Politkovskaya, martire dell'informazione
[08/10/2006 12.33] Anna Politkovskaya, giornalista russa che denunciava le violenze della guerra in Cecenia, è stata uccisa ieri davanti al portone di casa.
Scriveva sul quotidiano Novaya Gazeta, giornale di opposizione al governo di Putin. I suoi articoli le valsero il premio della "Penna d'oro" in Russia, ma anche molte antipatie, esponendola ad arresti e minacce. Fortissimi erano stati i suoi attacchi nei confronti non solo della politica di Putin, ma soprattutto riguardo le inumane violenze commesse del suo esercito in Cecenia. In occasione della tragedia di Beslan aveva anche subito un avvelenamento.
Beslan, appunto. Solo il nome ci riporta davanti agli occhi le immagini di creature inermi massacrate dai terroristi. Ma se sappiamo che questi orrori sono solo una parte di quelli che si vivono in quelle zone soprattutto a scapito del popolo ceceno, oggi sappiamo chi ringraziare.
Immagini, come si diceva, che necessariamente allontanano dalla storia. Perchè vedere una strage in un teatro (Dubrovka 2002) o dentro una scuola può far dimenticare perchè ci siano persone disposte a tanto. Senza certamente avere la pretesa di emulare la Politkovskaia, ma cercando di imparare un pochino, è doveroso riussumere almeno la storia della Cecenia.
Dopo la caduta dell'Unione Sovietica la Cecenia raggiunge l'indipendenza nel 1991. Di notevole importanza strategica per il controllo dell'Asia centrale e molto ricca di petrolio e gas naturale, venne invasa nuovamente dalla Russia nel 1994. Ma le milizie cecene comandate da Basayef respinsero l'attacco, costringendo le truppe russe a ritirarsi nel 1996. Il tributo di sangue fu ingente: migliaia di militari morti e circa 100.000 vittime cecene. Vladimir Putin reinvade la Cecenia nel 1999. Gli scontri sono ancora in corso, con ferocia della quale abbiamo potuto vedere qualche stralcio.
Riguardo a questo omicidio molti sospetti si avvolgono attorno alla figura del presidente russo, ex KGB. Per ora Putin tace. Da oggi, e per sempre, tace anche Anna Politkovskaya.
Foto: bbc.uk
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