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Pallone da Calcio17 ottobre 2006
Calcio: Bilancio provvisorio
E’ molto difficile, quest’anno, sostenere la tesi che quello italiano è il campionato di calcio più bello del mondo, ma di sicuro è il più strano. Le penalizzazioni inflitte alle quattro squadre condannate e rimaste in A stanno condizionando l’andamento della classifica e, forse, anche l’atteggiamento di altre concorrenti.
La Reggina, che da ottima provinciale è partita senza complessi conscia del campionato che l’attendeva, e la Lazio, solida anche se spuntata in avanti, hanno reagito subito bene all’handicap ed incamerato punti preziosi per il prosieguo. Se per i calabresi non è ipotizzabile altro obiettivo della salvezza (e ci sarà da sudare, ma non è un miraggio), i capitolini potrebbero seriamente puntare quantomeno all’intertoto o, magari, alla UEFA diretta. A gennaio, però, urgono rinforzi in prima linea perché sembra che in questo momento, a parte Rocchi, il miglior attaccante biancoceleste sia Mauri che attaccante non è. Al di là degli aspetti tecnici, la Lazio deve ritrovare al più presto il suo pubblico, assai misterioso nel suo ostinato duello col presidente Lotito. Qualcuno, nei vicoli della Capitale, mormora che il vero motivo della “contestatio ad aeternum” sia il fatto che in realtà il glottologo latinista sia un romanista! Sarebbe veramente il colmo, per cui non lo vogliamo pensare. Di qualunque peccato mortale si sia macchiato Lotito, però, è sciocco abbandonare la squadra e non sostenerla per accanirsi contro il suo presidente. In campo ci stanno andando molti giocatori che l’anno scorso avevano conquistato la qualificazione alla Coppa Uefa, poi annichilita dal maxi-processo. Crediamo che molti di loro meritino un po’ di riconoscenza anche solo per essere rimasti a Roma.
La Fiorentina, dopo un inizio choc, sembra aver imboccato la strada giusta: bando alla psicosi da retrocessione, il -19 sta pian piano scemando verso lo “zero”, grazie al giusto spirito di squadra ed alle prodezze di un attacco da Champion’s. Mutu imperversa servendo assist e segnando gol, Toni continua a fare ciò per cui è famoso, cioè segna. La rosa è da altissima classifica, l’allenatore è uno tosto che sa come cavarsela nelle avversità (portò il Parma in UEFA nell’anno della crisi Parmalat e con una squadra quasi improvvisata). Chissà senza quei diciannove punti in meno...
Chi sta soffrendo più del previsto è il Milan, le cui fierissime impressioni di settembre prospettavano un Natale da trascorrere al caldo del primo posto in classifica. L’attacco segna poco, e per giunta qualche bombardiere viene colpito da guai familiari gravissimi; la difesa non è stata di fatto rinnovata e si tratta di un grossolano errore, se si considera che il più giovane è il trentenne Nesta e che Maldini non è e non potrà più essere il grande centrale di qualche anno fa. A parte ciò, il Milan neanche è fortunato e quando manca la buona sorte manca molto. Sabato sera Kaladze ha fatto il malandrino aiutandosi vistosamente con la mano in occasione del suo gol e lo ha ammesso a fine partita, ma a parte questo episodio non si può dire che i rossoneri godano quest’anno di trattamenti di favore. Nello stesso match contro la Sampdoria (squadra tutta grinta e con qualche piede buono che potrebbe un giorno portarla in alto) è stato negato un rigore ad Inzaghi e nella precedente partita contro il Siena un gol regolare di Pirlo è stato annullato. Non che quello fosse un episodio facile da valutare, ma in altri tempi e sempre col beneficio del dubbio, il guardalinee non avrebbe alzato la bandierina.
Fa comunque un certo effetto vedere Galliani ancora furente con gli arbitri ed attivissimo nel suo enigmatico ruolo di inibito con la condizionale non dichiarata. E pensare che Sposini, Biscardi e Melli sono stati sospesi dall’ordine dei giornalisti perché parlavano con Moggi al telefono, e Damascelli per avergli passato in anticipo una notizia. Non si riesce ad individuare il soggetto che denota il fegato più resistente fra i tanti messi alla prova: Galliani che continua ad operare in palese illegalità (ok, non accetta di essere stato giudicato colpevole, però se tutti facessero di testa loro e non rispettassero le sentenze potremmo anche evadere da un carcere quando vogliamo per andare a mangiarci una pizza), coloro che dichiarano da più canali che le sentenze di Calciopoli sono giustissime e coerenti (lo ha detto anche Guidolin, il cui presidente crediamo non sia proprio d’accordo dal momento che il Milan gli ha soffiato il posto in Champion’s) o i tifosi delle squadre i cui diritti sono stati calpestati negli anni passati (Martina, Pisa, Cosenza, Treviso) ad andare ancora allo stadio?
Il campionato, in fondo, è reso strano ed avvincente dall’Inter che avrebbe dovuto far man bassa di punti e che invece ostenta limiti tattici e psicologici, convinta forse di farcela in qualsiasi partita in qualunque modo, a prescindere dalla prestazione. E', comunque, la squadra che appare destinata a vincere il campionato, in virtù di una rosa extra-lusso il cui unico neo tecnico è dato da un paio di difensori che più che buoni giocatori non sono: Cordoba e Zanetti.
Anche per quanto riguarda l’Inter, è curioso l’atteggiamento e soprattutto il frasario del suo presidente che contesta le critiche ad Ibrahimovic e promette guai (come Fra’ Cristoforo a Don Rodrigo nel loro cordiale colloquio a palazzo) a chiunque si azzardi a toccare lo svedese, ex violento-maniaco-scorretto-zingaro-antipatico. “Da quest’anno gli vengono rivolte attenzioni particolari, la prova-TV per lo sputo a Sottil sarebbe uno scandalo”. E’il riassunto delle parole del patron nerazzurro. Strano, anzi stranissimo che si esprima così, perché le sue idee sottendono ancora una volta una certa sindrome da complotto, arbitrale e mediatico, di cui si sente vittima, come da lui dichiarato qualche settimana fa dopo la sconfitta col Bayern. E’strano se andiamo a scrutare gli episodi e notiamo che l’Inter ha giocato la partita contro la Samp che mancava di Falcone e Delvecchio squalificati, poi quella contro il Catania usufruendo delle squalifiche di Biso e Stovini e di un rigore non assegnato ai siciliani per fallo di mano di Samuel e giocherà domenica prossima contro l’Udinese che dovrà fare a meno del giocatore più in forma, Muntari, squalificato anche lui. Volendo pensare male, lo si potrebbe fare benissimo come ha fatto lui per undici anni.
E’strano, inoltre, se ci si ricorda che l’unica volta in cui ci si è “accaniti” contro Ibrahimovic è stato due stagioni fa, 20 aprile 2005, quando Ibra, tesserato della Juve, fu squalificato per tre domeniche con la prova TV per una “cravatta” a Cordoba, giocatore...dell’Inter. Proprio strano quel presidente: non si ricorda niente, ma parla lo stesso contraddicendo sé stesso e la storia recente, di facile ricostruzione per chi l’abbia seguita. Non ci si vuole accanire; è che una persona nella sua posizione, presidente della squadra campione d’Italia e prima in classifica, nonchè intrallazzato con la storia delle intercettazioni-pedinamenti, per la quale è sotto inchiesta, e mandante o semplice avallante la falsificazione del passaporto di Recoba, dovrebbe stare attento a pronunciare corbellerie che rasentano il grottesco e forse lo toccano.
Fortuna per Mancini & co. che la Roma è grande a domeniche alterne, nonostante un De Rossi ormai affermatosi su livelli d’eccellenza, stile Lampard (quantità, qualità costruttiva e gol) ed un gioco a tratti entusiasmante. L’organico è limitato a causa delle difficoltà finanziarie in cui ancora versa la società. A gennaio, però, qualche intervento sul mercato sembra inevitabile, specie in attacco dove ancora non si vede il Totti che conosciamo e dove Montella e Vucinic sono alle prese con problemi fisici. Puntare su Okaka, promettente ma logicamente immaturo, non sarebbe proprio una dichiarazione di guerra all’Inter. Staremo a vedere.
Un accenno alla B. Il Genoa ha iniziato a macinare gioco e punti, approfittando dei continui passi falsi ora dell’una – Brescia – ora dell’altra – Napoli – ora della terza rivale – Lecce? Bologna? La Juve, intanto ed in attesa dell’arbitrato, ha effettuato il primo sorpasso, ai danni dell’Arezzo dell’ex capitano Conte. Ce ne vorranno altri diciassette per andare in A senza passare per i play-off. Deschamps, però, deve decidersi una buona volta a risolvere qualche equivoco tipo l’inamovibilità di Birindelli. Attendendo Tudor e Legrottaglie, i terzini potrebbero e dovrebbero offrire copertura ed aiuto al neo-centrale Boumsong ed allo svagatissimo Kovac. Chiellini lo fa con successo, Birindelli non pare l’uomo adatto, ma il basco di Francia insiste su di lui convinto com’è che Balzaretti non sia in grado di giocare a destra. Invece, a destra ha giocato l’anno passato ottime gare, in serie A ed in Champion’s; possibile che non lo possa fare in B? Altro appunto: Del Piero, dato per assodato che merita tutto il rispetto del mondo anche per la sua coraggiosa scelta di restare, non deve diventare un ricatto morale. Non è che in B si fa la differenza solo con i piedi, servono fiato e corsa che, data l’età ed i ripetuti infortuni di cui ha sofferto in passato, Del Piero non sa offrire con continuità. Si dovrebbe puntare di più sulla freschezza di Bojinov e sul talento di Marchionni, altrimenti cosa li hanno comprati a fare?
Vincenzo Carusi
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