Pena di morte solo ai cattivi?
[02/12/2005 19.25] Ho seguito ieri sera, all?interno del programma di Paolo Bonolis ?Il Senso della Vita?, l?intervista rilasciata da Stanley Williams, un condannato a morte detenuto da 24 anni nel braccio della morte di un carcere americano. Il Signor Williams ? stato condannato per l?assassinio di quattro persone, si ? sempre dichiarato assolutamente innocente, e durante questi 24 anni ha completamente cambiato la sua vita, ? diventato un simbolo per i giovani dei ghetti americani, ha contribuito a togliere molti di loro dalla strada della delinquenza, ? stato addirittura candidato al Premio Nobel per la Pace e a quello per la Letteratura. Io sono assolutamente contraria alla pena di morte, trovo che sia una soluzione barbara e bestiale dei problemi di una societ?, una vendetta torva e inutile che uno Stato che vuole dirsi civile non pu? accettare, e una macchia indelebile nel cuore del Paese che si dichiara orgogliosamente ?la pi? grande democrazia del mondo?. Per? l?intervista di Bonolis mi ha provocato due domande che vorrei girare a tutti voi. La prima ?, per cos? dire, di carattere psicologico. Il Signor William, pur dichiarandosi sempre innocente rispetto ai crimini per i quali ? stato condannato a morte, ha sempre ammesso di essere appartenuto ad una di quelle gang criminali che in ogni citt? americana seminano violenza e terrore, era insomma un vero delinquente, un ragazzo senza alcuna istruzione, senza alcuna remora a picchiare, rubare, terrorizzare, senza alcuna speranza di poter cambiare il suo destino. Allora io mi chiedo: avrebbe mai voluto e potuto cambiare cos? profondamente, cos? completamente, diventando quasi un simbolo per molta gente, se non avesse avuto sulla sua testa per tutti questi anni la spada di damocle della morte? Quanto influisce, sul comportamento e sulla formazione di una persona, il sapere di essere un condannato a morte, una persona cio? che, a differenza di tutti noi, sapr? esattamente il giorno, l?ora, il minuto in cui il suo cuore smetter? di battere, il suo cervello cesser? di pensare, soffrire, amare, sperare? Credo che questa sia una domanda importante, alla quale forse, come per tutte le domande importanti, non c?? una risposta precisa. La seconda considerazione che vorrei fare ? in realt? una vera provocazione. Mi chiedo: ma ? giusto che per sostenere la campagna contro la pena di morte, si intervistino sempre persone che hanno avuto un percorso di redenzione, di recupero della propria umanit?? Secondo me no. In questo modo si trasmette l?idea che ? immorale giustiziare una persona soltanto perch? ? cambiata e non ? pi? quella che ha commesso i reati per i quali ? stata condannata. Ma non ? cos?, non ? questa l?idea di fondo! L?idea di fondo ? che la pena di morte ? una barbarie per tutti, che sarebbe ingiusto giustiziare Stanley Williams anche se fosse sicuramente colpevole, anche se non avesse mostrato alcun pentimento, anche se fosse un mostro sadico che ha stuprato, violentato e massacrato decine di persone senza il minimo rimorso. In una frase: ? ingiusto togliere la vita a Stanley Williams, ma ? ingiusto allo stesso modo giustiziare il mostro di Marcinelle. Noi, contrari alla pena di morte, dobbiamo secondo me affrontare chi invece ? favorevole, su questo terreno, sicuramente pi? difficile e meno emotivo: la pena di morte ? inaccettabile perch? ? una vendetta istituzionalizzata, e questo concetto ? valido per tutti, per gli innocenti e per i veri mostri. In questa ottica, intervistare Stanley Williams secondo me ? stato addirittura controproducente: chi, come me, ? contrario alla pena di morte, si ? commosso ed indignato. Ma chi invece sostiene la pena capitale sia giusta, ha potuto tranquillamente sentenziare che certo, magari a Williams la grazia si pu? anche concedere, ma che ? giusto ammazzare legalmente tutti quei delinquenti che non sono diventati degli angeli di redenzione come lui. Non mi sembra una grande servizio alla causa di chi vuole abolire la pena di morte!
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