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13 luglio 2006 Karzai perde consensi Molti afghani e molti occidentali stanno perdendo la fiducia nel presidente Karzai e il suo governo, assediato da una crescente insurrezione, da una corruzione endemica e incapace di proteggere e amministrare larghe aree del paese.
Mentre l’impegno americano nei suoi confronti è sempre solido, diversi paesi europei incominciano a nutrire dubbi sul suo operato. Continui rapporti di rapine effettuati dalla polizia ai viaggiatori, lavori governativi venduti al miglior offerente, aumento del traffico della droga e sparizioni di denaro destinato agli aiuti, hanno inasprito i rapporti con la popolazione.
Karzai e i suoi consulenti hanno reagito male alle critiche, sostenendo di aver agito al meglio in una situazione insostenibile, accusando gli alleati stranieri di incolpare il presidente per problemi che non ha creato.
Nelle ultime conferenze stampa, ha apertamente accusato gli alleati stranieri di ignorare le sue richieste per la costruzione di una forza di sicurezza nazionale, suggerendo un riassestamento strategico della lotta contro il terrorismo e di cercarne le cause oltre i confini dell’Afghanistan.
La recente decisione di nominare 13 ufficiali di polizia, accusati di abusi dei diritti civili, andata contro i suggerimenti degli europei e per lo più basata su ragioni etniche e politiche che non sulla competenza degli stessi, viene vista come una sottomissione alla potente opposizione che cerca di destabilizzare il governo. Inoltre, il tutto viene tacciato di mentalità da bazar nella politica, con decisioni che risolvono i problemi a breve termine ma che vanno contro gli interessi di costruire una nazione.
Un altro punto di disaccordo è la creazione di una forza di polizia locale per proteggere quelle zone remote dove le forze di sicurezza non possono arrivare. Per molti ufficiali stranieri, questo sarebbe la reintroduzione delle milizie islamiche e tribali, delle quali ci sono voluti quattro anni per liberarsene e disarmarle.
Queste mosse rendono sempre più difficile la difesa di Karzai in un momento in cui il suo governo sta affrontando la più pericolosa minaccia armata da quando è al potere. Nessuno suggerisce il ritiro del sostegno militare e economico ma alcuni governi europei si stanno chiedendo se possono sostenere i costi, in vite umane ed economici, di un impegno a lungo termine.
Ma come mai il presidente ha incominciato a prendere le distanze dagli occidentali senza i quali il suo governo non resisterebbe un giorno?
Il recente invito a metà giugno allo SCO come osservatore privilegiato può essere un motivo. Ha visto a quattrocchi Vladimir Putin e ha stretto amicizia con il premier cinese Hu Jintao, firmando con quest’ultimo diversi accordi economici, che vanno da aiuti per 10 milioni di dollari alla ricostruzione al permesso di esportare merci e prodotti afgani senza pagare dazio. Inoltre, si sono impegnati per una maggiore collaborazione in materia di difesa, sicurezza e polizia.
La situazione politica, quindi, si fa sempre più complicata; non è forse il caso di ripensare alla strategia italiana in Afghanistan, caro ministro D’Alema?
Massimiliano Rossetti
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