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Pinochet murìo, dialogo con una ragazza cilena
[13/12/2006 20.29]
Il 10 dicembre Augusto Pinochet, ex-dittatore cileno, è morto. Pinochet, allora generale a capo dell’esercito, aveva preso il potere l’11 settembre 1973, e governato nel sangue fino al 1990. Il colpo di stato del 1973 depose il governo del presidente eletto Salvador Allende, che morì nel palazzo della Moneda.
Appena divulgata la notizia della morte dell’ex-generale in Cile sono iniziate sia le manifestazioni di gioia sia di cordoglio, e come spesso accade con manifestazioni di avverso pensiero (o umore) queste sono sfociate in scontri, talvolta violenti, con le forze dell’ordine.
Ho avuto la fortunata possibilità di parlarne con una diretta interessata, Sulvy, cilena.
Sulvy Càceres Vezga è una ragazza cilena che attualmente si trova a Nimes (Francia) come lettrice di spagnolo. Grazie al prezioso contributo (logistico e traduttivo) di Claudia Ortenzi è nata un’intervista on-line in differita tra Italia e Francia per parlare di Cile.

Ciao Sulvy. E’ morto Pinochet, come sono i tuoi stati d’animo in questo momento?
“Pinochet murìo” (Pinochet è morto). Ho ricevuto questo messaggio proprio nel momento in cui stavo entrando nella Cattedrale di Nimes...
Sono rimasta per 5 minuti a bocca aperta... e mi sono inginocchiata a pregare, chiedendo a Dio la pace per il mio paese.
Ora non provo né tristezza né allegria... sollievo e preoccupazione si, entrambi allo stesso tempo.
Poi mi hanno comunicato che nelle strade di Santiago stavano manifestando... che tutto il paese stava gridando dalla gioia mentre altri di tristezza... opinioni distanti... ci sarà il funerale signora Bachellet?

Come descriveresti Pinochet in poche parole?
La sua dittatura estrema e la sua arroganza ha riempito di odio il cuore del mio popolo... “In questo paese non si muove una pietra senza che io lo sappia”...questo diceva e questo, sfortunatamente, fece.
Nessuno aveva la libertà di eprimersi liberamente poiché se qualcuno avesso solo nominato le parole LIBERTA’ o DIRITTI UMANI, mai più avrebbe fatto ritorno a casa sua!

Come è stata vissuta da te e dalla tua famiglia la dittatura? Ci sono stati episodi di violenza?
Ho vissuto alcuni anni di dittatura costretta a cantare inni ai militari. Ricordo perfettamente il plebiscito e la piccola placca che portavo sul petto che recitava: “SI PERO’ NO!”; a soli 8 anni sapevo già bene che il mio paese desiderava la libertà e la democrazia, ma a quest’età non ero ancora cosciente della quantità di crimini, della portata delle crudeltà e delle frodi economiche che quest’uomo causò nella mia patria.
Crescendo iniziai a comprendere il massacro che Pinochet provocò in Cile. Un uomo certamente consumato dall’odio e dall’ambizione che desiderò essere il padrone delle nostre vite. Nella mia gioventù e soprattutto nel mio periodo universitario ho incontrato gente molto vicina a me che raccontava storie dei propri parenti, che siano zii, genitori o amici che erano stati torturati dai militari durante la dittatura. Alcuni sparirono e non si seppe mai più nulla di loro, altri furono testimoni delle morti più terribili o vittime degli esili, costretti a lasciare tutto e cominciare una nuova vita in una cultura diversa.
Un cosa orribile!...e tutto questo solo perché pensavano diversamente...

In cile, immediatamente dopo l’annuncio della morte del dittatore, sono sorte manifestazioni spontanee. Molti hanno esultato di gioia, altri hanno pianto la morte dell’uomo che secondo loro ha salvato il Cile dal comunismo. Tu come hai reagito alla notizia? Che ne pensi delle manifestazioni in Cile?
Qualcuno dice: “La storia ti giudicherà”...altri “marcisci in inferno”, e ho anche sentito opinioni pro-pinochet del tipo “che tu possa riposare in pace, mio generale”... Tutti esprimono la loro opinione: giovani, anziani, adolescenti... La popolazione intera ha qualcosa da dire, e ciò dipende dal fatto che quest’uomo di 91 anni che causò così tante sofferenze non è indifferente a nessuno.
“Lasciamo che i morti seppelliscano i propri morti”, noi ora preoccupiamoci dei vivi.. .ora è fondamentale che io mi preoccupi del mio paese e della mia gente e soprattutto di favorire la pace da questa terra lontana.

Un passo indietro. Parlando di Pinochet non si può non parlare di Salvador Allende. Chi è per te Allende? Un uomo che ha portato il paese al collasso, un grande stagista, un eroe?
Quello a cui penso e che voglio è semplicemente il meglio per il Cile ed è per questo che, d’altra parte, non posso considerare Salvador Allende come un eroe della patria né niente del genere. Ricostruendo la storia, vediamo che neanche Allende ha saputo gestire il potere con saggenza; anche se non ho vissuto nella sua epoca sono convinta che il paese, sotto di lui, stava andando diritto verso il baratro. Condivido con l’ex-socialista gli ideali di giustizia e di uguaglianza che mostrava, però i mezzi per conseguirli non erano i più adeguati. Capisco e provo una profonda ammirazione verso coloro che lottano per una uguaglianza sociale.
In più se il governo di Allende fosse stato ottimo per la popolazione, una buona parte del paese non avrebbe chiesto il colpo di stato. Quello che la gente non sapeva era che il suddetto colpo di stato si convertisse in un a dirttatura e che Pinochet sarebbe rimasto seduto al governo per 17 terribili anni della nostra storia.
Ovviamente per le mie coinvinzioni religiose ed altre personali non non appoggio la visione di eguaglianza che aveva Salvador Allende e della forma che instaurò.
Inoltre durante delle ricerche personali all’Università del Cile (la più importante del paese) scoprii in alcuni libri di medici esperti in bioetica (all’epoca allendistas) molte irregolarità politiche. Salvador Allende, poiché era medico, fu ministro della sanità nel 1939 durante il governo radicale di Pedro Aguirre Cerda (che aveva come slogan politico: “governare è educare”).
In questo periodo inviò un progetto di legge al congresso in cui proponeva l’idea di castrare le persone affette da sindrome di Down per impedire che potesse diffondersi il gene... questo in particolare mi fa pensare ad Hitler e alla sua magica teoria del miglioramento della razza!!
Inoltre... Allende era un santo democratico? Ovviamente no, almeno dal mio punto di vista, motivo per cui penso sia illogico che i cileni e il mondo intero possano ricordarlo in questo modo. Fortunatamente la chiesa cattolica intervenne nel progetto di legge che non è giunto al termine.

Torniamo ai nostri giorni. Una volta finita la dittatura Pinochet è stato più volte inquisito per i suoi crimini, ma tra immunità e infermità mentali se l’è sempre cavata. Secondo te, quale pena avrebbe meritato?
Le orme che il dittatore lasciò in Cile sono tremende...irreparabili...è per questo che molti cileni oggi respirano un’ atmosfera di libertà. Io provo del solliveo, non per la morte del dittatore, ma perché credo che non vale la pena odiare un morto. Il suo declino iniziò ben prima dell’ora della sua morte. Non è stato giudicato dalla giustizia cilena... però penso: la giustizia cliena avrebbe potuto fargli pagare l’enorme quantità dei crimini commessi? Forse non basterebbe neanche il carcere a vita. Ma questo non posso deciderlo io, che sono un semplice essere umano.

10 dicembre 2006, e ora?
Magari smettiamo di festeggiare il 18 settembre come il giorno dell’indipendenza del Cile, e iniziamo a farlo il 10 dicembre...spero che sarà così, e non perché sono contenta che il vecchio generale sia morto (non me ne importa un tubo), ma perché spero con tutto il cuore che da oggi saremo liberi dai risentimenti e inizieremo a vivere la pace una volta per tutte.
Non posso dire se quello che ho detto può rappresentare l’opinione del mio popolo, però sono sicura che il mio desiderio di armonia sia generalmente condiviso.
Sono qui, a cercare di lasciare una piccola testimonianza in questi licei francesi...tento di cambiare un poco la mentalità e la visione che hanno del Sudamerica, esclusivamente di povertà, droga, dittatura... e spero che la mia testimonianza servirà un poco a comprendere il desiderio di pace di una cilena che tiene alla sua patria molto più adesso che ne è separata
Abbiamo terminato un percorso!!.. Iniziamone uno nuovo.

Sulvy Cáceres Vezga
Orgoglisamente cilena.

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Commenti (11)
02/01/2007 da Concetta
graize
solo due parole per dirvi quanto mi ha commosso leggere le parole di sulvy... complimenti mario.. grazie claudia per aver reso possibile quest’intervista...
17/12/2006 da Mario Mazza
aver paura dei cittadini
Manuela, si dice che ogni popolo ha il governo che si merita.
Guardando i politici italiani e gli usi da ”faccio un favore a te tu lo fai a me” degli italiani non si può che dare ragione a questa tesi.
Perciò su questo punto non posso che concordare con te: sono i cittadini che fanno il governo di uno stato. Difficilmente può accadere che un dittatore vada al potere senza il consenso della popolazione. Sulvy l’ha ricordato, dicendo che una grande parte della popolazione ha chiesto la caduta del governo. Purtroppo hanno fatto i conti (ingenuità?) senza l’oste, e l’oste è stato al governo per 17 anni eliminando i dissidenti.
Ricordo un ex-collaboratore di Allende che commentava tristemente il giorno del golpe; quello che l’aveva di più abbattutto moralmente era vedere la popolazione quasi non curante di quello che stava avvenendo, come se non fosse nulla di strano o di sbagliato.

La dittatura poi soverchia i cittadini, che a quel punto perdono il potere di determinare il governo. Meritata o no, la conseguenza è sempre questa.
17/12/2006 da Manuela

Scusate per il copia incolla dal blocco notes, non lo faccio più giuro:) Cmq una domanda a Francesco, perchè credi che se non ci fosse stato Pinochet il Cile sarebbe ancora in miseria? Hai dei dati o delle motivazioni che ti fanno affermare questa cosa?
17/12/2006 da Manuela

La morte di un dittatore, almeno a mio parere,
è spesso una tragedia. L’uomo è un essere

strano, se qualcuno si abitua a vivere in una

determinata maniera cambiare è brutto e

doloroso. Ad esempio, quando una persona rimane

troppo tempo al buio e rivede la luce troppo in

fretta rischia di bruciarsi o di non vedere

più. Mi pare una sorta di sindrome di

Stoccolma, dove la vittima impara ad amare il

proprio carnefice, perchè è l’unico modo per

sopravvivere. Poi è rassicurante il sentirsi

parte di un gregge purtroppo. Le voci fuori dal

coro subiscono inevitabilmente una drastica

riduzione del volume, perchè nessuno vuole

sentire, ascoltare significherebbe prendere una

posizione ma si sa, l’uomo ha paura di esporsi.

Si spiegherebbero così le nostalgie dei regimi,

è successo anche da noi con Mussolini (mio

nonno dice ancora che era meglio quando c’era

lui). Dico sempre che più che della politica,

più che degli stati, più che dei regimi, io ho

paura dei cittadini.
17/12/2006 da Samuele
Vicenda umana chiusa, dramma civile aperto
Le fortune e le disgrazie di milioni di cileni sono state decise da un uomo corrotto che non ha esitato a tradire chiunque, compreso lo stesso esercito di cui a lungo è stato il capo. Il Cile, come l’Argentina, come molti altri paesi del Sudamerica e del mondo è caduto nella trappola di un uomo che si è presentato come salvatore della patria, ma di fatto ha calpestato i compatrioti. Che qualcuno ne abbia pianto la scomparsa rende ancora più dolorosa e incancellabile la memoria di ciò che ha fatto. Auguriamo ai cileni di tutto il mondo di avere la forza per superare le ferite che la dittatura ha inferto loro.
15/12/2006 da Mario Mazza
Se ci fosse Pinochet...
Francesco, innanzitutto ti ricordo che se non ci fosse stato Pinochet non ci sarebbero stati migliaia di morti, di desaparecidos, di persone torturate.
Comunque, dato che qui a vocedalbasso rispettiamo le opinioni di tutti, se tu proprio preferisci essere sbudellato e gettato da un elicottero in mare per non far trovare più il tuo corpo piuttosto che esprimere il tuo pensiero in un commento, vedrò cosa posso fare.
Però temo di doverti dare una delusione, perchè in Italia questi cittadini INGRATI ancora scelgono la democrazia. Però ti prometto di avvisarti non appena va al potere uno come Pinochet, poi fammi sapere tu, se vuoi prima che ti strapazzi un pò con scosse e bastonate basta chiederlo.

Comunque pensa quello che vuoi, però non sparare là un INGRATI generico. Rivolgiti a Sulvy, che la dittatura l’ha purtroppo vissuta sulla sua pelle. Dillo a lei ingrata, diglielo che fortuna che ha avuto a vivere sotto Pinochet, diglielo che la sua famiglia stava meglio, che i suoi amici desaparecidos sono solo andati in vacanza, che i suoi parenti non hanno mai subito violenze.
15/12/2006 da Francesco
Augusto Pinochet
Se nn ci fosse stato il Gen Augusto Pinochet il Cile sarebbe ancora in miseria oggi INGRATI

15/12/2006 da Mario Mazza
grazie ancora
Claudia, grazie ancora per aver sopportato le mie continue pressioni e per avermi aiutato nella realizzazione di questa intervista. Sulvy, io non conosco una parola di spagnolo, però spero che capirai lo stesso il mio grazie per la tua infinita disponibilità. Lo so che tutti in questi giorni ti stanno chiamando e ti stanno chiedendo mille cose, spero di non essere stato troppo invadente.

Cmq per chi volesse maggiori informazioni su Salvador Allende può leggere l’articolo a riguardo di vocedalbasso:

http://www.vocedalbasso.com/public/news/approfondimento704.asp
15/12/2006 da Claudia
si può seppellire la dittatura?
Per chi non lo sapesse, questa ragazza, Sulvy, è la mia coinquilina qui a Nimes. Siamo entrambe assistenti di lingua nello stesso liceo. Aiutare Mario nell’intervista e soprattutto, condividere la mia quotidianità con una ragazza cilena, è un’opportunità immensa. E in particolar modo, aver vissuto questi momenti così ”caldi” per il suo paese attraverso i suoi occhi e le sue parole è davvero straordinario. Il giorno stesso della morte di Pinochet, rientrando a casa, prima ancora di dirmi ”Bonjour” mi ha letteralmente assalita: non stava nella pelle di comunicarmi la notizia...”il dittatore è morto!”. E poi le telefonate dei suoi parenti (innumerevoli!) e dei suoi amici, dei suoi ex studenti..tutto era in movimento nel nostro appartamento solitamente molto silenzioso. Un pezzo di Cile aveva invaso questo piccolo angolo di Francia... Leggo l’amarezza negli occhi di Sulvy quando mi racconta della sua infanzia sotto il regime, degli amici desaparecidos, e anke di alcuni suoi familiari ke hanno dovuto subire degli atti di violenza ke preferisco lasciare immaginare piuttosto ke entrare troppo nel personale... Io non credo che con la morte di Pinochet cambierà qualcosa. Mi dispiace ke le sue sofferenze umane siano finite così presto. Forse avrebbe meritato una più lunga agonia. Ma per il resto bisogna rendersi conto che non è la scomparsa di un dittatore che può far scomparire la dittatura. Il riskio è sempre dietro l’angolo, ed oggi più ke mai, visto ke i colpi di stato non si fanno più con le armi ma cn i mass media... Si, gioiamo perché con Pinochet se ne va un incubo, ma nn dimentichiamo ke si tratta della morte di qualcuno ke cmq ha già fatto tutto quello ke si era prefissato, ke è riuscito ad ottenere il potere e a mantenerlo tanto quanto bastava per causare del male. Quello che ha fatto nn sarà sepolto con lui, e piuttosto che come simbolo di una liberazione, ke la sua tomba rimanga li come monito, un avvertimento che ciò è stato e che ciò potrà comunque essere.
14/12/2006 da Lechu
Desde Chile...
Dale Sulvy... me alegro que estes pasandolo bien por alla!!!

Les cuento que aqui en Chile fue una verdadera fiesta... pero no faltaron los que aún no creen en el tipo de persona que era... es una situacion fuerte la que se genero en el país...

La rabia mas grande que a mi me da, es contra la justicia chilena, como pudimos dejar que muriera sin recibir castigo?... bueno espero que se cierre ese capitulo, aunque lo veo muy dificil

Saludos desde Chile (CL)
14/12/2006 da Marino
commento di una persona molto moderata
complimenti mario per l’intervista. io da sempre ho poca propensione nell’affrontare questi argomenti politici a causa di una mia scarsa attenzione nel tenermi informato, nel leggere per tenermi informato per cui commentare direttamente o giudicare il fatto non sarebbe opportuno per mancanza di informazioni al riguardo.
l’unica mia opinione la posso esprimere in merito alla crudeltà dei regimi dittatoriali in genere, senza distinguo politici, e alla crudeltà dei dittatori.
la storia mi ha insegnato che da sempre posizioni troppo estreme hanno generato solo sangue innocente e dolori e pianti per l’umanità ed è per questo che l’operato di questi criminali non troverà mai la mia approvazione. ma ripeto la mia opinione vale per tutti questi criminali, da destra a sinistra.
questa è l’opinione di un modesto ragazzo molto moderato.
ciao

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