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Locandina de Apocalypto15 gennaio 2007
Apocalypto
Mel Gibson a due anni di distanza dal suo contestatissimo “The Passion”, torna a girare un film, e lo fa proseguendo nel suo personalissimo stile, uno stile che si basa sulla voglia di rischiare, e di saper stravolgere i canoni del cinema tradizionale.
Che questo famoso australiano fosse quantomeno, eclettico, lo si sapeva, ma ora dopo i suoi quattro film da regista comincia a prendere corpo l’idea, che il suo cinema, sia un cinema diverso dai soliti canoni. Oltre ad aver diretto pellicole molto diverse nei contenuti e nei temi trattati, sono infatti film dal grandissimo successo commerciale, con al top “The Passion”, rendendo Gibson ancora più star, di quando stava davanti alla macchina da presa.
Il fatto è che il suo cinema nel bene o nel male, è molto discusso.
C’è chi lo ritiene un genio, e c’è chi lo ritiene un abile stratega del marketing.
Gibson ha sempre detto che gira i medesimi film che vorrebbe vedere da spettatore, e che non c’è nulla di sadico in tutta la violenza che mostra nei suoi film.
La violenza appunto.
Altra caratteristica dei Gibson-Movie è proprio il tasso di violenza che con “The Passion”, ha raggiunto, grazie anche allo scomodo argomento trattato, l’apice.
Nonostante tante critiche il suo cinema comincia a piacere anche alla critica, e non solo al pubblico.
Non dimentichiamo che “Braveheart” ha vinto 5 oscar(tra cui quello principale:quello per il miglior film) e che la sua ultima fatica “Apocalypto” è stato quasi definito un capolavoro dalla critica americana.
Chiariamolo subito“Apocalypto”, è un film d’avventura con i Maya, non come gran parte della gente si aspetta, un film basato sui Maya:
La storia è allo stesso tempo semplice ma efficace nell’obbiettivo che Gibson in primis si pone, saper intrattenere il pubblico.
All’epoca dei Maya, un pacifico villaggio viene assaltato da una tribù che di pacifico ha ben poco, visto che dopo aver bruciato il villaggio, prende in ostaggio i maschi della tribù per offrirli in sacrificio alle divinità.
Intorno a tutto questo viene raccontata la storia di Zampa di Giaguaro, un giovane che dopo aver miracolosamente messo in salvo il figlio e la moglie gravida, prova in tutti i modi a fuggir dalla sanguinaria tribù che lo tiene prigioniero.
“Apocalypto” si può sostanzialmente dividere in tre blocchi:
il primo riguarda la descrizione delle due tribù, il secondo riguarda la cattura e il sacrificio dei maya, e il terzo riguarda la fuga disperata di Zampa di Giaguaro.
Come in “The Passion” Mel Gibson, sceglie di girare un film parlato con la stessa lingua in cui si svolge le vicende narrate, ovvero, lo Yucateco lingua morta dei Maya.
Questo non rappresenta un problema, visto che i dialoghi non sono incalzanti e che l’azione è ben ritmata e coinvolge lo spettatore fino ad un finale mistico.
Altra scelta azzeccata riguarda il cast.
Mel ha deciso di usare solo attori semisconosciuti, alcuni come il protagonista, alla prima esperienza professionale, scelta che assicura il realismo del film.
Ultima riflessione la dedico alla Eagle Picture, casa che detiene i diritti di distribuzione al cinema sul nostro paese.
Il film è stato giustamente censurato con un vietato ai minori di 14° anni, in tutti i paesi in cui è stato proiettato, tranne in Italia.
Forse la Egle avrà pensato che i 13enni possano vedere tranquillamente un indigeno squoiato vivo.
In fondo si tratta solo di intrattenimento, Proprio come vuole Mel...
Michele Mori

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