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18 novembre 2006 Le cose che hanno valore
“SAN PAOLO (Brasile) - Ana Carolina Reston era bella, bellissima. Non a caso lavorava per alcune delle più importanti agenzie di moda di New York. Ana Carolina Reston è morta. A soli 21 anni. L'ha uccisa l'anoressia. Al momento del decesso pesava 40 chili, lei che era alta 1,73 metri.” La società in cui viviamo impone canoni ormai così assurdi che rasentano la “normalità”: non ci rendiamo più conto di cosa sia tollerabile e cosa non lo sia. L'affermazione “magro è bello” ad esempio, rientra ancora in ciò che può definirsi plausibile poiché è un assunto così generale da essere assimilabile al detto popolare “altezza mezza bellezza”. Ovviamente, se poi fosse necessario scendere nel concreto di una discussione, bisognerebbe fare tantissime osservazioni. Il peso e l'altezza, ad esempio possono essere del tutto irrilevanti se messi a confronto con i lineamenti, le forme etc. Questo per dire che la definizione di “bello” è innanzitutto molto soggettiva e poi va contestualizzata caso per caso. Arrivare a dire, invece, che la taglia 38 è l'unica che apre la strade al successo personale (vedi film “Il diavolo veste Prada”) è decisamente intollerabile e pericoloso. Le persone hanno bisogno di conferme, di considerazione e far credere loro che uno stereotipo fisico sia la soluzione di ogni problema non è giusto e, peraltro, nemmeno vero. Inutile dire che una società seria e “matura” dovrebbe essere incentrata su un'altra tipologia di valori. Bellezza, soldi, successo sono fattori importanti e non si può ipocritamente negare, ma non sono sicuramente e decisamente la chiave della felicità. Ana Carolina Reston era bellissima, famosa e ricca. Nonostante questo è morta per inseguire un modello che già le apparteneva. Allora viene da chiedersi se il problema, in realtà, non sia relativo all'interiorità. Il concetto di bellezza, legato a quello di felicità va inteso, forse, come rapporto con se stessi e con gli altri. Il carattere, la personalità, il modo di “prendere la vita” non suppliscono l'aspetto fisico, ma sono un'arma potente per dimostrare che il giudizio degli altri non è assoluto e che, comunque, non “fa” la qualità della nostra vita. Questo spiega perché una ragazza grassa e bassa esce di casa con il sorriso sulle labbra e un'altra, perfetta, muore di anoressia; la malattia della tristezza. La società non dovrebbe rinnegare certi valori frivoli, ma fornire le chiavi di lettura per permettere alle persone di gestirli con intelligenza. L'importante è “lavorare” su se stessi, sulla propria storia, fatta di sogni, aspettative, delusioni, amarezze e fare in modo che tutto questo assuma un senso, un valore positivo. La vita non è “giusta”, e a volte non è come la vorremmo. Dare credito a tutto ciò che non conta realmente può però solo peggiorare la situazione. Bisognerebbe, allora, ripartire da noi stessi e dalle piccole, grandi cose che hanno valore.
Silvia Saccomanno
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