[13/08/2006 23.05]
Che tenero Fidel, con la tutina dell'Adidas, seduto su una morbida poltroncina, intento a rassicurare i cubani sulle sue condizioni fisiche. Gli esperti cubani di moda hanno però espresso qualche timido accenno di protesta per il suo abbigliamento: la tuta è della scorsa stagione autunno-inverno. Subito deportati, per ordine del fratello Raul.
Castro si sta riprendendo, sembra, da un pericoloso intervento all'intestino, e non vuole essere disturbato. Si dice che nell'ultimo intervento gli sia stato impiantato un ano artificiale. Il Leader Maximo smentisce: significherebbe che in questi ultimi cinquant'anni qualcuno è riuscito a sodomizzarlo. Ci hanno provato in molti, in questo mezzo secolo, ma nessuno ci è riuscito. Fidel Castro è ancora lì, servizievole come il capo sala di un ospizio per ciechi, Cuba, a capo del regime più impagliato del mondo. Persino la mitica mummia di Lenin avrebbe saputo fare meglio. Almeno il leader sovietico aveva amici che predicavano la rivoluzione permanente. Mentre "Che" Guevara correva in Bolivia, Castro invece si adagiava negli allori, per trascinarsi logoro fino ad oggi. La rivoluzione comincia per strada, diceva Longanesi, e finisce a tavola.
Al dittatore hanno fatto visita Giovanni Paolo II e Hugo Chavez, accomunati entrambi dalla passione per la televisione. I suoi numerosi detrattori sbagliano poi a criticarlo sempre e comunque; d'altronde la sua politica di alfabetizzazione ha funzionato. A scuola i bambini studiano quello che vuole il regime, ma il tasso di educazione di base è altissimo. La mortalità infantile a Cuba è bassissima, perché i bambini non si ingozzano di panini McDonald (forse). Castro stermina soltanto qualche adulto ogni tanto, ma non ha complessi di colpa. Lo fa per la rivoluzione. Amnesty International, che diventa a periodi alterni un organizzazione prezzolata dai comunisti o un agenzia di spie americane, si è lamentata più volte per gli abusi del regime castrista.
Secondo Amnesty International, infatti, Castro "non" avrebbe torturato Schifani, Chicchitto e Lorenzo Cesa, che alle ultime dichiarazioni benevole di Bertinotti ha sbottato dichiarando: "Noi stiamo con gli esuli cubani". Si attendono risposte dal regime cubano, che sarebbe intenzionato a mandare agenti a rapire i suddetti, visto che in Italia il rapimento da parte dei servizi segreti non risulta essere reato. Fausto Bertinotti, novello presidente della Camera, si è dedicato a tessere infatti uno sperticato elogio al Leader Maximo, ma le reazioni di indignazione risultano grottesche, visto che provengono da una coalizione che ospita personaggi che hanno noti rapporti con associazioni criminali e sono più corrotti di tutti i presidenti socialisti sudamericani. Anche la mafia, ricordiamolo, uccide senza pietà, sciogliendo i bambini nell'acido e provocando sparatorie letali.
Bertinotti non ha fatto altro che continuare nella linea che ha sempre tenuto lungo questi anni: lo Stato poliziesco non ci piace, ma il socialismo a Cuba è una prova tecnica di "paradiso". Qualcuno dovrebbe spiegargli che il comunismo si può istaurare solo con uno Stato di polizia, visto che nessun imbecille si farebbe espropriare i propri beni immotivatamente senza reagire un pochino. E' triste però vedere come il vecchio Fidel non incanti più nessuno, come aveva fatto anni addietro, facendo breccia nel cuore di molti intellettuali di Sinistra, che bramavano per portare nel mondo l'esperienza di Cuba, la nazione più progressista del mondo. Ora che è sull'orlo della disgrazia rimangono in pochi ad adorarlo. Segno che i tempi stanno cambiando e che Cuba si prepara ad una transizione. E' proprio il caso di dirlo: Fidel Castro, tra tutti i comunisti in circolazione, rimane il migliore. Lunga vita e buon compleanno!