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6 ottobre 2006 Una “pietà giacobina” Nel solenne ed equilibrato panorama artistico dell’età neoclassica, che vede fiorire le teorie Winckelmanniane all’ennesima potenza, la personalità di Jacques Louis David non può rimanere inosservata, soprattutto se pensiamo allo straordinario contributo che il pittore francese seppe dare sia da un punto di vista figurativo che da un punto di vista “spirituale” alla cultura dell’epoca, i cui risultati rimangono vivi ancora oggi.
Si pensi alla “Morte di Marat”, opera di grande spessore emotivo, frutto di quella smaniosa ricerca di un ideale etico che possa portare salvezza alla patria. Del resto David ebbe grande fiducia nel pensiero giacobino, qui rappresentato in tutta la sua emblematicità nel momento della morte di uno dei suoi esponenti più rappresentativi e forse più “scomodi”. Il pittore francese attua così una “santificazione” laica di un martire della Rivoluzione, assassinato da Charlotte Corday il 13 luglio 1793.
Il momento è drammatico, ma la composizione è ben lungi dall’essere priva di equilibrio, un equilibrio statico che fissa il momento del “sacrificio”, per collocarlo in una dimensione atemporale, valida al di fuori di ogni riferimento cronologico e sottolineata da una luce teatrale, che fissa l’attenzione sul singolo istante, sulla scia di quanto aveva fatto Caravaggio con le tele di S. Matteo. Ma in questo caso il soggetto non è religioso, o quantomeno si carica di una religiosità particolare, profana ma sentimentale. Il corpo inerte del rivoluzionario posa con dolcezza, come se fosse rapito dal sonno, e non lascia trasparire alcun segno brutale dell’aggressione (il sangue è appena accennato); il paragone con Cristo morto è evidente: anche Marat giace avvolto nel candore puro di un telo bianco, sagace allusione al sudario di Cristo, così come il taglio sul costato rimanda con forza all’iconografia cristiana.
Il soggetto è stabile, come se la morte dell’Uomo non abbia scalfito l’ideale che era il lui, che si conserva anche dopo la scomparsa della sua manifestazione terrena. La solennità, la forza immobile del corpo maestoso, nonché il grande valore morale che porta con sé, fanno dell’opera di David un grande capolavoro, frutto di maestria e genialità pittorica, ma anche di uno spirito etico importante.
Francesco De Stefano
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