Scuola di platea
[01/02/2007 17.02] Scuola di teatro, scuola di recitazione, scuola di dizione. Vengono sfornati all'infinito attori, registi, artisti di tutti i tipi che poi vengono mandati allo sbaraglio. Persone che magari sanno come si pronuncia correttamente una parola, che sanno impostare la voce, usare il diaframma e gestire lo spazio, ma che non hanno anima. L'anima che si forma in tanti anni di studio attento dalle poltroncine della platea; l'anima che si respira nei teatri polverosamente magici; l'anima che si nutre dei grandi del passato, che li conosce, li sa paragonare e interpretare. Quello che oggi allontana i giovani dal mondo del teatro è l'ignoranza. Molte persone preferiscono andare al cinema o guardare la televisione perché non conoscono veramente il lavoro teatrale. Spesso il palco in legno e i pesanti tendoni rossi incutono un senso di timore; si ha come l'impressione di dover assistere a qualcosa di tremendamente noioso, pesante, aulico, distante da noi. Niente di più sbagliato. Il teatro è un mondo fatto su misura per noi, un mondo da scoprire, da amare . Un mondo molto più vicino di quanto non si pensi, un mondo fatto di passioni umane e per questo immortali. Come al cinema si vedono film belli e brutti, così il teatro alterna rappresentazioni di ogni tipo. La cosa meravigliosa di questa forma d'arte, però, è la “presenza viva”. Persone che a pochi metri da noi abbattono una parete delle loro esistenza permettendoci di spiare, per qualche ora, il loro animo. Buoni e cattivi, poveri e nobili, belli e brutti; ognuno con una storia da raccontare e mimare. Corpi prestati allo spirito di un testo immortale, voci modellate su parole incise dal tempo, rappresentazioni che hanno attraversato gli anni e gli oceani per essere riproposte a noi, oggi, ora, subito. Niente di registrato o di fittizio, nessun trucco. Solo la sensazione meravigliosa e angosciante di qualcosa che viene creato al momento; qualcosa che può anche inciampare nella caduta, nel silenzio di una battuta persa nel vuoto della sala. La sala. I palchetti. Le poltrone. Le poltrone riempite da corpi attenti e persi in un altra epoca, in un'altra storia. Questa è la magia. Il pubblico. Solo grazie al pubblico che crede agli attori, alla scenografia, alle parole; solo grazie a questa splendida immedesimazione il miracolo del teatro può compiersi ogni volta. Autentico, immortale e rinnovato. Ecco allora un'idea intelligente: scuola di platea. Prima della scuola di recitazione c'è la scuola di platea. Una scuola che avvicini le persone al teatro in modo autentico, in un procedimento inverso; partire dalla fine, da chi ascolta, per risalire via via a tutto il “sistema teatro”. Non per soldi, non per fama, gloria o voglia di apparire. Il teatro non è un trampolino di lancio per fare le veline; non è il ritrovo domenicale di vecchie signore impellicciate; non è il pane che sfama chi ha smania di apparire. Il teatro è rispetto per le cose vere, reali; è amore per il genere umano che si mette in gioco e mostra odio, amore, compassione. Tutte le debolezze del mondo fanno del teatro il luogo in cui trasformarsi in forza vitale. Questo deve capire, prima di ogni altra cosa, chi vuole accostarsi a questo mondo.
postato da Silvia Saccomanno
|