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Copertina di 'Due di due'21 gennaio 2007
Andrea De Carlo: un autore da leggere per una visione sensata dell’oggi che presto sarà domani
Cosa c’era prima del corteggiamento via sms, delle molestie telematiche, del vandalismo del “fiorfiore della buona società”, dell’amore per l’invadenza continua e volgare dei reality, dell’ignoranza elevata a valore sacrosanto, dei pestaggi ai disabili in diretta dal nostro settentrione così produttivo e civile, dei saluti nazisti negli stadi?
C’erano “i giovani”.
Ecco il senso di consigliare adesso un libro come “Due di due” di Andrea De Carlo, leggerlo è un modo, a seconda delle persone, per conoscere, per conoscersi o ricordarsi.
Dalle proteste degli anni ’70, fino ai giorni nostri, è la storia di due ragazzi, tanto diversi caratterialmente - l’io-narrante Mario, schivo, incerto e influenzabile, e l’amico Guido ribelle ed in tutto fuori dalle norme – quanto complementari nel loro cammino verso la maturità. Cercare di spiegare davvero le vicende interne alla narrazione è inutile, visto che si susseguono con una tale vorticosità da perdere il filo; è un po’, senza cadere in banalità, la storia di tutti: i momenti di entusiasmo e di continua messa in discussione, i cambiamenti repentini che, come dice lo stesso autore “assalgono la mente” nel giro di pochi mesi, le personalità particolari a cui ci si aggrappa per cercare un po’ di spazio nel mondo e che, ripensandole anni dopo, suscitano solo tenerezza.
Questo è un testo profondo, soprattutto nella narrazione degli incontri e delle conversazioni tra i due protagonisti; non è solo la vita di due adolescenti nella loro crescita, ma quella della nostra società negli ultimi trent’anni, che ci hanno portati dall’eskimo al Woolrich, dalla Carrà alla Lecciso, dal punk o dal rock’n’roll alla drum’n’base, ma senza nostalgie, senza rimpianti, semplicemente prendendo atto che tutto cambia. È questo, forse, il grande merito di De Carlo: offrire una visione limpida di ciò che è stato, lasciando da parte moralismi o retorica, tanto che grandi personaggi della nostra epoca ne hanno apprezzato ed elogiato il lavoro. È il caso, ad esempio, di Italo Calvino, il quale ne sottolineò la precisa rappresentazione della realtà, scrivendo : << La giovinezza è tante cose, anche una particolare acutezza dello sguardo che afferra e registra un enorme numero di particolari e sfumature. È questa la giovinezza che Andrea De Carlo racconta. >>; o, ancora, è il caso di Pietro Citati che apprezzò la sfaccettata figura di Guido, definendolo “il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi dieci anni”.
Non c’è nient’altro da aggiungere. Questo è un libro che sa dire molte cose a chi è in grado di coglierle e che fa dare un sospiro di sollievo a chi, come me (e scusate la personalizzazione dell’articolo, ma è particolarmente sentita) è stanco delle descrizioni da “Superquark” che ogni giorno ci vengono proposte sui “giovani”, diventati d’un colpo “categoria universale”, “specie protetta”, unico argomento di conversazione per chi giovane non lo è più, sport nazionale di un’Italia ormai tutta di psicologi, che placano così la rabbia di una virilità ormai salutata da un pezzo.
La Pasionaria
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