Bobby
[22/01/2007 15.47] Emilio Estevez è il figlio meno famoso di Martin Sheen, suo fratello è invece Charlie, protagonista di “Hot Shots” e soprattutto “Wall Street” di Oliver Stone. Suo fratello minore Emilio ebbe un enorme successo a ridosso della seconda metà degli anni 80’, con il teen movie, diventato un vero cult per le generazioni dell’epoca: “Breakfast Club”. Sarà per l’enorme successo ottenuto con quel film, che di fatto la carriera di questo giovane astro nascente è andata in calando, tanto che negli ultimi anni Estevez, si è dedicato soprattutto a progetti strettamente legati ad ambiti televisivi. Ma di solito buon sangue non mente. Nelle sue vene scorre infatti il sangue di uno dei più grandi attori di Hollywood, protagonista tra gli altri di “Apocalypse Now”, quindi prima o poi avrebbe dato modo di dimostrare il suo talento. Oggi ne ha dato prova, scrivendo,dirigendo e in parte interpretando, un film legato ad un avvenimento di cronaca americana agghiacciante: l’assassinio di Robert Francis Kennedy. “Bobby” è il film che racconta attraverso i punti di vista di numerosi personaggi, l’assassinio che il senatore Kennedy, fu vittima nell’Ambassador Hotel di Los Angeles, attraverso una struttura corale, nel quale lo spettatore viene catapultato nelle vite dei vari protagonisti che affollano l’hotel. Il film raccoglie un cast di grande spessore, in cui compaiono giovani leve, e attori con più esperienza: Sharon Stone, Martin Sheen, Helen Hunt, Heather Graham, ma anche Lindsay Lohan, Elijah Wood, sono solo alcuni dei protagonisti del film e ovviamente immancabile Antony Hopkins, che riveste anche il ruolo del prodottore associato. Il film che vorrebbe avere lo stesso spessore dei grandi film del maestro Robert Altman, manca invece proprio dove era il punto di forza di quei film: i rapporti umani non sono sufficientemente sviluppati o difettano in passione. Come se Estevez si sia preoccupato di presentare i personaggi senza farci appassionare completamente a loro. Il film ha anche dei punti di forza, come gli splendidi discorsi del senatore Kennedy, che intervallano quasi regolarmente il film, e alcune performance di ottimo livello come quelle di William H.Macy e di Laurence Fishburne, senza dimenticare un attore molto criticato come Cristian Slater, che qui si riscatta con una prova convincente. Come “JFK”di Oliver Stone, questo film pone agli spettatori una riflessione e una domanda ancora oggi insoluta: che cosa avranno fatto i Kennedy per meritarsi tanto odio?
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