Daki ti facciamo processare?
[24/01/2007 21.52] Chi non ricorda il buon vecchio caro Mohammed Daki? Il marocchino legato al gruppo Ansar al Islam era stato assolto in secondo grado dall'accusa di terrorismo internazionale il 28 novembre 2005 in corte d'Assise d'Appello. Il problema era già sorto quando il giudice dell'udienza preliminare Clementina Forleo aveva, il 24 Gennaio 2005, depositato un ordinanza nella quale l'allora presunto terrorista veniva scarcerato. La Lega, prima fra tutte, si era dedicata al linciaggio del giudice, definito nei modi più variegati. Il gup Forleo, nella motivazione dell'ordinanza, segnalava che non vi erano gli estremi per la continuazione della custodia cautelare dell'imputato, e ribadiva, nel finale, che a lei non spettasse il giudizio in merito alla posizione degli imputati in tale vicenda, visto che gli atti dovevano essere passati al tribunale di Brescia, competente territorialmente. Qualche giorno fa invece, arriva la sentenza della Cassazione, che ribalta il processo d'Appello: secondo la Suprema Corte è sbagliato considerare terroristici «solo gli atti esclusivamente diretti contro la popolazione civile», ma è necessario includere anche quelli contro i militari. Roberto Calderoli, ancora misteriosamente vice-presidente del Senato, se la prende con Clementina Forleo, che lo ha citato in giudizio, per alcune sue dichiarazioni. Il vicepresidente odontoiatra si dedica pure a spiritosi lazzi extracostituzionali e chiama in causa i giudici della Cassazione, che dovrebbero testimoniare a suo favore contro il gup. Clementina Forleo, mancando una legislazione apposita per il terrorismo, non si è dedicata ad assolvere il marocchino Daki, ma lo ha solamente tirato fuori dal carcere utilizzando come fonte del diritto la Convenzione Globale dell'ONU (art.18) e gli articoli di procedura penale. I giudici supremi diventano questa volta buoni e giusti, visto che danno ragione a Calderoli. Molto strano, per un garantista del suo calibro, che ad ogni piè sospinto coglie in fallo la magistratura comunista, prendersela così tanto per un ordinanza di revoca della custodia cautelare. Calderoli è lo stesso omone che si lamenta quando buttano in carcere per qualche giorno furbetti e corrotti amici degli amici, e che chiama a gran voce il "diritto" contro lo spregiudicato uso del carcere preventivo della magistratura giacobina. Non è la prima volta che la Cassazione dà torto a giudici precedenti per una questione di interpretazione, ma c'è chi invece la vede come una cosa quasi eversiva. Di eversivo ci sono soltanto i partiti che tengono almeno un piede nella staffa dei gruppi secessionisti, che minano l'Unità d'Italia e offendono il tricolore. Ma il diritto tutela anche loro. Una sentenza della Corte Costituzionale permise a Borghezio di continuare ad insultare lo Stato Italiano. Le sue opinioni erano espresse nell'esercizio delle legittime funzioni parlamentari. Ringrazino il diritto, costoro. E' grazie al suo uso distorto e cavilloso che questi signori sono ancora in Parlamento.
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