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Nathaniel Hawthorne29 settembre 2006
The Scarlet Letter: un redde rationem con la tradizione puritana statunitense
La grandissima letteratura americana ottocentesca, si è detto, si concentra tutta intorno alla metà del secolo, in cui sono contemporaneamente attive e molto prolifiche personalità del calibro di Ralph Waldo Emerson, Walt Whitman, Henry David Thoreau, Edgar Allan Poe, Herman Melville e Nathaniel Hawthorne. Ognuno di loro contribuisce con la sua opera a formare il mosaico della cultura americana moderna (Emerson teorizza una nuova figura di intellettuale, Whitman assurge a bardo della nazione intera, Melville e Hawthorne definiscono una volta per tutte il romanzo), ma a Hawthorne più che agli altri va forse attribuito il merito di aver avuto il coraggio di fare i conti con l'inglorioso passato puritano della propria famiglia (il nonno prese parte ai famosi processi contro le streghe) e soprattutto degli Stati Uniti sta dedicando a quest'impresa addirittura un romanzo: The Scarlet Letter.
La trama è presto detta: nella puritanissima Salem Hester Prynne, una donna rea di aver commesso adulterio nei confronti di un marito sconosciuto alla comunità , viene condannata dalle autorità  a esibire la lettera "A" cucita sul petto per tutta la vita, e a crescere in solitudine la figlioletta Pearl, incolpevole frutto del suo peccato. Hester rifiuta di rivelare il nome del padre della bambina, ma l'improvvisa apparizione di suo marito, il mefistofelico Roger Chillingworth, cambierà  i rapporti tra i protagonisti, dando così una svolta definitiva alla vicenda.
Volendo trovare dei riferimenti nella letteratura europea, i primi titoli che saltano in mente sono Madame Bovary di Gustave Flaubert, The Monk di Lewis e (soprattutto) La Nouvelle Heloise di Jean-Jacques Rousseau: si tratta infatti della storia di un adulterio in cui è coinvolto un uomo di religione e che prevede necessariamente una seconda fase, l'espiazione del peccato commesso. Ma siamo negli Stati Uniti e stiamo parlando di Hawthorne, per cui questi elementi vengono stravolti e rielaborati per dar vita a un prodotto del tutto originale. Decisamente innovativa è infatti la scelta dell'autore di sorvolare del tutto sulla parte peccaminosa per concentrare il romanzo sul riscatto morale di Hester e del giovane reverendo Dimmesdale (quel nome che il lettore attento riesce a indovinare sin dalle pagine iniziali del libro). Hawthorne, oppresso dal retroterra puritano della propria cultura e per questo del tutto alieno alla spregiudicatezza dei suoi colleghi d'oltreoceano, è restio a essere esplicito su un tema tanto scottante - e non è un caso che il romanzo vero e proprio sia preceduto da una lunga introduzione autobiografica sui suoi mesi di lavoro presso la dogana di Salem: questo antefatto, che spiega come la storia di Hester non sia frutto della sua invenzione ma provenga da un vecchio manoscritto rinvenuto in una polverosa stanza della dogana stessa, permette all'autore di frapporre una certa distanza tra se stesso e la materia narrata.
Non solo: la colpa terribile su cui è costruita la storia non è dichiarata sfacciatamente ma solo suggerita, sublimata, nascosta dietro l'iniziale della parola adulterio - e anche della parola America - come se fosse troppo grave per essere pronunciata. Hawthorne preferisce invece puntare sul portato simbolico della trasgressione, dando risalto a tutti gli elementi in grado di ricordarne e trascinarne in primo piano la drammaticità : ecco quindi che la piccola Pearl (il cui nome ne sottolinea la funzione di purificatrice dell'anima di Hester) assume sin dai primissimi mesi di vita i connotati del demonietto e altrettanto presto mostra un interesse quasi perverso per la lettera scarlatta che la madre porta al petto. La bambina possiede una sorta di sesto senso che le permette di presentire i travagli di Hester e Dimmesdale, e di accanirsi su di loro con continue e imbarazzanti domande. Allo stesso modo, Chillingworth si insedia in casa del giovane prete e, fingendo di curarne un male psicologico dall'origine indefinita, ne esacerba l'animo colpevole spingendolo alla pazzia e infine alla morte. Senza dimenticare il ruolo fondamentale svolto dai cittadini di Salem, una piccola e chiusa comunità  fortemente ancorata alla propria tradizione - una tradizione che attinge soprattutto dal puritanesimo, con tutto il suo rigore e la sua intransigenza nel condannare ed escludere chiunque si discosti dall'etica comune, con le atrocità  di cui in suo nome si sono macchiate le pagine della storia americana: una simile cornice contribuisce inevitabilmente a far spiccare di più l'errore di Hester e la sua difficoltà  nel riabilitarsi agli occhi dei suoi concittadini. Ancora una volta, però, il male e i suoi risvolti non vengono dichiarati apertamente bensì suggeriti dall'atteggiamento di accusa da cui la donna è circondata.
E così scopriamo che Hawthorne, con il suo caparbio rifiuto di affrontare la propria storia senza sottintesi, mira all'effetto esattamente opposto: il romanzo è infatti percorso in ogni sua riga da un'ammorbante e impalpabile presenza del peccato stesso, che pur rimanendo dai contorni sfocati attanaglia il lettore dalla prima all'ultima parola, coinvolgendolo in un senso di colpa che proprio per la sua indefinitezza non esclude nessuno - né Hawthorne, né i suoi personaggi, né il suo pubblico - e si allarga fino a interessare l'America tutta.
Gloria Baldoni

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