La Sconosciuta: ultimo capolavoro di Giuseppe Tornatore
[06/11/2006 11.23] Trieste, una “sconosciuta” (dentro e fuori la scena, in quanto l’attrice Ksenya Rappoport è al suo debutto sul grande schermo) che cerca lavoro come donna delle pulizie nel palazzo di fronte alla sua abitazione e una famiglia bene che sta affrontando un divorzio. Irena, di origine ucraina, è una donna sfortunata, dal passato misterioso, una che ha commesso molti errori e li sta pagando tutti, ma che con coraggio sta cercando una strada per sfuggire dal suo destino che comunque riuscirà a travolgerla. Rivelare dettagli sulla trama toglierebbe il gusto di vedere il film a chi ancore non lo ha fatto, infatti, il regista, Giuseppe Tornatore, ci guida a districare la storia del passato di Irena, un passato angosciante e doloroso per mezzo di flash back, attraverso frammenti che affiorano alla mente della protagonista. La sconosciuta è un film che racconta una storia drammatica, crudele e violenta del nostro tempo, ma che nel finale lascia spazio ad uno spiraglio di ottimismo, senza sconfinare nel sentimentalismo. Il cast è ricco di nomi importanti che ci regalano interpretazioni eccellenti come Alessandro Haber, Claudia Gerini, Pier Francesco Favino, Piera Degli Esposti, Margherita Buy e Michele Placido, ancora una volta nel ruolo del cattivo, questa volta veramente malvagio e criminale, ma ksenya Rappoport riesce comunque a brillare in questo ensamble perfettamente messo insieme. Lo spettatore viene letteralmente catapultato dentro la storia e Tornatore riesce a mantenerlo incollato allo schermo per due ore, non grazie ad effetti speciali, ma grazie alla maestria con cui lui e la sua macchina da presa si muovono o indugiano sul volto espressivo e sugli sguardi intensi di Irena. Infatti, come ha dichiarato anche Tornatore in alcune interviste, il volto di Irena ricorda quello delle eroine russe ottocentesche, così come il suo carattere così forte e determinato e la sua volontà di riconquistare una parte della sua vita che le era sfuggita. La videocamera sembra seguire il respiro di Irena che da il ritmo al film e riesce a trasmettere tutta la sua paura, la sua ansia allo spettatore facendolo partecipare emotivamente alla storia. L’atmosfera che si respira nel film assomiglia a quella di alienazione di alcuni film di Alfred Hitchcock, basati tutti sulla psicologia, più che sugli effetti sensazionalistici. La colonna sonora è firmata dal grande Ennio Morricone ed è perfetta, molto emozionante e coinvolgente. La fotografia, curata da Tonino Zera ci mostra una Trieste in tutto il suo splendore, algida ma allo stesso tempo tormentata , in perfetta sintonia con l’animo della protagonista. Quest’ultimo lavoro di Tornatore, non è inquadrabile in un unico genere, ma sembra più essere il risultato della contaminazione tra genere noir, giallo e melodrammatico. Il regista sembra volerci invitare alla riflessione sulla nostra società anche se il film è privo di condanne o assoluzioni morali Alcune situazioni presentate forse possono apparire un po’ improbabili o leggermente forzate, ma il film, nel suo complesso, nonostante la critica non sia stata favorevole, rimane comunque un ottimo lavoro.
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