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Ruota5 ottobre 2006
Criminali in tv
Cosa viene fuori da un programma che unisce la simpatica ruota di Mike Bongiorno all’imbarazzante popolarità dei personaggi creati dalla De Filippi in “Uomini e donne” ? Semplice : “La ruota della giustizia”.
Trattasi di programma americano, inventato da una bizzarra giornalista di Cincinnati, in cui i concorrenti non sono altro che criminali. Non criminali dell’arte e del pudore come Costantino Vitagliano, ma puri e semplici criminali; proprio quelli da galera.
Questi signori ad ogni giro della ruota tremano sperando che l’indicatore non si fermi sullo spicchio della ruota che contiene proprio il loro bel faccione abbinato all’ambita ricompensa. 
Chi segue il programma da casa, infatti, è invitato alla caccia, che abbinata ad un premio stile “taglia da vecchio west”, rende vita difficile a balordi vari e permette a casalinghe e pensionati di sfogare l’ansia di celebrità in modo utile.
Esempio? Cinquecento dollari per il rapinatore Lonnie Chenault, 43 anni, da tempo braccato dalla polizia. Oppure: 800 dollari per Darrell Varner, premio ambito perché trattasi di omicida pericoloso.
La brillante idea è venuta a Debhora Dixon che ora conduce orgogliosa il suo programma e fa arrestare settimanalmente qualche “poveraccio” braccato da vecchietti golosi di tv.
Quale migliore esempio di tv interattiva? E chissà che potenzialità nasconde. La gente non solo da casa partecipa e aiuta a risolvere i misteri, ma guadagna anche dei soldi. Un quiz realista che più realista non si può: «Wheel of justice», questo il nome inglese del programma che va in onda la mattina.
La rete locale, il Channel 12 di Cincinnati, ha un’audience media di 45mila spettatori tra i quali, evidentemente, si nascondono parecchi aspiranti investigatori, perché nelle prime 20 settimane di show hanno catturato già 19 fuggitivi. Varner è finito nell’occhio di una pensionata che aveva preso il bus assieme a lui. Chenault invece si è visto in tv ed ha deciso di andarsi a costituire.
La divertente serie di arresti ha prodotto fin’ora 80.00 dollari di premi tra il pubblico e molti sorrisi del locale sceriffo, Dwayne Wenninger, un uomo sull’orlo di una crisi di nervi, fino a che la bionda Deborah non ha inventato lo show del secolo. «Ciò che fanno con questo programma — dice — è semplicemente fantastico. Rendono la gente partecipe della vita della società e ci danno una mano decisiva. A volte i fuggitivi sono a portata di mano, ma senza una segnalazione sarebbe difficile se non impossibile rintracciarli».
Robert Thompson, professore di scienza della comunicazione della Syracuse University, trova in questo successo motivazioni di tipo narcisistico: «Mettiamo che una persona qualunque riesce a far catturare un omicida grazie alla sua segnalazione. Vince il premio ed è come se fosse parte dello show. La molla principale è sempre la stessa: 15 minuti di fama fanno gola a tutti».
Lou Strigari, avvocato della difesa, non è, però, entusiasta del sistema utilizzato dallo show: «E’ una prova di debolezza delle forze dell’ordine. Lo trovo brutto e imbarazzante. Ma è un’idea brillante. Ed è pure legale».
Altre città stanno pensando di comprare il format per combattere il crimine. Alcune aziende, invece, propongono di finanziare il premio in cambio di pubblicità. Esempio: il tale grande magazzino offre 1.000 dollari per la cattura di tizio, che quel grande magazzino ha rapinato tre volte. E così via.
Non sarà il vecchio West, ma un po’ ci assomiglia. E per la gioia dello sceriffo Wenninger la settimana scorsa un pericoloso spacciatore si è visto nella ruota e quando è si ritrovato addosso gli sguardi dei vicini ha deciso di costituirsi. Al comando di polizia ha comunque protestato perché, a suo modo di vedere, gli avevano abbinato un premio troppo basso.
Silvia Saccomanno

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