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Un dollaro USA. Fronte e retro.27 maggio 2006
Poveri americani...
Come vivono i cittadini statunitensi i problemi economici del loro paese? Forse ignorandoli a causa della finta ricchezza in cui credono di vivere. Il loro ultimo baluardo è la casa. Il loro valore di facciata aumenta sempre di più a causa della speculazione immobiliare in cui vivono, ma quando questa non ci sarà più?
L’America consumistica utilizza questo valore di facciata per accendere ipoteche sul valore inflazionato della casa per poi spenderne il ricavato, ma dalle ultime statistiche, 4 mutui su 10 sono a tasso variabile e senza alcun anticipo ovvero viene erogato l’intero valore dell’immobile. Ma i tassi variabili sono soggetti a ritocchi con il mutare del tasso principale di sconto, e più questo sale e maggiori sono gli interessi che si vengono a pagare, di conseguenza aumenta il debito delle famiglie che si ritrovano ad essere sostanzialmente sempre più povere. Ed infatti per frenare la caduta precipitosa del dollaro il tasso di sconto viene a fasi regolari puntualmente aumentato.
Per non parlare della loro situazione pensionistica!
Il Presidente Bush, pur negandolo inizialmente, ha messo nell’agenda del suo programma economico la privatizzazione delle pensioni, indicando come modello da seguire la privatizzazione avvenuta nel Cile di Pinochet durante gli anni ’80.
Inutile dire che tale modello è stato fallimentare e il risultato si può sottolineare solo così: prendendo due lavoratori cileni che sono andati in pensione nello stesso momento e con gli stessi contributi, ma uno con il vecchio sistema, ovvero statale, e l’altro con la privatizzazione, ecco, quest’ultimo percepisce meno della metà del primo.
Il Presidente continua a sostenere che i pensionati non subiranno una riduzione delle loro entrate, nonostante numerosi studi da parte dei suoi stessi collaboratori indichino esattamente il contrario, lo stesso capo dei consiglieri economici ha promesso riduzioni delle pensioni e ha anche messo in discussione il loro pagamento!
La riforma prevede che parte dei contributi previdenziali, ovvero la metà, sia dirottata verso le finanziarie di Wall Street, poiché promettono risultati finanziari superiori a quelli dello stato, ma se falliscono?
Uno dei modelli che si stanno studiando per questa riforma è la cosiddetta “Soluzione del 6,2%”.
In questo studio, ai nati dopo il 01/01/1950 verrà offerta la possibilità di conti pensionistici individuali, mentre dopo un po’ di anni di prove, le nuove leve avranno solo questa possibilità e non avranno diritto al vecchio sistema statale, nel quale il lavoratore versava una quota pari al 6,2% del proprio stipendio e altrettanto faceva il datore di lavoro. Con la privatizzazione la quota del dipendente sarà investita in azioni e obbligazioni, invece la quota del datore di lavoro viene usata per pagare le pensioni attuali. Accade così, che il lavoratore si ritrovi senza metà dei contributi perché gia spesi, e la sua quota investita per mantenere vivo il mercato azionistico che vive su una bolla speculativa.
Di recente, poi, un portavoce del Governo ha dichiarato come si stia considerando di non restituire 1600 Mld di dollari di surplus del fondo pensioni, che sono stati utilizzati per compensare gli sgravi fiscali ai ricchi, per le maggiori spese della guerra e della sicurezza dopo l’11 settembre.
Tale surplus era stato creato negli anni ’80 per far fronte al probabile calo del gettito delle entrate fiscali e riuscire, in futuro, a garantire la pensione ai lavoratori. Il Governo ha preso a prestito tali somme, sostituendole con buoni del tesoro, ma gli economisti di Bush sostengono che la restituzione di tale cifra è una situazione irrealizzabile, decretando di conseguenza il tracollo del sistema pensionistico e per la prima volta nella storia l’insolvenza del Governo USA.
Mettendo le mani avanti, il Presidente ha già annunciato che i conti finiranno in rosso nel 2018, anno nel quale, invece, l’INPS americano voleva incominciare a prelevare dal surplus accantonato proprio per pagare pienamente le pensioni fino al 2042. Dicendo, così, non si è fatto altro che rafforzare l’impressione che tale debito non verrà pagato. Cosa penseranno gli investitori stranieri detentori di uguali titoli per un valore 4300 Mld? L’America è destinata a fare la fine dell’Argentina?
Massimiliano Rossetti

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