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2 febbraio 2007 Il disegno dell'asilo
Un pupetto un po' più grosso e una pupetta con la gonna che si tengono per mano. Vicini, spesso in mezzo, pupetti piccolini. Tutti ovviamente sorridenti e circondati da cuoriccini lampeggianti. Ecco, se chiudiamo gli occhi, questa è l'immagine che ci viene in mente quando pensiamo alla famiglia; famiglia che ci facevano rappresentare all'asilo per farci esprimere in modo artistico e, più subdolamente, per capire le nostre turbe psichiche, le mancanze, gli eventuali problemi che affliggevano la nostra vita a casa. Oggi il concetto di famiglia è cambiato o forse è solo venuto alla luce con tutte le sue contraddizioni interne e le sfumature così difficili da inquadrare e regolamentare. Nessuno, oggi, sa dire con precisione cosa si intenda per “famiglia”. L'unione consacrata davanti a Dio? Semplicemente due persone che si amano e rispettano? Tanti pargoli che saltellano davanti al camino acceso? Un buon inizio potrebbe essere quello di riproporre il famoso disegno dell'asilo ai tanti politici che parlano e sparlano della questione, puntano il dito, danno consigli, impartiscono pillole di saggezza morale e giudicano le scelte altrui. Al centro della questione: il matrimonio. Matrimonio inteso come vincolo sacro, unico garante della legittimità, moralità e felicità di una famiglia. Così, ad esempio, il dipinto di Mastella e dei suoi nuovi compagni di fede sarebbe proprio tradizionale, commovente quasi. Si, ma quello ipotetico, immaginario. Se poi dovessimo chiedere, magari a Casini, di farci uno schizzo sulla realtà della sua purissima famiglia, il quadro si allargherebbe un po'. No, non avete capito; non ha tanti figli, un cane e l'anziana mamma con sé. Semplicemente da bravo difensore della famiglia cristiana è divorziato e, con la giovanissima compagna attuale, ha regalato nuovi fratellini ai bambini avuti nel precedente matrimonio. Potrebbe essere una pecorella nera nel gruppo di anime candide? Potrebbe. Passiamo oltre allora. Passiamo a Berlusconi. Tanti figli affettuosi e una bella moglie composta e sorridente. Questa l'immagine riproposta da varie angolazioni nelle innumerevoli foto d'autore. Peccato solo per il secondo matrimonio di cui si è reso colpevole; peccato solo che ci sia un'intesa così vera, un'unione così invidiabile con l'attuale consorte, che la poverina sia costretta a lavare i panni sporchi in pubblico. Del resto come darle torto; la dignità femminile va difesa da tanta brutalità maschile. E poi si sa, la stampa ci va a nozze, tanto per restare in tema. Quante coincidenze però. Questi disegni dell'asilo iniziano stranamente a deformarsi; ormai sono solo grottesche caricature. E pensare che di base c'era il matrimonio. Dovremmo pensare che non sia garanzia sufficiente per la felicità? Ragioniamo ora su un altro concetto connesso e molto dibattuto. I pacs. Con questo nome così irritante e oscuro. Legalizzare le coppie di omosessuali; questa l'opinione comune. Sbagliato. Queste quattro lettere servono a ricordare che esistono tantissime persone, soprattutto eterosessuali, che pur amandosi non sono sposate e convivono semplicemente. La posizione della Chiesa su questo argomento è inequivocabile e non le si può dare torto. Del resto un organismo così mastodontico non può e nemmeno vuole adattarsi alla situazione attuale. Verrebbero a mancare punti di riferimento e paradigmi. Perfetto. La Chiesa può esprimere il proprio parere e può riservarsi il diritto di non approvare. Sostenere la famiglia fondata sul matrimonio e atta a procreare è giusto, ma questo non significa calpestare tutte le altre realtà. Quante situazioni eterogenee esistono? Come si fa a giudicare, a puntare il dito mantenendo come unico presupposto un pezzo di carta firmata? E che valore si vuole riservare a questo legame davanti a Dio, se tutti i giorni, tra Beautiful e vita reale, abbiamo sotto gli occhi esempi di persone ipocrite? Gridare ai quattro venti l'importanza della tradizione cristiana, sposarsi e poi, magari, tradire il marito, picchiare la moglie, essere cattivi esempi per i figli. Essere divorziati e parlare di integrità mentre si va a fare la comunione in Chiesa. Tutto questo non ha senso. Il matrimonio completa l'unione, ma deve essere una scelta e, comunque, non "fa la famiglia". La famiglia è altro; è amore, rispetto, stima, fiducia, solidarietà, condivisione. Capita così di rivolgere gli occhi all'ultima panca della Chiesa e di vedere tre persone. Lui, lei e un pancione in silenziosa attesa. Non sono sposati, ma vivono insieme e pregano meglio di tanti altri. Due brave persone. Il problema è che per ora lavora solo lui. Dopo la Messa torneranno a casa felici, soddisfatti di se stessi. Lei, in cuor suo, spererà solo che non accada niente di brutto al compagno. In quel caso la legge, con l'approvazione dell'amorevole Chiesa che accoglie tutti i suoi figli in un unico grande abbraccio, le mollerebbe un calcione nel “didietro” perché da vera incosciente non si è sposata. Niente cuori lampeggianti; del disegno fatto all'asilo rimane solo un abito bianco tempestato di preziosissime perle di ipocrisia.
Silvia Saccomanno
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