Calciopoli: Made in Italy
[26/07/2006 15.23] Alla fine di tutto, hanno provato a farci credere che il sistema, il più grande e grave scandalo mai avvenuto nel mondo del calcio italiano, la famigerata Calciopoli, era in realtà un piccolissimo intrigo fra tre-quattro persone: Moggi, Giraudo, Mazzini e De Santis. E’ concepibile? Se in effetti si tratta di quattro-colpevoli-quattro sì, è concepibile. Altrimenti no, e le intercettazioni paiono sostenere quest’ultima ipotesi. Comunque, la sensazione è che la Corte Federale non potesse esimersi dal decidere nel modo in cui ha deciso. La frittata l’aveva cucinata Ruperto e Sandulli ed i suoi se la sono dovuta mangiare: a meno di clamorosi errori in fatto o in diritto, è quasi impensabile che una Corte a cui ci si appella riformi da capo a piedi la sentenza impugnata. Ma nessun giudice della CAF aveva sbagliato, cioè nessuno aveva commesso errori né in fatto né in diritto. La sentenza di primo grado era stata pronunciata con una lucidità terrificante; il percorso logico è stato: punire duramente, in modo che le piazze si ribellino, i giornali facciano finta di scandalizzarsi della crudeltà della CAF ed in modo che, alla fine, la Corte Federale faccia tutti felici e contenti rimettendo le cose a posto. Made in Italy! Nessuno, però, è stato felice e contento. Perché l’italiano medio non è stupido, perché quando viene preso in giro solitamente si incazza di brutto ed è difficile dargli torto, dal momento che solo gli stupidi possono essere presi in giro senza fiatare. In ordine di pesantezza delle pene, la Juve si becca la discesa in B a meno 17 (un numero meno sfigato no?), due scudetti in meno e tre giornate di squalifica al campo. In pratica, l’anno prossimo dovrà cercare di arrivare a quota 1 giocando sei partite in trasferta. Un tifoso juventino dovrebbe essere abbastanza innervosito. La Fiorentina torna in A, ma a meno 19 e senza Champion’s: considerato che è colpevole di nulla o poco più di ciò che sta scritto nel capo di imputazione, un tifoso viola dovrebbe essere parecchio innervosito. La Lazio torna anch’essa in A, a meno 11 e senza Coppa UEFA: considerato che non è colpevole di nulla di ciò che è scritto nel capo di imputazione, un tifoso laziale dovrebbe essere sufficientemente arrabbiato. Paradossalmente, il tifoso più incazzato dovrebbe essere quello del Milan, penalizzato di 8 punti per l’anno prossimo, ma abile ed arruolato per la Champion’s: dal momento che la Corte ha in pratica accertato la estraneità dei fatti da parte del responsabile diretto della società milanese, i trenta punti in meno nella stagione scorsa sono un’idiozia giuridica. A questo punto, sarebbe stato di gran lunga più logico assegnare al Milan lo scudetto. Quello, invece, pare che vada all’Inter. Ciò che ci fa sentire presi per i fondelli è il fatto che oggi il sistema Calciopoli deve leggersi così: Moggi e Giraudo pilotavano gli arbitri grazie all’amicizia col vice-presidente federale Mazzini il quale poteva contare sul fedele sicario Massimo De Santis, unico arbitro colpevole!!! Come si può aggiustare un campionato con un solo arbitro? Ma c’è dell’altro. Carraro è innocente! Gli è stata riconosciuta soltanto una lievissima culpa in vigilando sull’operato del suo vice, Mazzini, che da vice ha potuto evidentemente fare il bello ed il cattivo tempo in Federazione. Dai 4 anni e 6 mesi inflittigli dalla CAF, Carraro se la cava con ottantamila euro di ammenda, perché non è stato attento al bambino che giocava a guardia e ladri. O forse, più probabilmente, perché ha minacciato di rivolgersi alla Corte di Giustizia della UE, la quale aveva a sua volta paventato la nullità del processo “Calciopoli”. Come si può passare dall’epitaffio della prima sentenza all’assoluzione quasi piena della seconda? Quale errore ha commesso Ruperto? Speriamo ce lo chiarisca la motivazione che verrà depositata, a quanto pare, il 10 agosto. Nel caos di ieri sera, l’unico che ha pronunciato parole su cui la generalità degli interessati al calcio dovrebbe riflettere è stato Diego Della Valle il quale, senza scomporsi di mezzo millimetro, ha menato calci e pugni sui volti di Guido Rossi, altrimenti detto Argonauta, e di Massimo Moratti. In quest’ultimo Della Valle confidava nel corso della sua passata battaglia per una spartizione più equa dei diritti televisivi, ma è stato deluso. Ieri, davanti alle telecamere, ha prima ricordato di essere stato tradito da un presidente “amico” che in questa vicenda ha cercato di affossarlo (il riferimento a Moratti era lampante); poi, alla domanda “che ne pensa di Moratti traghettatore della Lega?” ha risposto “Come uomo tutti sanno che non fa male ad una mosca, ma lo deve dimostrare, per il resto spero che riesca a fare meglio di quanto ha fatto all’Inter”. Una mazzata fra capo e collo che, a parte l’ironia, dovrebbe far intendere che non sarà così a cuor leggero che i presidenti decideranno di affidarsi al patron interista. Secondo la Gazzetta dello Sport, però, ciò che ha urlato (senza urlare) Della Valle sono evidentemente i deliri di un pazzo, perché è stato dedicato un misero trafiletto alla stoccata all’Argonauta e neanche quello per il fendente a Moratti. Invece ci dobbiamo riflettere, perchè di Della Valle si può dire tutto: che fa il paladino del calcio pulito ma ci mangia anche lui, che vuole esportare uno stile che non ha, che è solo un ciabattino marchigiano. Beh, mai fidarsi dei ciabattini marchigiani, perchè sembrano scemi, hanno la faccia da ebeti, stanno sulle palle a parecchi, ma sono di un acume e di un'intelligenza che non si possono fregare così facilmente. Quando parlano, bisogna stare ad ascoltarli. La sensazione globale che giunge al termine di questo fanta-processo senza prove, con un PM che formula le accuse prima di sentire le difese, un commissario di Federazione che compone lui i pezzi del collegio giudicante e poi grida all'autonomia del collegio stesso, è di una macroscopica presa per i fondelli, istigata dalla CAF e quasi necessariamente rifinita dalla Corte Federale, che ha tentato di rattoppare senza ricucire gli strappi. Non lo poteva fare, perché ciò avrebbe significato smentire clamorosamente una Corte che invece si era professata imparziale, autonoma e competente. L’ha smentita facendo finta di non smentirla: insomma, un minestrone immangiabile. Su questo pastrocchio forse l’Argonauta dovrebbe pensare, meditare, riflettere. Ed iniziare a fare il dirigente e non il forcaiolo mascherato da Giusto delle Nazioni. Ma, più di tutto, non ci devono più prendere per il deretano perché l’italiano è tutto tranne che stupido, e chi fa i bisogni sotto la neve si frega da solo, perché prima o poi la neve si scioglie.
postato da Vincenzo Carusi
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