Burkina-Faso gli Imam musulmani rifiutano generalmente di prendere posizione, anche se riconoscono in privato che nulla nel Corano giustifica questa pratica barbara. Dopo aver accordato interviste sull'argomento alla televisione del Burkina Faso, Imam, predicatori ed insegnanti musulmani di cinque province sono stati recentemente minacciati in occasione del loro ritorno a casa. A un capo religioso è anche stato vietato di predicare a Uagadugu (capitale del Burkina Faso). Sulle vetture della compagnia Sogebaf, che fanno il tragitto tra Uagadugu e Bobo-Dioulasso, i passeggeri ascoltano religiosamente i predicatori musulmani alla radio. Quest’ultimi esortano i fedeli a purificarsi e dunque a essere circoncisi prima di andare alla Mecca. In Arabo, come in Moreè (dialetto del Burkina-Faso), la stessa parola designa la circoncisione e l'escissione. "Molti musulmani pensano che la norma si applichi anche alle ragazze, ha detto Isabelle Millogo." mutilano le loro piccole figlie perché possano un giorno andare alla Mecca."

La cooperazione belga ha iscritto la lotta contro le violenze fatte alle donne, in particolare l'escissione, fra le proprie priorità. La legge belga condanna queste mutilazioni. Coloro che le praticano, le facilitano o le favoriscono rischiano dai 3 ai 5 anni di prigione. Ed il segreto professionale riguardante i professionisti interessati da casi di MGF (mutilazioni genitali femminili), come i medici, è stato tolto. " Gli stati generali della famiglia hanno recentemente raccomandato di lottare maggiormente contro le MGF "spiega Gisèle Mandaila (MR), segretario di Stato belga, deputato alla famiglia ed alle persone minorate.
Nel quadro dell'anno europeo per la parità di opportunità tra uomini e donne, un gruppo di lavoro si sta impegnando in un piano d'azione nazionale in materia di lotta contro le mutilazioni genitali. "studiamo i mezzi per rafforzare l'informazione del personale d'accoglienza dei candidati all'asilo, dei poliziotti, dei medici, degli insegnanti e degli addetti ai centri psico –medico -sociali", prosegue Mandaila. "non riesco a capire come, mentre sappiamo che ragazze mutilate vivono in Belgio e che altre rischiano di esserlo, nessun'azione penale sia stata ancora avviata nel nostro paese". I lavori del gruppo dovrebbero chiudersi in marzo.

I partecipanti alla conferenza dell'ONU sulla popolazione mondiale al Cairo nel 1994 furono sconvolti. La proiezione di una pellicola che rivela le "operazioni" d'escissione e di infibulazione praticate su una ragazza egiziana che urla di dolore mentre viene trattenuta con la forza da donne che potevano essere sua madre e le sue zie, ha sollevato proteste. Per alcuni, d'indignazione legittima di fronte a questi due minuti di immagini brutali e sanguinarie, per altri, di contestazione per aver messo in atto una fra le tradizioni più vecchie e più oscure. Dopo la conferenza del Cairo ed in seguito alla contestazione delle donne, l'anno successivo, la protesta viene dimenticata e le pratiche mutilatrici sulle ragazze e sulle adolescenti continuano le loro devastazioni. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), invece di diminuire, il numero delle MGF aumenterebbe di circa più di due milioni all'anno e colpisce ogni giorno 6.000 nuove fanciulle, di cui 75% in Egitto, in Etiopia, in Kenya, in Nigeria, in Somalia e in Sudan. A Gibuti ed in Somalia, il 98% delle ragazze è mutilato. In Costa d’Avorio, la pratica colpisce circa il 40% delle donne; è nel nord e nell’ovest del paese che la pratica è più ricorrente.

A Parigi, in un recente un congresso d'informazione e di sensibilizzazione all'Accademia Nazionale di Medicina, l'Organizzazione Equilibri e Popolazioni, in partenariato con i Gruppi di Donne per l'Abolizione delle Mutilazioni Sessuali (GAMS), ha voluto informare e sensibilizzare l'opinione pubblica sull'ampiezza di questa tragedia, perpetuata non soltanto nei paesi d'origine. In Francia, 30.000 donne e ragazze ne sarebbero interessate. La Francia è tuttavia l’unico paese occidentale ad avere intentato processi per condannare queste pratiche. Dal 1979, ce ne sono stati più di 20 nei confronti di genitori i cui figli sono morti sul territorio dell'esagono in seguito a mutilazioni genitali, ma anche nei confronti di “exciseuses”.

Sempre più numerose sono le donne che hanno deciso di fare intendere la loro voce nella lotta contro la piaga dell'escissione.

Il grande numero di vittime di questa pratica sfida le coscienze e pretende che l'escissione venga considerata dalla legge e dalla morale una violazione grave dei diritti della donna e delle ragazze.

Ripeto, dopo Kant, che un giudizio morale vale soltanto se è applicato a tutti ed in qualsiasi circostanza. Tale universalità è possibile tuttavia quando il giudizio riguarda pratiche consuetudinarie, particolari per definizione?

Lancio un appello ai capi comunitari e religiosi, alle famiglie, ai genitori, alle organizzazioni della società civile dei paesi interessati ed a tutti i loro partner per dire "NO” all'escissione.

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