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11 ottobre 2006 E’ nato prima il trash o la gallina? “Prima o poi i reality finiranno. Meglio prima che poi” ha affermato Pippo Baudo in una recente intervista. Il comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione Tv e minori, organo del Ministero delle comunicazioni, ha richiamato le televisioni pubbliche e private sui pericoli derivanti dalla proliferazione dei reality per bambini e ragazzi: confusione tra finzione e realtà, competitività aggressiva, esibizionismo, primato del denaro facile e diffusione di stereotipi banali e usurati. “Reality Circus”, condotto da Barbara D’Urso su Canale 5, ha fatto registrare ascolti desolanti, 15% nell’ultima puntata. Wild West, su Raidue portato avanti dalla temeraria Alba Parietti, ha segnato un imbarazzante 6% di ascolto ed è prossimo alla chiusura definitiva. Questa congiuntura sembrerebbe dimostrare come il genere “reality” abbia stancato gli italiani; alcuni critici sono andati oltre preconizzando la sconfitta del trash e il trionfo di una tv di qualità. A sostegno di questa tesi ci sarebbero anche gli ottimi ascolti fatti registrare da una fiction “impegnata” come quella dedicata a Giovanni Falcone, vista da 8 milioni di telespettatori ossia il 30 % di share e i risultati incoraggianti registrati dall’ultima puntata di “Ballarò”: 16% di share che su Raitre è certamente un risultato di spicco. Queste tesi ottimistiche non reggono però ad un’analisi approfondita dello scenario attuale della televisione italiana. “L’isola dei famosi” ha perso qualcosa in termini di share ma sembra tenere piuttosto bene; “La pupa e il secchione”, comedy show trash, registra ascolti intorno al 17%, oltre il 6% sopra l’obiettivo di rete ed è diventato un fenomeno di costume che dilaga nei blog e nei giornali tanto che anche Edmondo Berselli gli dedica, su “Repubblica”, un articolo in prima pagina. E’ naturale e ovvio che i reality subiscano delle “sconfitte” in quanto manca la novità che aveva costituito il grande successo delle prime edizioni del “Grande fratello” e dell”Isola” della Ventura: il prodotto è inflazionato e non scatta più la tanto declamata “identificazione” dello spettatore con i concorrenti. Ma è soprattutto la tesi della vittoria di una tv di qualità che crolla di fronte ad un’osservazione attenta. La televisione generalista attuale è così piena di trash che è impossibile identificare questo modo di fare intrattenimento con un tipo di programma specifico; il trash dilaga, infatti, nei talk show, nei programmi sportivi, nei quiz, negli approfondimenti e anche in alcuni telegiornali. Infatti, alcuni dei “peccati” più gravi che vengono imputati ai reality caratterizzano molte delle trasmissioni televisive. Ad esempio, il primato del denaro facile, vinto senza avere nessuna qualità e nessun merito, è caratteristica essenziale del successo di “Affari tuoi”, uno dei programmi di maggior successo delle ultime stagioni televisive. La diffusione di stereotipi usurati e falsi ci viene propinata, oltre che dai telegiornali, da qualsiasi trasmissione sportiva in cui gli uomini discutono seriosamente mentre alle donne è lasciato il compito, arduo e problematico, di annunciare la pubblicità. Il reality è certamente un genere che tira fuori il “peggio” nello spettatore ma siamo veramente convinti che eliminandolo dalla tv si elimini il trash? Oppure il trash era già imperante nella nostra tv e il genere reality lo ha soltanto portato alle massime conseguenze? Il trash è un modo di fare televisione che ha, per chi fa la tv, degli indubbi vantaggi: bassi costi, scarso sforzo intellettuale, ritorno massiccio in termini di auditel e, quindi, di guadagni pubblicitari. Per costruire un programma ben fatto ci vogliono autori capaci, buoni conduttori e una buona impalcatura complessiva, per far scoppiare una rissa trash bastano due personaggi vogliosi di farsi un po’ di pubblicità. E non mancano mai. Le fonti di questo articolo sono: http://www.tvblog.it, http://www.dagospia.it, http://teledicoio.blogosfere.it, “Corriere della sera” 27 settembre e 3 – 4 – 5 ottobre, “Libero” 7 ottobre, “La Repubblica” 2 ottobre, “La Nazione” 2 – 4 ottobre.
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