Ciò che si vede e ciò che non si vede: la Gates Foundation
[28/08/2006 11.23] “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.” (Mt. 6, 1)
Il finanziere americano Warren Buffett ha annunciato ufficialmente la sua intenzione di donare 31 miliardi di dollari alla fondazione benefica di Bill e Melinda Gates. Buffett era già noto alla stampa internazionale per le sue idee anticonformiste sull’economia: si è pronunciato contro il concetto di successione testamentaria perché lesiva, a suo dire, della libera circolazione meritocratica del capitale. Conosciuto a Wall Street come “il Saggio di Omaha”, Buffet ha costruito la sua fortuna creando un Fondo di Investimento basato su azioni di aziende come la Coca Cola o la Disney; un po’ come a dire “Solo i migliori!”. Adesso, la sua cospicua donazione renderebbe la Gates Foudation la più grande istituzione caritatevole al mondo dopo la Stichting Ingka (è quella dell’Ikea, si occupa di architettura), con un patrimonio di circa sessanta miliardi di dollari, vale a dire una cifra superiore al Prodotto Interno Lordo di 126 paesi del mondo. Una super organizzazione che si è posta super obiettivi, tra i quali la sconfitta dell’analfabetismo, della povertà, della malaria e dell’AIDS. La Bill & Melinda si è caratterizzata per professionalità ed efficacia nello svolgere i suoi compiti, finanziando ed organizzando progetti di ricerca a cooperazione internazionale per centinaia di milioni di dollari contro l’HIV o sulla ricerca staminale. È bene tuttavia interrogarsi su alcuni aspetti della filantropia su larghissima scala che rischiano di passare sotto cortina, offuscati dalla grandezza delle cifre in ballo. Innanzitutto bisogna capire quanti soldi arrivano a destinazione: Action Aid ha calcolato che il 47% dei fondi stanziati non arriva direttamente ai destinatari, e il 25% semplicemente svanisce in consulenze tecniche, ricerche e pubblicità. Viene a crearsi una sorta di ineludibile paradosso, endemico per tutte le istituzioni di questo tipo: per continuare ad operare hanno bisogno di formazione tecnica e di flusso di donazioni, per avere le donazioni c’è bisogno di pubblicità e la pubblicità costa. Poi, una volta che il denaro è arrivato destinazione, si pone il problema di individuare soggetti radicati nel territorio cui consegnarlo, per rendere efficace l’azione in quel determinato contesto. Consulenti della Gates Foundation si sono recentemente lamentati di come sia difficile “trovare associazioni in grado di ricevere dieci milioni di dollari e farci qualcosa di buono”. Infine esiste il problema dell’impatto politico di tali moloch della beneficenza: quanto può pesare, in termini di pressione politica, un contributo di tre miliardi di dollari per un governo che ne guadagna quattro? È stato calcolato che per corrompere un senatore americano bastano cinquantamila dollari, per un deputato appena ventimila. Tutto questo negli Stati Uniti, la prima economia mondiale. Quanti politici potrebbero comprarsi, Bill e Warren, al di sotto dell’equatore?
postato da Marco Luzzi
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