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Interviste alla società civile diretta da Andrea Caso

Festeggiamenti in cile13 dicembre 2006
Pinochet murìo, dialogo con una ragazza cilena
Il 10 dicembre Augusto Pinochet, ex-dittatore cileno, è morto. Pinochet, allora generale a capo dell’esercito, aveva preso il potere l’11 settembre 1973, e governato nel sangue fino al 1990. Il colpo di stato del 1973 depose il governo del presidente eletto Salvador Allende, che morì nel palazzo della Moneda.
Appena divulgata la notizia della morte dell’ex-generale in Cile sono iniziate sia le manifestazioni di gioia sia di cordoglio, e come spesso accade con manifestazioni di avverso pensiero (o umore) queste sono sfociate in scontri, talvolta violenti, con le forze dell’ordine.
Ho avuto la fortunata possibilità di parlarne con una diretta interessata, Sulvy, cilena.
Sulvy Càceres Vezga è una ragazza cilena che attualmente si trova a Nimes (Francia) come lettrice di spagnolo. Grazie al prezioso contributo (logistico e traduttivo) di Claudia Ortenzi è nata un’intervista on-line in differita tra Italia e Francia per parlare di Cile.

Ciao Sulvy. E’ morto Pinochet, come sono i tuoi stati d’animo in questo momento?
“Pinochet murìo” (Pinochet è morto). Ho ricevuto questo messaggio proprio nel momento in cui stavo entrando nella Cattedrale di Nimes...
Sono rimasta per 5 minuti a bocca aperta... e mi sono inginocchiata a pregare, chiedendo a Dio la pace per il mio paese.
Ora non provo né tristezza né allegria... sollievo e preoccupazione si, entrambi allo stesso tempo.
Poi mi hanno comunicato che nelle strade di Santiago stavano manifestando... che tutto il paese stava gridando dalla gioia mentre altri di tristezza... opinioni distanti... ci sarà il funerale signora Bachellet?

Come descriveresti Pinochet in poche parole?
La sua dittatura estrema e la sua arroganza ha riempito di odio il cuore del mio popolo... “In questo paese non si muove una pietra senza che io lo sappia”...questo diceva e questo, sfortunatamente, fece.
Nessuno aveva la libertà di eprimersi liberamente poiché se qualcuno avesso solo nominato le parole LIBERTA’ o DIRITTI UMANI, mai più avrebbe fatto ritorno a casa sua!

Come è stata vissuta da te e dalla tua famiglia la dittatura? Ci sono stati episodi di violenza?
Ho vissuto alcuni anni di dittatura costretta a cantare inni ai militari. Ricordo perfettamente il plebiscito e la piccola placca che portavo sul petto che recitava: “SI PERO’ NO!”; a soli 8 anni sapevo già bene che il mio paese desiderava la libertà e la democrazia, ma a quest’età non ero ancora cosciente della quantità di crimini, della portata delle crudeltà e delle frodi economiche che quest’uomo causò nella mia patria.
Crescendo iniziai a comprendere il massacro che Pinochet provocò in Cile. Un uomo certamente consumato dall’odio e dall’ambizione che desiderò essere il padrone delle nostre vite. Nella mia gioventù e soprattutto nel mio periodo universitario ho incontrato gente molto vicina a me che raccontava storie dei propri parenti, che siano zii, genitori o amici che erano stati torturati dai militari durante la dittatura. Alcuni sparirono e non si seppe mai più nulla di loro, altri furono testimoni delle morti più terribili o vittime degli esili, costretti a lasciare tutto e cominciare una nuova vita in una cultura diversa.
Un cosa orribile!...e tutto questo solo perché pensavano diversamente...

In cile, immediatamente dopo l’annuncio della morte del dittatore, sono sorte manifestazioni spontanee. Molti hanno esultato di gioia, altri hanno pianto la morte dell’uomo che secondo loro ha salvato il Cile dal comunismo. Tu come hai reagito alla notizia? Che ne pensi delle manifestazioni in Cile?
Qualcuno dice: “La storia ti giudicherà”...altri “marcisci in inferno”, e ho anche sentito opinioni pro-pinochet del tipo “che tu possa riposare in pace, mio generale”... Tutti esprimono la loro opinione: giovani, anziani, adolescenti... La popolazione intera ha qualcosa da dire, e ciò dipende dal fatto che quest’uomo di 91 anni che causò così tante sofferenze non è indifferente a nessuno.
“Lasciamo che i morti seppelliscano i propri morti”, noi ora preoccupiamoci dei vivi.. .ora è fondamentale che io mi preoccupi del mio paese e della mia gente e soprattutto di favorire la pace da questa terra lontana.

Un passo indietro. Parlando di Pinochet non si può non parlare di Salvador Allende. Chi è per te Allende? Un uomo che ha portato il paese al collasso, un grande stagista, un eroe?
Quello a cui penso e che voglio è semplicemente il meglio per il Cile ed è per questo che, d’altra parte, non posso considerare Salvador Allende come un eroe della patria né niente del genere. Ricostruendo la storia, vediamo che neanche Allende ha saputo gestire il potere con saggenza; anche se non ho vissuto nella sua epoca sono convinta che il paese, sotto di lui, stava andando diritto verso il baratro. Condivido con l’ex-socialista gli ideali di giustizia e di uguaglianza che mostrava, però i mezzi per conseguirli non erano i più adeguati. Capisco e provo una profonda ammirazione verso coloro che lottano per una uguaglianza sociale.
In più se il governo di Allende fosse stato ottimo per la popolazione, una buona parte del paese non avrebbe chiesto il colpo di stato. Quello che la gente non sapeva era che il suddetto colpo di stato si convertisse in un a dirttatura e che Pinochet sarebbe rimasto seduto al governo per 17 terribili anni della nostra storia.
Ovviamente per le mie coinvinzioni religiose ed altre personali non non appoggio la visione di eguaglianza che aveva Salvador Allende e della forma che instaurò.
Inoltre durante delle ricerche personali all’Università del Cile (la più importante del paese) scoprii in alcuni libri di medici esperti in bioetica (all’epoca allendistas) molte irregolarità politiche. Salvador Allende, poiché era medico, fu ministro della sanità nel 1939 durante il governo radicale di Pedro Aguirre Cerda (che aveva come slogan politico: “governare è educare”).
In questo periodo inviò un progetto di legge al congresso in cui proponeva l’idea di castrare le persone affette da sindrome di Down per impedire che potesse diffondersi il gene... questo in particolare mi fa pensare ad Hitler e alla sua magica teoria del miglioramento della razza!!
Inoltre... Allende era un santo democratico? Ovviamente no, almeno dal mio punto di vista, motivo per cui penso sia illogico che i cileni e il mondo intero possano ricordarlo in questo modo. Fortunatamente la chiesa cattolica intervenne nel progetto di legge che non è giunto al termine.

Torniamo ai nostri giorni. Una volta finita la dittatura Pinochet è stato più volte inquisito per i suoi crimini, ma tra immunità e infermità mentali se l’è sempre cavata. Secondo te, quale pena avrebbe meritato?
Le orme che il dittatore lasciò in Cile sono tremende...irreparabili...è per questo che molti cileni oggi respirano un’ atmosfera di libertà. Io provo del solliveo, non per la morte del dittatore, ma perché credo che non vale la pena odiare un morto. Il suo declino iniziò ben prima dell’ora della sua morte. Non è stato giudicato dalla giustizia cilena... però penso: la giustizia cliena avrebbe potuto fargli pagare l’enorme quantità dei crimini commessi? Forse non basterebbe neanche il carcere a vita. Ma questo non posso deciderlo io, che sono un semplice essere umano.

10 dicembre 2006, e ora?
Magari smettiamo di festeggiare il 18 settembre come il giorno dell’indipendenza del Cile, e iniziamo a farlo il 10 dicembre...spero che sarà così, e non perché sono contenta che il vecchio generale sia morto (non me ne importa un tubo), ma perché spero con tutto il cuore che da oggi saremo liberi dai risentimenti e inizieremo a vivere la pace una volta per tutte.
Non posso dire se quello che ho detto può rappresentare l’opinione del mio popolo, però sono sicura che il mio desiderio di armonia sia generalmente condiviso.
Sono qui, a cercare di lasciare una piccola testimonianza in questi licei francesi...tento di cambiare un poco la mentalità e la visione che hanno del Sudamerica, esclusivamente di povertà, droga, dittatura... e spero che la mia testimonianza servirà un poco a comprendere il desiderio di pace di una cilena che tiene alla sua patria molto più adesso che ne è separata
Abbiamo terminato un percorso!!.. Iniziamone uno nuovo.

Sulvy Cáceres Vezga
Orgoglisamente cilena.
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