Istinto o razionalità?
[20/04/2006 21.11] La "Scimia"- regia di Emma Dante. Inquietante, blasfemo, irriverente. La prima impressione è quella di assistere ad una ritualità malata, automatica, vuota. Due preti e due zitelle (trama ripresa dal romanzo di Tommaso Landolfi) inscenano un teatrino doloroso per chi ha fede e al tempo stesso così assurdo da risultare ridicolo. Nella loro gestualità esasperata affiora il bisogno di affidarsi anche a simboli privi di senso, purchè ripetitivi. Le coreografie buffe e surreali sono punti fermi che riempiono la mente e nascondono il buio dell'anima. Poi appare lui, la "scimia". In scena si materializza un ammasso di istinti bestiali, impulsi e fremiti. L'essere saltella, emette strani versi e fa i gestacci. L'attore è tutt'uno con il personaggio. L'accuratezza con cui produce la sua bestia maschera una nudità completa esibita con gran naturalezza. Naturalezza che porta la "scimia" a profanare l'altare di Dio e il Suo tempio. L'essere "sgranocchia" con gusto le ostie consacrate, fa il verso al prete e "trastulla" noncurante il crocefisso. Occhi giudici e curiosi, invidiosi di tanta spontaneità, lo stanno scrutando. Il suo è un gioco innocente, ma la fredda razionalità dei suoi osservatori lo condanna senza appello. L'istinto è messo al bando; la libertà condannata a morte. La sentenza, però, non è ancora stata emessa. Flebile e coraggioso si manifesta il pensiero di una delle zitelle seguito da quello di un prete. La "scimia" non è colpevole; ogni strada, nel bene e nel male, è prevista da Dio. Lui ci fornisce gli strumenti, ci propone due vie e la scelta ricade sempre e solo su quelle due. Non c'è un sentiero nuovo, inventato, improvvisato. La "scimia" non è colpevole. Inoltre la "scimia" è un animale e "il peccato lo hanno inventato gli uomini". "Dio non ha niente a che fare con i nostri altari malati". Per gli altri è troppo. Scattano in piedi urlando "alla bestemmia". "Il peccato si manifesta anche senza il peccatore e va estirpato in ogni sua forma e con qualsiasi mezzo". I quattro discutono, litigano, sudano, si agitano, Le loro poche convinzioni vacillano, l'intelletto sbanda mentre la "scimia" si batte il petto ed emette un lamento struggente. L'istinto chiede perdono, ma la cieca razionalitè non lo sa fare. Non sa perdonare. Al culmine del delirio la "scimia" si libera e scappa. Si dirige verso il crocefisso e spicca un salto disperato, pieno di voglia di vivere. La luce si spegne. E' un attimo. Quando si riaccende lo strano essere ha preso il posto di Dio. Braccia e gambe "inchiodate" al legno e lo Spirito già alto nel Cielo.
postato da Silvia Saccomanno
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