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Interviste alla società civile diretta da Andrea Caso

Teschio che studia27 giugno 2006
Riforma, lavoro e comunicazione
Il sistema universitario in questi ultimi anni è stato rivoluzionato completamente. Spesso se ne parla, ma difficilmente chi non fa parte di questa realtà riesce a comprenderne le problematiche fino in fondo.
Molti giovani, inizialmente, hanno voglia di fare ed imparare, ma il percorso dagli studi al mondo del lavoro è spesso deludente e spegne ogni scintilla propositiva.
Si finisce per fare scelte superficiali perché non si conosce realmente ciò che si sta intraprendendo e magari si buttano via anni preziosi alla ricerca di una scappatoia che non arriverà mai.
Quello che servirebbe è un sistema universitario ben strutturato e chiaro, lineare, privo di fronzoli. Un sistema universitario che abbia come solo obiettivo quello di formare professionisti competenti e competitivi.
Purtroppo non è così, ma in attesa che le cose cambino si può almeno prendere coscienza dei problemi e delle difficoltà confrontandosi con qualcuno che vive queste realtà sulla propria pelle.
Marta ha 25 anni e il suo aiuto risulterà prezioso per chi ancora deve avventurarsi in questo  mondo, per chi ne fa già parte e per chi invece, pur non conoscendolo, legifera per esso tutti i giorni.

Marta tu frequenti Scienze della Comunicazione.Perché hai scelto proprio questa facoltà?
Avendo frequentato alle superori grafica pubblicitaria pensavo che il proseguimento nel campo della comunicazione mi avrebbe maggiormente qualificata.
In realtà usciti da qui siamo tutto tranne che copy write e di pubblicità non ne capiamo molto.

Quando hai cominciato l'università era appena entrato in vigore il nuovo ordinamento.
Come erano strutturati i corsi inizialmente?
L’organizzazione era ancora molto confusionaria e la riduzione dei piani di studio, per la conversione alla laurea triennale, non era così accentuata come previsto. Insomma noi “cavie” abbiamo dovuto sostenere un programma di studi maggiore rispetto agli odierni inscritti; non per la quantità di materie, ma per il programma proposto.

La riforma è stata fatta anche per dare l'opportunità di entrare prima nel mondo del lavoro. Tu cosa farai al termine dei tre anni? Pensi di completare il percorso con altri due anni di specialistica o di iniziare a lavorare?
 Dopo i 3 anni spero di iniziare a lavorare seriamente e non saltuariamente come sto facendo ora. Contemporaneamente, però, mi piacerebbe proseguire gli studi.

Quindi la riforma ha portato anche qualcosa di buono. Mi riferisco al fatto di poter iniziare a lavorare mentre si finisce di studiare con calma. O almeno così dovrebbe essere, anche se spesso il lavoro che si può fare dopo soli tre anni non è quello che si desiderava.
Relativamente alla facoltà di Scienze della Comunicazione, invece, che mi dici?
Quali sono, secondo te, i principali problemi di questo corso di studi?
Sicuramente è troppo teorico. In pratica si potrebbe fare molto ma come al solito ogni idea verrebbe bocciata sia per i fondi che sono sempre scarsi sia perché la presenza di più laboratori e seminari comporterebbe l’obbligo di frequenza.

Secondo te allora a cosa serve studiare Scienze della Comunicazione?Per quale futuro lavoro la consiglieresti?
Nessun lavoro in particolare dato che molti si inscrivono per diventare giornalisti ma le materie di “composizione testi” e “laboratorio di scrittura” (fondamentali per chi vuole perseguire questo obiettivo) valgono meno di 3 crediti.

Sarebbe il caso, quindi, di arricchire i programmi con esami più attinenti al corso di studi prescelto.
Ma in generale cosa pensi di aver capito dopo questi anni di studio? Cos'è la comunicazione?
La comunicazione è la base dei rapporti sociali; è ninfa vitale per l'uomo.
E' quella che ci dovrebbe essere all’interno della società e dell’università in primo luogo. Purtroppo non è così e non si può pretendere di insegnare la comunicazione senza praticarla.

Quindi serve davvero imparare a comunicare, ma come va fatto?
Come va fatto dipende dal contesto di riferimento. Credo che in ogni situazione ci si comporti in modo differente.

Sono d'accordo con te e sono convinta anch'io che il miglior modo per imparare le cose sia quello di metterle in pratica di volta in volta.
Sapersi confrontare con gli altri già è un'ottima scuola. E questo vale anche durante gli esami. Il 50% del risultato dipende dalla capacità di saper comunicare.
Del resto anche la vita è un continuo gioco di abilità mista a psicologia.
Concludendo mi viene da porti una domanda un po' scontata forse, ma risolutiva.
Cosa speri per il tuo futuro?
Di andare a fare la specialistica a Pesaro. Purtroppo devo dire che l'università di Macerata mi ha deluso. Non c'è una grande organizzazione, i collegamenti sono scomodi e pochi professori si interessano realmente alle problematiche degli studenti. Ad esempio i pendolari sono spesso svantaggiati da orari assurdi di lezione ed esami.
Per il futuro, insomma, spero di trovare un ambiente più congegnale alle mie esigenze.
Certo è che rimpiangerò quelle poche figure all’interno dell’università che mi hanno dato tanto con la loro esperienza e la loro professionalità.
Per ora il mio più grande desiderio è di trovare un lavoro fisso al termine della triennale. L’università dovrebbe aiutarci in questo. Dovrebbe aiutare almeno i più meritevoli e i più bisognosi ad inserirsi nel mondo del lavoro.
Per questo, però, non servono stage approssimativi, ma veri lavori; vere opportunità.
Silvia Saccomanno

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