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La festa della Lube Macerata31 maggio 2006
Scudetto del Volley
Domenica 21 maggio, per la prima volta nella sua storia, la Lube Macerata ha vinto lo scudetto del volley schiacciando la Sisley Treviso, titolatissima e zeppa di nazionali campioni europei, mondiali ed olimpici. Lo spettacolo, ovviamente extra urbe, è stato commovente e forse irripetibile per l’unicità dell’evento. Una squadra di cui la stragrande maggioranza di maceratesi ignorava le gesta si è improvvisamente ritrovata a saltare sotto fiumi di champagne in un’autentica bolgia interprovinciale: diecimilatrecento e rotti spettatori, una grossa fetta dei quali provenienti dagli altri tre capoluoghi marchigiani: Ascoli e soprattutto l’ospitante Pesaro e la sorprendentemente calorosissima Ancona.
La partita è stata, a dispetto del 3-0 finale, combattuta punto a punto: in ogni set, lo squadrone trevigiano si ritrovava puntualmente sotto ed altrettanto puntualmente riusciva a risalire la china, forte di un Fei come al solito positivo e di un pugnace Cisolla. Nulla potevano i due azzurri, però, al cospetto di un gigantesco (in tutti i sensi: vedere per credere le foto della festa) Ivan Miljkovic, di un Sintini pronto a contendere ad un poco preciso Vermiglio il posto in Nazionale e, nel complesso, di una squadra che più squadra non si può. La differenza, in gara 5, l’ha fatta l’ambiente sicuramente più rilassato ed al contempo caricato a molla nel quale la Lube si è tuffata senza paura e con un invidiabile spirito di gruppo che ha portato ciascuno dei suoi giocatori a recuperare palloni ormai persi ed a credere ciecamente nei compagni. Cosa che non è riuscita a fare una Sisley quasi rassegnata al bagno di folla finale che ricordava quello romano dello scorso settembre quando all’Italia riuscì l’ennesimo miracolo contro l’orso russo nella finale dell’Europeo.
E’ però abbastanza facile trascinare l’Italia in una città storicamente molto affezionata a qualunque nazionale si trovi a giocare presso l’Eur o l’Olimpico. Meno previsto era l’attaccamento quasi feroce e comunque sportivissimo del popolo marchigiano nei confronti di una realtà assai più ridotta e di fatto homeless. E forse, paradossalmente, questo essere nomadi nei momenti cruciali ha permesso a Macerata di godersi la festa fino in fondo. La città natale della società ha risposto in massa: pullman, tanti, e macchine, tantissime, per centoventi chilometri di passione. Quella che ci ha messo la squadra e quella alla quale, come al solito, non ha neanche azzardato ad accennare il sindaco. In assoluto, nella storia delle Marche, si tratta del terzo scudetto maschile dopo i due della Scovolini basket e per Macerata del primo scudetto per così dire sentito (gli altri li ha vinti la squadra si softball, ma se si pensa che il loro campo ha più volte ceduto per negligenza nei lavori…). Ed il sindaco non c’era, ufficialmente perché stava male di salute: non ci credeva neanche lui tanto che non ha replicato all’eloquente striscione che campeggiava a Pesaro: “Bisogna essere Meschini (è il suo cognome) per non esserci”. La cosa ancora più bella è stata sentirlo celebrare la squadra, sciarpa al collo, venerdì scorso durante la festa ufficiale in città, nella piazza principale: “ABBIAMO vinto questo scudetto et cetera….”. Qualcuno ha urlato “HANNO vinto!”; addirittura i due slavi, Miljkovic e Geric, lo sfottevano ripetutamente, il primo facendo cenni alla piazza suggerendo di lasciarlo parlare senza ascoltarlo, il secondo dando persino il via al coro “Palazzetto! Palazzetto!”. Un po’ di ritegno in più avrebbe giovato soprattutto a lui.
L’impresa della squadra va comunque al di là di qualsivoglia diatriba politico-amministrativa: è raro, rarissimo, che nel volley come negli altri sport diventi campione una città così piccola. In precedenza, a parte l’episodio isolato di Ariccia nel 1975 (diciassettemila abitanti), avevano trionfato Modena, Parma, Firenze, Bologna, Catania, Torino, Ravenna, Treviso e Roma: tutte sopra i centomila. E lo spettacolo del BPA ha una volta ancora testimoniato dell’amore verso lo sport che meglio ci ha rappresentato negli ultimi venti anni e che continua a vincere e divertire. Forse un maggiore e doveroso risalto verso la disciplina sarebbe opportuno, e di certo non dipende da nessun sindaco.
Ultima considerazione va fatta riguardo Ferdinando De Giorni. A parte il fatto che è riuscito là dove avevano fallito tutti, questo allenatore infonde la sensazione di conoscere l’essenza dello sport: tenacia, serietà, affezione alla società da cui dipende, spirito di gruppo, lealtà e, finalmente, ironia. Speriamo che anche altrove, un giorno, salti fuori un personaggio simile, perché ne abbiamo bisogno.

foto: lubevolley.it
Vincenzo Carusi

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