[28/12/2006 11.59]
Persino i lettori di Avvenire e gli ascoltatori di Radio Vaticana, già tristemente nota per aver regalato qualche leucemia e qualche tumorello con le sue antenne divine, si sono ribellati alla decisione del Vaticano di non celebrare funerali religiosi a Piergiorgio Welby.
Per bocca del prete corridore Mons. Fisichella, che alla notizia della morte di Welby è corso in Vaticano con la sua Renault a ritirare una delle tante circolari, la S. Sede ci informa tramite il TG1 della sua decisione. La Chiesa è stata dunque accusata di essere cinica, senza pietà. Qualcuno ricorda il Vangelo del perdono. Qulcuno capisce che la Chiesa e il Vangelo non vanno più d'accordo, da circa duemila anni.
Ma alle ovvie proteste Domenico Segalini, vescovo di Palestrina, getta benzina sul fuoco: «La Chiesa, con la sua decisione di dire no alle esequie religiose, non ha inteso mettersi al di sopra di Dio. (...) Il funerale religioso era stato fatto diventare una bandiera ideologica per affermare principi contrari alla vita cristiana». Bisognerà sicuramente interpellare qualche indiscusso teologo che ci spieghi a questo punto se "Non rubare" faccia parte della dottrina cristiana, visto che anche alcuni illustri suicidi di Tangentopoli hanno beneficiato del rito religioso. Bisognerà interpellare qualche esimio professore di Storia del Cristianesimo, al fine di illuminarci se per caso il comandamento "Non uccidere" sia cristiano o no, visto che quando muoiono i mafiosi che hanno sparato, ucciso, estorto e rubato, ai funerali c'è un invasione di Madonne giganti e un equipe di preti che per l'occasione non si fanno neanche distrarre dai chierichetti.
Ecco, se Welby avesse voluto i funerali religiosi, anziché mettere fine alla sua vita, che non era ormai nient'altro che sofferenza per lui e chi lo amava, avrebbe dovuto finanziare qualche serial killer per massacrare qualche famiglia napoletana, e mettere fine a quella degli altri. Una bella omelia come uomo di fede non glie la toglieva nessuno. Nemmeno Fisichella.