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26 agosto 2006 Effetto Draghi sul risiko bancario E così, dopo due mesi di voci rincorse dai giornali e continui andamenti “anomali”dei mercati, finalmente é arrivata quella tanto prospettata fusione tra due medio-grandi banche italiane: Banca Intesa e San Paolo. Seppur non ufficiale, viste i dovuti controlli dell’Antitrust e il via libera ancora sottovoce di Bankitalia, sembra proprio delinearsi un asse Torino-Milano a livello creditizio, ma ancor di più, se tutto verrà confermato, si avrà la prima grande banca italiana con un valore da 60 miliardi di euro che potrà presentarsi in Europa e competere con gli altri grandi gruppi. La recente opa di Unicredito sulla banca tedesca HypoVereinsbank AG (HVB-Group), che portò alle OPA a cascata su Bank Austria Creditanstalt AG e BPH (controllate da HVB) ha si prodotto un gruppo tra i primi 10 in Europa, ma non interamente per così dire nazionale, anche se Profumo e company hanno sicuramente fatto la parte del leone in tale accordo. Per la verità negli ultimi mesi erano rimbalzate voci di possibili accordi anche tra Capitalia e Banca Intesa poi sfumate per un dietrofront improvviso di Arpe e Geronzi. La fusione è stata benedetta da tutto il mondo politico e accademico. Ha cominciato il premier Romano Prodi che si è augurato «che questa operazione vada in porto perchè è una bella cosa per il sistema bancario». Parlando a margine del Meeting di Rimini, Silvio Berlusconi, attuale leader dell’opposizione ha definito «un'ottima cosa» la fusione Intesa- San Paolo. Da delinearsi saranno i dettagli, sia rispetto ai bilanciamenti di governance, ma per questo già oggi sono previsti i consigli di amministrazione sia di San Paolo che di Banca Intesa, sia per quanto riguardo il parere all’interno delle rispettive banche, di chi detiene i pacchetti più rilevanti come Santader nel San Paolo e Credit Agricole in Banca Intesa. Proprio la banca spagnola sembra rimasta leggermente spiazzata dall’operazione, che come ha sottolineato Giovanni Bazoli, è stata “fatta in fretta e furia con un’accelerazione dei tempi proprio negli ultimi giorni”. La fusione Torino-Milano è la prima di rilevanza dell’era Draghi. Come non notare infatti, anche se prematuro per fare un bilancio dell’operato del Governatore, ampi passaggi che lo stesso Draghi aveva accennato all’ultima assemblea dell’ABI, circa le fusioni fra grandi gruppi e la critica alla presunta “difesa dell’italianità”, tanto cara al suo predecessore Antonio Fazio. Netta appare l’inversione di tendenza soprattutto nella logica “faziana” di favorire le fusioni tra le piccole–medie banche popolari, ma che nel lungo periodo non avrebbero potuto fronteggiare i grandi colossi stranieri. La retorica della difesa dell’italianità ha lasciato lo spazio al mercato, perché nelle aggregazioni, e soprattutto tra quelle bancarie, deve prevalere l’efficienza e la redditività del progetto, e se questo, come nel caso dell’accordo San Paolo – Intesa può essere fatto all’interno dei confini nazionali tanto meglio. Le recenti promesse riforme del nuovo Governatore, dal Codice etico alla rimozione dei vincoli alla partecipazione delle banche nelle imprese, dalla semplificazione delle norme di vigilanza all'abolizione della comunicazione preventiva per l'acquisto di quote di controllo tra le banche, danno fiducia al sistema e come sottolineano anche il Financial Times e il Wall Street Journal può essere il via per cominciare a estirpare quel nanismo che affligge in molti settori il sistema Italia.
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