Calcio: La realtà sovvertita, anzi negata
[22/01/2007 17.09] Il nuovo calcio, quello pulito del dopo Calciopoli, continua a regalarci infinite ed indescrivibili emozioni. Il vento diverso, l’aria nuova che secondo i puritani della Gazzetta dello Sport soffia sui campi di gioco in quest’anno di grazia, esprime, come ha sempre fatto del resto, orrori che sembrano non essere destinati a fermarsi. Non solo da un punto di vista arbitrale. Può darsi che gli arbitri stessi sentano il bisogno fisiologico di rifarsi una coscienza, nonostante continuino a proclamarsi innocenti – giustamente, viene da dire, dato che solo uno di loro è stato proscritto dalla “giustizia” sportiva. Sta di fatto che quello a cui abbiamo assistito ieri e sabato ha un je ne se qua di grottesco, di demenziale, di vergognoso. Il problema è che oggi, chi si azzarda a nutrire sospetti o soltanto ad avanzare critiche più o meno feroci sulla loro condotta di gara è messo al bando da chiunque sostenga la suddetta tesi dell’”Aria Pulita”. Così facendo, oggi è lecito dire bugie, sparare aberranti cavolate e dire che il rosso in realtà è verde senza che nessuno possa neanche provare a obiettare. E’ così, punto e basta. Da quest’anno, gli arbitri non sbagliano, e se sbagliano avevano il sole contro, un brano dei Megadeth che per sbaglio è partito nella loro auricolare, la moglie all’ospedale per un virus intestinale, un amico sequestrato, un gatto scomparso nel nulla. Sono indiscutibilmente scusabili e puntualmente scusati. Iniziamo da sabato. L’Ascoli si vede negare, sul risultato di 1-1, un rigore galattico a pochi minuti dalla fine della gara contro l’Atalanta dal lindo professor Stefano Farina che addirittura ammonisce Paolucci per simulazione; dopodichè subisce due reti in un battibaleno e perde l’ennesima partita. A fine gara, mentre Sonetti fa ridere mezza Italia dichiarando che invece di un’auricolare gli arbitri avrebbero bisogno di un trombone, il suo collega Colantuono, trainer dei bergamaschi, risponde così a una domanda su quel rigore: “Sinceramente non ho visto, comunque è stato un episodio ininfluente sul risultato”. Per spiegare lo sproloquio, abbiamo a disposizione tre opzioni. La prima è che Colantuono sa che l’Ascoli ha sbagliato tutti i tre rigori precedentemente tirati in questa stagione, e per lui non ci sarebbe stato tre senza quattro. La seconda: Colantuono è un ex giocatore dell’Ascoli, ma ha giocato anche con la Sambenedettese e l’ha pure allenata. Forse la Samb gli è rimasta più nel cuore, e siccome le due città si odiano a morte, non se l’è sentita di mostrarsi sinceramente dispiaciuto per l’Ascoli. La terza è che negare l’evidenza, quando questa non è amica, è divenuto sport nazionale più in voga dello stesso calcio e spinge i suoi protagonisti a disperdere per l’aria il proprio pudore a qualsiasi costo. Mister, un rigore negato sull’1-1 a dieci minuti dalla fine è ininfluente sul risultato?! Domenica, l’Inter macina una Fiorentina imbufalita con l’arbitro Morganti che, fra le altre cose, convalida il terzo gol dell’Inter benché il pallone non sia mai entrato in porta. Per tutti, tranne che per Morganti. E per Roberto Mancini, il quale dà seguito alla bestemmia di Colantuono e dice “Secondo me la palla è entrata”. E’ negazionismo sportivo, ma siccome lo dice lui, cioè quello che a ottobre, per una barriera non a distanza, urlò “Dall’anno scorso non è cambiato niente”, è vero anche se non lo è. Poi lo stesso Mancini rifiuta qualsiasi sminuizione riferita alle imprese della sua imbattibile compagine; non è lecito toccare l’Inter che mulina record sotto tutti i punti di vista, calcistico: tredici vittorie di fila, 54 punti dopo venti partite; sanzionatorio: per domenica prossima, con il doriano Accardi, il numero dei giocatori squalificati giustappunto per l’Inter salirà a sedici e mercoledì a diciassette, se Totti verrà fermato per più di una giornata; economico: bilanci più truccati di Platinette con la complicità dell’ex acerrimo nemico Galliani; penal-burocratico: passaporti e patenti più falsi di una banconota da mille euro. Hanno avanzato critiche sugli arbitraggi delle loro partite contro l’Inter la Reggina, il Palermo, il Messina e ora la Fiorentina, ma siccome in via Durini si autoproclamano da sempre onesti e poiché anche la Federazione dell’interista Guido Rossi ha avallato questa vomitevole tesi onorandoli dello ”Scudetto degli Onesti” che in un qualsiasi paese civile non sarebbe stato assegnato e che comunque verrebbe ora revocato a costo di far intervenire l’esercito, la tesi è vera anche se non lo è; guai a chi sostiene il contrario. Negli stessi momenti, a Livorno, la Roma si vede concedere un rigore contro che non esiste perché Ferrari commette fallo fuori dall’area. Allo scadere, Totti subisce una gomitata non eccessivamente violenta da Galante il quale non fa in tempo a chiedere scusa che il Pupone si alza e lo spintona da dietro. Ci stava un giallo per entrambi, invece giallo per Galante e…rosso a Totti per aver, in definitiva, reagito senza far del male a nessuno, men che meno a Galante. Il rosso a Totti diventa farsesco intorno alle dieci di sera, quando Saccani, arbitro di Lazio-Milan, concede una punizione in difesa alla Lazio nonostante Behrami vada vicino a sfracellare la tibia di Gilardino. Un rosso a carico di un laziale diventa punizione a favore della Lazio e un giocatore che ha rischiato la frattura della gamba diventa l’autore del fallo. Infine, fischia ad Ambrosini un fallo in attacco che, se il pesarese si fosse buttato, doveva essere rigore per il Milan stante la cintura di Cribari e fa lo stesso, al contrario, un minuto dopo quando Rocchi prova a girare in rete un angolo tenuto per la maglia da Bonera: fallo di Rocchi, ennesimo colpo di magia di Saccani e tutti contenti. La situazione, come è facile constatare, è deprimente. Purtroppo, però, non lo si può dire perché sennò i lorsignori se ne dispiacciono, da buoni ed onesti gentiluomini. Quest’anno va tutto bene, signori. Venghino in Serie A ché c’è il vino buono perché l’aria è pulita e l’uva ha fermentato come si deve. Anche se un giovane che non gioca più né mai ha giocato un minuto in serie A viene riportato a bilancio con la valutazione di un mezzo fuoriclasse e non riceve il becco di un quattrino dai suoi sedicenti datori di lavoro; anche se uno dei gonfiatori di bilanci (il redento Amm. Del. Adriano Galliani) dichiara: “Noi possiamo dare a un giocatore la valutazione che vogliamo”, tanto il nostro caro presidente, ex premier e imputato colpevole prescritto per corruzione ha depenalizzato il falso in bilancio, per cui, male che ci vada, ci daranno un altro punto di penalità come hanno fatto con l’AC Siena e col Pescara Calcio che hanno ritardato di qualche giorno il pagamento dell’IRPEF (pensiero di redazione). Anche se un giocatore uruguayano, senza titolo, diviene membro della Comunità Europea e può giocare, di conseguenza, da comunitario. Anche se l’attuale Codice di Giustizia Sportiva, all’articolo 8 comma sesto, recita che “La violazione delle norme federali in materia di tesseramenti di calciatori extra-comunitari compiuta mediante falsa attestazione di cittadinanza costituisce grave illecito sportivo”. Non preoccupatevi, signori: in Italia la realtà non conta.
postato da Vincenzo Carusi
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