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Estera | Italiana
L'italia tra due fuochi
[22/08/2006 10.29]
In questi giorni le prime pagine di tutti i giornali, chi più chi meno, sottolineano il grande orgoglio per la possibile scelta dell’Onu, di affidare all’Italia il comando della missione UNIFIL2 in Libano. Questa ipotesi, oggi è avvalorata dalla disponibilità del nostro premier Romani Prodi a prendersi le proprie responsabilità e garantire un comando adeguato per una missione, come il nostro premier, “di vitale importanza” per la pace in Medio Oriente. Prima di scendere nei particolari della missione e nei rischi a cui sicuramente ci esporremo, c’è subito da chiarire come mai proprio l’Italia è in pole position per il comando. Tutti sappiamo, e spiace dirlo, che la scelta italiana è assolutamente di terza o quarta fascia viste le defezioni improvvise che si sono verificate fra i “grandi” dell’Europa e da parte degli Stati Uniti. La Germania non si è voluta esporre, per ragioni storiche, a un dispiegamento di uomini al confine con Israele, e per evitare possibili rigurgiti datati 1945 con lo Tsahal israeliano, ha preferito mandare navi che controllino direttamente il traffico di armi dalla Siria alle fazioni militari di Hezbollah. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno deciso di mandare aiuti umanitari e di non schierarsi in prima linea militarmente per non destabilizzare la zona, e non creare un effetto Iraq o Afghanistan sul Libano. Ma la protagonista annunciata, sia per il peso politico da recuperare rispetto alle divergenze sulla guerra all’Iraq, sia per ragioni storiche e interessi in Libano, è stata per una settimana la Francia, che a fronte di 15000 soldati pronti per partire da Marsiglia, ha declinato poi l’offerta di Kofi Annan, spendendo al confine di Israele 200 cadetti genieri pronti a dar man forte agli altri 300 soldati francesi della missione UNIFIL cominciata nel 1979 nella stessa terra dei cedri.
Ma perché i grandi del mondo e, soprattutto la Francia, ha decisamente lasciato il passo, e sembra aver mollato la presa sul comando della missione?
Possiamo individuare almeno due ragioni. Una politica e una strategica. Le obiezioni politiche sono facilmente spiegabili leggendo un qualunque testo della risoluzione 1701 sulla guerra in Libano. Tutti hanno notato infatti le ambiguità sulle regole d’ingaggio, dovute all’incertezza e al difficile compromesso raggiunto in sede ONU. Ma come si sa, di solito i compromessi si risolvono in tanto fumo e niente arrosto. Nella bozza di risoluzione di parla di “estensione del controllo del governo del Libano su tutto il territorio”, o ancora “il divieto di armamenti se non con autorizzazione del governo”. Tutti buoni propositi ma terribilmente ambigui, e senza una precisa direttiva su chi veramente deve stabilire l’ordine e realizzare i presupposti utopici della risoluzione.
La ragione strategica perché molti Paesi hanno declinato l’invito a formare un contigente UNIFIL2 è la difficoltà innanziutto militare, di andare a fronteggiare e fare da cuscinetto tra l’esercito israeliano e quello libanese con le milizie Hezbollah liberare ancora di riamarsi e preparare una nuova offensiva su Israele. Il nostro ministro della difesa Parisi in questi giorni sta tentando di farci capire in tutti i modi che è compito dell’esercito libanese reintegrare nei propri ranghi le milizie Hezbollah, ignorando il fatto che innanzitutto il governo libanese non dispone di autorevolezza militare, ne politica per obbligare delle milizie diventate ormai uno stato nello stato, per obbligare Nasrallah e i suoi a prendere ordini non più da teheran e Damasco, ma dal governo “equilibrista” di Beirut.
Il ministro della Difesa ignora poi, o fa finta di non sapere che i 15000 soldati libanesi, che secondo lui dovrebbero fare la parte del leone nel sud nel Libano, sono ragazzi inesperti e del tutto impreparati a fronteggiare una possibile ribellione Hezbollah. Se poi, in un’ improbabile ipotesi, l’esercito fosse anche la miglior truppa d’assalto mai vista in un campo di battaglia, c’è da ricordare la fede sciita comune sia ad Hezbollah sia alla maggior parte dell’esercito libanese.
L’Italia, quindi, sola al comando di una fragile truppa ONU, che si presenta il Libano con una bozza di compromesso vuota di precetti, rischia di finire al fuoco delle milizie Hezbollah e si intravede un possibile revival dell’esperienza francese e statunitense in Libano, dove con la prima missione UNIFIL si verificò un autentico spargimento di sangue.
Farebbe bene Prodi e i suoi scudieri, a non tentare di acquisire meriti politici per una missione piena di velleità, e per un comando passato di mano in mano da uno Stato all’altro quasi fosse una 4 x100 di atletica. Inutile poi ci sembra, ostentare un “presunto” europeismo solo per la scelta geo-politica di U.S.A e Gran Bretagna di non schierarsi affianco al contingente ONU. Qua di europeo c’è solo la solita impasse e la tutela dei propri interessi nazionali che c’erano prima di Prodi, durante Prodi e dopo Prodi in ogni stato dell’UE allargata.
Sperando che chi ci governa colga bene i rischi di una missione così anomala rispetto al passato, ci associamo ai dubbi dei generali che in questi giorni stanno mettendo a soqquadro le pagine di tutti i maggiori quotidiani italiani.
Buona Fortuna.

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Commenti (1)
22/08/2006 da il suonatore Jones
Alla ricerca di visibilità
Hai colto nel segno. L’insensatezza della disponibiltà (fin troppo marcata) del governino Prodi lascia davvero stuipiti. Stranezze di un governo che affida il destino della propria unità alla vaghezza delle parole e all’insensatezza della formula politica italiana ma che trova unità quando c’è la speranza di poter sparare ad Israele (o almeno lo spera)...
A proposito, alcuni paesi arabi potrebbero fornire le truppe all’Onu in vista di questa missione... ma loro e il loro popolo lo riconoscono Israele come stato? Incoerenze.

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