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5 ottobre 2006 Filosofia e Scienza L’aspetto forse più intrigante della Filosofia è il fatto che essa, almeno da un punto di vista concreto, risulta essere del tutto inutile. I filosofi non compiono scoperte tecnologiche, non individuano una nuova reazione chimica, non utilizzano il calcolo matematico per progettare edifici ultrainnovativi, né tanto meno elaborano teoremi fisici in modo da essere osannati come pionieri della civiltà moderna: insomma, i filosofi non sono scienziati.
Il rapporto tra Scienza e filosofia è davvero un rompicapo molto complesso, che spesso rischia di cadere nella tipica osservazione banale, nonché stupida allo stesso tempo:" lo scienziato agisce concretamente sulla realtà, la migliora e la scopre sempre più, il filosofo pensa sulla realtà, perde tempo e fa perdere tempo inutile agli altri". Niente di più sbagliato.
Partiamo da un punto fondamentale. Sia la Scienza che la filosofia cercano di dare risposte alle domande che l’essere umano si pone nei confronti di ciò che lo circonda. Tuttavia, mentre la Scienza lo fa in modo sperimentale, attraverso il metodo rigoroso dell’osservazione sensoriale e applicando la struttura triadica ipotesi-argomentazione-tesi a ciò che viene osservato, la Filosofia non ha strumenti se non quello del pensiero, e la sua caratteristica è quella di trovare risposte mai soddisfacenti.
Al contrario della Scienza infatti, che elabora leggi dogmatiche costituendo (secondo gli addetti ai lavori) un sapere stabile e necessario, che può essere smentito solo da esperimenti successivi, la Filosofia non trova "La Risposta", ma elabora più risposte ad uno stesso quesito, lasciando di fatto aperta la grande porta dell’ermeneutica, una delle capacità più grandi dell’uomo, ossia la capacità dell’interpretazione.
Forse per questo motivo la Filosofia è da molti considerata come inutile: la maggior parte delle persone forse non considera tanto importante il valore della ricerca, ovvero il suo carattere eternamente dubbioso e oscillante tra verità e falsità, bensì si concentra sul risultato della ricerca stessa. Così, se una data ricerca porta successo e incrementa lo stato di benessere dell’uomo, allora essa può essere considerata utile, mentre se un dato percorso argomentativo, come quello tipicamente filosofico, conduce a partire da una domanda principale ad ulteriori domande non meno complesse della prima, allora significa che tutta la ricerca non è stata che un’inutile perdita di tempo.
Il fatto è che mentre la Scienza utilizza i numeri, le formule e i paradigmi, la Filosofia fa un ulteriore passo indietro, chiedendosi che cosa siano i numeri, le formule e i paradigmi. La questione filosofica non lascia nulla per scontato, cosicché il dubbio arriva a permeare ogni cosa, anche le scoperte scientifiche da tutti considerate come inviolabili.
Se viene scoperto un nuovo virus e successivamente si trova il modo di debellarlo, attraverso l’innovazione di tecniche mediche all’avanguardia, la comunità umana non fa altro che rallegrarsene, e ciò naturalmente è giusto e comprensibile, ma non bisogna pensare che sia inutile ragionare sul perché di quello che è stato fatto: questo è il compito della Filosofia.
Costruire una collaborazione tra Scienza e Filosofia non significa altro che mettere d’accordo tecnica e pensiero, materialità e metafisica, scoperta e domanda. Tutto ciò serve a capire che forse la Filosofia non è mai così lontana dal mondo fisico, anzi lo compenetra da ogni lato, il problema è volerla accogliere all’interno di ambiti che ne avrebbero bisogno e che ancora la rifiutano con l’accusa di inutilità.
La Scienza è importante, ma guai a distaccarla dal dubbio e dal ragionamento ponderato, d’altronde è costituita da uomini, e si sa, la perfezione non è di questo mondo.
"La mia forza è non aver trovato una risposta a niente"
E.-M. Cioran
Francesco De Stefano
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