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Friedrich Nietzsche15 ottobre 2006
L’annuncio dell’uomo folle
Esattamente centosessantadue anni fa, il 15 ottobre 1844, nasceva a Rocken, in Sassonia, uno dei più innovativi e per certi versi “anticonformisti” filosofi della storia del pensiero occidentale: Friedrich Wilhem Nietzsche.
L’opera nietzschiana è sicuramente una delle più strabilianti e stupefacenti riflessioni filosofiche che sia mai giunta ai nostri giorni, non solo per la straordinaria portata dei contenuti, ma anche per la svolta netta e radicale che ha segnato rispetto alle precedenti concezioni gnoseologiche, morali e politiche, destinate con Nietzsche a spegnersi nell’errore attraverso una confutazione radicale.
Una delle fondamentali tappe per l’elaborazione del pensiero nietzschiano è costituita dall’incontro con la riflessione schopenauriana de “Il mondo come volontà e rappresentazione”: Nietzsche ne deriva la totale insoddisfazione per il presente, nonché la concezione che ciò che appare non coincida con l’essenza delle cose. Analogamente a Schopenauer infatti, il primo Nietzsche si caratterizza per un amore incondizionato verso l’arte, considerata come unica forma dell’esistenza in grado di metterci in contatto con la vera realtà della vita, con l’essenza pura di tutte le cose (in Schopenauer questo “principio primo” si identifica con la “volontà di vivere”, che Nietzsche tramuterà in una “volontà di potenza”).
Tuttavia la riflessione nietzschiana pone le sue basi su presupposti differenti da quelli di Schopenauer, ovvero la convinzione che la decadenza dell’Occidente sia dovuta alla sconfitta, da parte di quell’intellettualismo filosofico (nato con Socrate) che l’uomo ha via via consolidato nel corso dei secoli, dello spirito dionisiaco antico, uno spirito irrazionale, cieco, gioioso, atto al benessere fisico ed allo straripare dei sensi, ad opera della parte razionale umana, chiamata da Nietzsche “principio apollineo”, legato all’ordine, alla misura, all’armonia e soprattutto alla soppressione totale delle passioni umane.
Tutto ciò viene proiettato in una dimensione particolare, quella della tragedia greca, di cui Nietzsche era un grandissimo studioso nonché ammiratore: a partire da Euripide, secondo il pensatore tedesco, si dissolve pian piano quella mirabile sintesi tra impulso dionisiaco e rappresentazione apollinea tipica delle grandi tragedie di Eschilo e Sofocle, in cui il dramma umano raggiungeva il suo apogeo attraverso però una sublimazione artistica che garantiva l’armonia classica della rappresentazione. Da questo momento in poi, momento che Nietzsche definisce “miracolo metafisico”, l’uomo occidentale viene permeato dalla morale “platonico cristiana”, portatrice delle grandi costruzioni teoriche della scienza, della politica e della religione, che secondo Nietzsche non fanno altro che illudere l’uomo per consentirgli di fissare dei punti fermi, in realtà fallaci, su cui basare la propria esistenza. Ma quando giungerà tra gli uomini “l’uomo folle”, colui che riuscirà a demistificare tutte le concezioni paradigmatiche cristallizzatesi nel pensiero comune, allora gli uomini saranno nudi di fronte alla “morte di Dio”, alla scomparsa cioè di tutti gli ideali precedenti: l’uomo dovrà togliersi la maschera, per misurarsi con l’unica verità, la “volontà di potenza”. Quest’ultima è per Nietzsche l’essenza stessa della vita, ovvero un impulso a crescere e volere sempre di più. Una forza cieca, irrazionale, che l’”uomo nuovo”, ormai certo della falsità della morale, della religione e delle ideologie politiche, deve saper cogliere dentro di sè, accettando l’impulso dionisiaco e realizzando il suo legame con “la terra”. Si viene così a configurare l’”oltre-uomo” nietzschiano, che potremmo definire come un modello etico, attraverso una tra trasvalutazione di valori che possa dare sfogo all’ermeneutica umana e fissare la verità al centro del percorso ciclico dell’”eterno ritorno”: ogni uomo deve capire che la sua storia non è lineare, non ha fine ultimo se non quello di vivere pienamente ogni istante del presente; egli deve affermarsi liberamente nel tempo, deve “imprimere al divenire il carattere dell’essere”. Solo così egli potrà guardarsi dalla vita falsa, per abbracciare la vera esistenza. Solo così egli, in ogni istante, potrà veramente essere libero, e sprigionare con forza la potenza creatrice del Superuomo.
Francesco De Stefano

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