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30 ottobre 2006 Babel Marocco. Un cacciatore giapponese regala in segno di rispetto il suo fucile ad un marocchino, che gli ha fatto da guida nelle sue battute di caccia. Questo gesto provocherà conseguenze drammatiche. Il fucile finisce infatti nelle mani di due giovani ragazzi pastori, che volendo provare l’arma, feriscono per sbaglio una ragazza americana in vacanza insieme a suo marito, per cercare di ritrovare la serenità che manca nel loro rapporto ormai da molto tempo. La coppia americana lascia in custodia i loro figli ad una donna messicana, che senza il loro permesso porta i due bambini ad una festa di matrimonio messicano, senza però fare il conto con il destino. I due bambini finiscono infatti insieme alla donna in una drammatica avventura che neanche si sognavano. In Giappone una ragazza adolescente sordomuta stufa della sua straziante condizione, decide di combattere il problema andando controcorrente. La ragazza decide di concedersi a tutti, nell’arduo tentativo di avere rispetto e affetto. Quell’affetto che complice la madre suicidatasi anni prima, fatica a trovare nel premuroso padre che come hobby ama andare a caccia in posti esotici, come ad esempio il Marocco. Alejandro Gonzalez Inarritu il regista di questo straordinario film, colpisce ancora, sfruttando quello che è ormai il marchio di fabbrica del suo cinema: la tragicità del destino. Le sue precedenti opere, sono infatti spaccati umani che si interrogano, su quanto sia tragico il destino, e quante persone a volte inconsapevoli, possano farne parte. “Amores Perros” il suo film d’esordio ambientato nel suo paese natio, il Messico, e “21 Grammi” il suo primo film Hollywoodiano, sono infatti due tasselli di un puzzle che trovano il suo pezzo finale proprio con “Babel”. Ma “Babel” sottolinea anche un importante quanto attuale problema. Il problema dell’incomunicabilità. Il film parlato infatti in 4 differenti lingue(Arabo, Americano, Messicano,Giapponese) marchia ancora una volta quello che è un problema globale, scatenando dalle incomprensioni dovute alla lingua,inevitabili conseguenze, che sfociano anche nel tragico o nel problema social-politico. Guillermo Arrianga suo abituale partner nelle vesti di sceneggiatore, è ancora una volta superbo, nel tessere la trama del film, proprio come aveva fatto nei precedenti lavori di Inarritu, o nel film di Tommy Lee Jones: “Le Tre Sepolture”, film per il quale ha ottenuto il prestigioso riconoscimento del premio alla miglior sceneggiatura al festival di Cannes 2005, dimostrando che il suo è un nome importante nel cinema internazionale. Anche “Babel” che era stato presentato al festival di Cannes 2006, ha ottenuto il premio alla miglior regia, andato ad Inarritu. Molti critici però, lo hanno definito un premio di consolazione, forse per la paura dei giurati del festival di premiare un opera così particolare. Il cast è grandioso in tutti i suoi interpreti, molti dei quali probabilmente allo loro miglior prova in carriera come nel caso di Brad Pitt. La star, non è mai stato così intenso e convincente, e smentisce seccamente la teoria secondo la quale, nel cinema esistano parti secondarie al film. Gael Garcia Bernal e Cate Blanchett completano il cast con performance molto convincenti. Ancora una volta il cinema ci mostra un suo lato affascinante: il cinema d’autore. Un lato che però (secondo i canoni del cinema attuale) non potrebbe esistere, senza gli introiti garantiti da pellicole commerciali. Questo è il cinema del 21esimo secolo.
Michele Mori
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