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Interviste alla società civile diretta da Andrea Caso

Ragazza che parte22 maggio 2006
Viaggi Erasmus
Viaggiare è bello, ma spesso quello che non conosciamo ci spaventa e allora preferiamo rimanere ancorati a quelle nostre care, quattro certezze.
Purtroppo, nella vita, il miglior modo per crescere è mettersi alla prova e sperimentare sensazioni nuove, vivere altre realtà.
Ecco perché, forse, l'esperienza di Francesca sarà utile a tanti indecisi fifoncelli che non trovano il coraggio di buttarsi.
Francesca ha 20 anni e frequenta il secondo anno della facoltà di Scienze della Comunicazione. All'inizio di quest'anno ha deciso di studiare per sei mesi in Svezia, ha fatto le valigie ed è partita.

Ciao Francesca, come mai questa scelta?
E’ un’ottima opportunità per arricchire il tuo curriculum e l’unico modo per imparare un’altra lingua. Inoltre è un’esperienza che ti arricchisce culturalmente, ti aiuta a crescere e a responsabilizzarti. E’ interessante anche scoprire nuove culture ed entrare in contatto con persone provenienti da tutto il mondo.

Come mai proprio la Svezia?
Ho scelto la Svezia perché tra gli accordi stipulati dall’Università di Macerata, per la facoltà di Scienze della Comunicazione, Växjö era l’unica metà per studiare l’inglese oltre ad un’altra in Galles. In più mi hanno sempre affascinato i Paesi nordici.

Ah, quindi doppia lingua: svedese e inglese?
Beh, non proprio...per quanto riguarda lo svedese sto frequentando un corso, ma è veramente difficile!
L’inglese, invece, non è stato difficilissimo. I primi giorni, a volte, avevo problemi a trovare le giuste parole per esprimermi, ma adesso riesco abbastanza a capire e a farmi capire. L’importante è stare sempre a contatto con stranieri perché così ti abitui ad ascoltare l’inglese e sei obbligato a parlarlo.


A parte la lingua che altre difficoltà hai trovato?
Sicuramente le questioni burocratiche. Comparare i programmi del mio corso con quelli dell’Università di Växjö ed essere sicura che gli esami da sostenere nell’Università straniera mi saranno approvati una volta a Macerata. Sarà un problema anche per la conversione dei voti, visto che qui hanno solo bocciato, passato e passato con distinzione.

Non sono giudizi particolarmente gratificanti... Ad ogni modo come trascorri le tue giornate?
Se ho corsi da seguire solitamente sto all’Università dalla mattina alla sera. Nei “tempi morti” prendo un caffé con i compagni di corso o vado a studiare in biblioteca. La sera si va nei pub per studenti.
Nei weekend ci si organizza per visitare qualche città nei dintorni.

Per questo sembra simile a Macerata... Non ci sono differenze rilevanti?
Beh, ci sono studenti provenienti da ogni Paese e quindi hai modo di conoscere altre culture. Capisci quanto noi italiani siamo diversi dal resto del mondo, ma anche dalle vicine Francia e Germania.

Un' esperienza altamente formativa... A chi la consiglieresti?
A tutti gli studenti, perché nel villaggio globale in cui viviamo oggi, conoscere almeno due lingue è diventata una necessità. Inoltre stare lontano da casa ti responsabilizza e ti dà modo di entrare in contatto con altri mondi.

Hai proprio ragione.
Adesso parlaci del sistema universitario.

Allora, il modo di studiare è completamente diverso. In Italia studiamo 3-4-5 materie contemporaneamente in un semestre e dobbiamo dare gli esami tutti insieme negli appelli alla fine del semestre. Qui si studia una materia per volta; finito il corso dai l’esame e ricominci a frequentare le lezioni di un’altra materia. Visto che segui una materia per volta, in una settimana ci sono circa 5/7 ore di lezione. Puntano molto sullo studio a casa e la lettura di libri.

Fantastico. Dovrebbe essere così anche qui da noi.
Già... Inoltre gli esami non sono necessariamente orali o scritti come da noi. Puoi passare un esame anche presentando lavori svolti a casa o addirittura fare l’esame da casa: alle 8 della mattina ti colleghi ad internet, il professore ti manda il compito da svolgere, lo scarichi e inizia a lavorarci; alle 18 devi rimandare via e-mail il lavoro svolto.

Sono proprio “tecnologici”.
Si, ma anche molto severi. Se durante l’esame ti trovano a copiare, non ti tolgono solo il compito, ma ti “rispediscono” direttamente a casa, intendo nel tuo Paese di origine.
Inoltre danno molta importanza ai lavori di gruppo, utili sia per imparare la lingua (dato che l’unico modo per comunicare in un gruppo composto, per esempio, da un coreano, un messicano e un tedesco è l’inglese), sia per imparare a lavorare con altre persone, visto che le grandi aziende richiedono solitamente un lavoro di squadra.

E' proprio un bel modo per studiare e crescere anche umanamente.
Ma le persone come sono? E la città?
Le persone sono molto cortesi e disponibili. Tutti al di sotto dei 50 anni circa parlano fluentemente inglese, visto che la televisione trasmette film, telefilm e sit-com in lingua originale con sotto titoli in svedese.
La città ha 70.000 abitanti ed è tranquillissima. I servizi offerti sono eccellenti, trasporti efficienti e le strutture, quali ad esempio la biblioteca comunale, offrono ogni comodità.
In Svezia hanno leggi molto restrittive per quanto riguarda ad esempio gli alcolici. Nei normali supermarket non vendono bevande con grado alcolico superiore a 3,5 ° circa. Esistono specifici negozi che vendono bevande alcoliche. Ti chiedono sempre la carta d’identità e se hai meno di 20 anni non puoi comprare nulla.
Per entrare nei pub cittadini devi avere 23 anni e in alcune discoteche 25. Per questo esistono pub per studenti. Dove per entrare, però, hai bisogno di troppe tessere: carta d’identità, tessera attestante che studi all’Università di Växjö e tessera della Nation di riferimento (devi essere iscritto obbligatoriamente ad un’associazione studentesca).

Trascorri più tempo in fila che dentro il locale...
Infatti per entrare in pub a volte puoi anche aspettare 30 minuti o 1 ora, dato che devono controllare tutte queste tessere.

Ad ogni modo un'esperienza all'estero non si esaurisce nei locali notturni...almeno spero.
Quindi, a cosa ti è servito realmente tutto questo?

Mi è servito per migliorare notevolmente il mio inglese, per arricchirmi culturalmente e per aprire la visione che ho del mondo e delle altre culture.

Domanda finale di rito: tornando indietro lo rifaresti?
Sì, certo.
Silvia Saccomanno

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