Un campione fino alla fine
[29/10/2006 17.09] Valentino Rossi va a perdere nel modo più amaro il Motomondiale 2006, scivolando dopo pochissimi giri e consegnando ad Hayden il suo primo titolo iridato. La sensazione, secondo l'esperto Loris Reggiani, è che la sua moto avesse problemi da stamattina, cosa confermata dalla non buona partenza del pesarese, il quale se n'è accorto anche a causa del fatto che non riusciva a tenere il ritmo degli altri, le Ducati in testa e poi Hayden che si piazzava secondo grazie al fratel prodigo Pedrosa che gli lasciava spazio fin da subito. Per non perdere ulteriore terreno, Rossi ha forzato ed è finito per le terre. Da quel momento non è stato più possibile sperare in una rimonta, perchè i secondi da recuperare per ottenere l'ottava piazza, sufficiente dato il terzo posto di Hayden, erano troppi anche per il sette volte campione. Sono curiose le analogie fra l'epilogo di questo mondiale e quello di Formula 1. Considerate le inevitabili differenze fra le discipline e fra l'età dei due, sia Schumacher sia Rossi hanno iniziato male la stagione, concedendo ampio vantaggio al rivale principe (Alonso ed Hayden); dopodichè hanno iniziato a macinare vittorie, punti e spettacolo, giungendo a colmare del tutto il gap - Rossi aveva addirittura superato Hayden - . Proprio sul più bello, entrambi sono stati costretti ad arrendersi a causa di episodi sfortunati che testimoniano come, quando è scritto in cielo che una cosa debba andare male, ci va - altrimenti detta legge di Murphy. Entrambi erano a caccia del loro ottavo alloro, ed entrambi si sono trovati, durante l'ultima gara, a dover rincorrere dopo un guasto-incidente. Ed entrambi lo hanno fatto con dedizione alla disciplina, rispetto verso il pubblico e soprattutto con immenso onore. L'esito acre della sua rincorsa spericolata ed arrembante al titolo non potrà mai cancellare ciò che Rossi ha regalato al pubblico del Motomondiale in questi anni. Una quantità impressionante di podi, vittorie, sorpassi al cardiopalmo e, soprattutto, lealtà, corretteza e sportività. Ce ne fossero anche in altri ambienti, sportivi come lui che quando vincono parlano al plurale - nonostante corrano da soli - e quando perdono dicono "HO sbagliato". Ce ne fossero anche in altri ambienti ragazzi che non giocano sporco pur di guadagnare una miserrima vittoria, ce ne fossero di ventisettenni arcifamosi e iperpubblicizzati che si concedono alle interviste senza il grugno arrogante e borioso. Ce ne fossero di perdenti che, a sconfitta caldissima, raggiungono il vincitore e gli stringono la mano, anche se avrebbero voglia di riempirli di montanti alla mandibola. E dire che Rossi è il corridore più titolato in attività. Il modo in cui è balzato in piedi subito dopo la caduta per riacciuffare la maledetta moto ed inseguire il miraggio dell'ennesima rimonta, la sua sconfitta e la malinconica serenità con la quale l'ha accettata, o per meglio dire con la quale ne ha preso atto, gli rendono il sommo onore. E'bellissimo essere imbattibli, ma perdere come lui ha perso lo rende un personaggio ancora più completo di prima, perchè ne scopre la faccia triste, celata neanche troppo bene ai microfoni di Paolo Beltramo. Aveva le lacrime fra le orbite, ed anche per questo resterà nella storia. Sarebbe da sfilare per le strade anche per lui, anche quando perde perchè ha tenuto comunque altissima la bandiera italiana. Forse è un tipo che unisce troppo il nostro popolo per poterlo istigare ad una manifestazione di massa in suo favore, forse non si ingella abbastanza i capelli per poter sclacsonare fino a tarda notte, o forse fa semplicemente più freddo che a luglio. E' e rimarrà sempre un fuoriclasse anche se ruzzola per terra come una trottola impazzita.
foto corriere.it
postato da Vincenzo Carusi
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