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7 febbraio 2007 L'umanità ha un senso? Allo Stato non interessa Joaquin Navarro Valls interviene sulle colonne di Repubblica e torna a parlare dei rapporti tra Stato e Chiesa, dopo un analogo articolo per il Corriere della Sera. Le sue considerazioni, in vista della recente visita del Capo dello Stato al Pontefice meritano un commento particolare. "La libertà implica sempre un orientamento attivo dell'individuo nella direzione di un obbiettivo comune che deve costituire l'approdo e la direzione verso cui procede tutta l'umanità", spiega Navarro Valls. Egli vuole così argomentare la necessità di un limite alle libertà umane, che non devono essere per così dire "sperperate" ma devono dirigersi verso un "criterio oggettivo di giustizia". A tal proposito l'ex direttore della Sala Stampa della Santa Sede cita il liberale americano John Rawls. Navarro Valls, che ha grandissime doti giornalistiche e grande conoscenza in materia di fede, mischia però (volutamente?) le carte in tavola. Quando egli parla della "giustizia oggettiva" egli effettua un implicito passaggio di natura teleologica, cioè finalistica. Vuole così convincere che la giustizia oggettiva, senza la quale una società non è equa e vivibile, passa necessariamente per i fini dell'umanità. Questo passaggio forzato è ovviamente l'anticamera per la "ricerca della Verità", in tal caso cristiana. In realtà il finalismo dell'esperienza umana è un carattere assolutamente indimostrato, ed è inaccettabile darlo per scontato, perché così facendo ogni potere crea la propria ragione di esistere in base ad un presunto scopo dell'umanità. Ben venga che i Cristiani credano nella necessità di portare il regno di Dio in terra, ma questo non può e non deve diventare prassi di uno Stato, la cui giustizia oggettiva si deve misurare nel trattamento della realtà pubblica. Per portare il discorso "un pochino più a terra" si può far riferimento alla così tanto discussa legge sui Pacs. Si dà per appurato che lo scopo dell'umanità sia progredire e rigenerarsi all'infinito, e che le unioni degli omosessuali portino ad una degenerazione in tal senso. L'umanità dovrebbe conservarsi finché Dio, con un appuntamento a scadenza fissa, deciderebbe di dare avvio al Giudizio Universale. La fine del creazionismo, però dà delle risposte negative a questo aspetto: le razze sviluppano, progrediscono e vengono selezionate, potendo anche scomparire. Pertanto è assolutamente necessario non costruire le leggi dello stato sulla metafisica, né tanto meno sulla teleologia, e deve essere altrettanto chiaro che questo non pregiudica assolutamente l'andamento di ogni equità sociale. L'errore in questione non è solo tipico della cultura cattolica, ma anche di quella comunista, dove il finalismo teista è sostituito dallo storicismo marxista. Una visione palesemente sbagliata e dannosa, per ogni tipo di Stato.
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