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Interviste alla società civile diretta da Andrea Caso |
9 aprile 2006 Ricerca, Didattica e Impegno Civile: Intervista a Letterio Gatto Arrivo trafelato con un'ora di ritardo all'appuntamento con il professor Gatto: Credevo di trovarlo all'Alenia Aerospazio, dove si tengono le esercitazioni del primo anno, ed invece mi aspettava, come mi aveva detto, al Politecnico di Torino, nel suo studio. Sono stato fortunato a trovarlo, e lui è stato altrettanto gentile a farsi trovare. Letterio Gatto è professore al Politecnico di Torino. Qui insegna Geometria agli allievi ingegneri ed ha insegnato in passato Geometria Differenziale, Metodi matematici per l'ingegneria e tenuto corsi per il dottorato di ricerca. Ha tenuto vari corsi presso varie università e istituti di ricerca brasiliani, come l'Università Federale del Pernambuco di Recife e l'Istituto di Matematica Pura e Applicata di Rio de Janeiro. In Brasile, ha vissuto tre anni dove ha incontrato la donna che ha sposato. Ha un figlio di nome Giuseppe e un altro è in arrivo. La sua vita si divide in insegnamento, ricerca e famiglia. Abbiamo parlato con lui della ricerca italiana, in particolare nel campo della matematica ma non solo, di nuovo ordinamento didattico delle università e di impegno civile.
La ricerca in Italia soffre di uno stato comatoso. Che cosa ne pensa, e quali pensa che ne siano le cause in questo momento? La ragione principale di questa sofferenza della scienza è il capovolgimento dei valori: il denaro è diventato più importante della conoscenza stessa. Se quest'ultima fossa un valore fondante per la società, la ricerca sarebbe al primo posto, e ora non ci troveremmo nella attuale situazione.
Si riferisce anche al problema della privatizzazione del sapere? La privatizzazione del sapere, ad esempio, è un pessimo investimento per la scuola e la società, perché trasforma lo studente in un cliente. L'università cessa quindi di offrire il servizio che dovrebbe offrire ed offre ciò che gli è richiesto dallo studente cliente.
La matematica è una materia molto astratta, che ai non specialisti sembra essere lontana dalla realtà pratica. E' una leggenda o c'è del vero? La ricerca nella matematica è più fine a sé stessa o è utile per sviluppare metodi per la fisica o l'ingegneria? La matematica deve essere studiata in assoluta libertà, e slegata in principio dalle applicazioni pratiche. Questo fatto le consente di produrre, dopo molti anni, dei principi che possono essere applicati alla vita pratica. Se si seguisse il principio contrario, e la matematica fosse asservita alla volontà dei tecnici, diventerebbe sempre più povera ed inutile. Ad esempio, il teorema dell'esistenza di infiniti numeri primi, dimostrato per la prima volta da Euclide, apparentemente fine a se stesso, viene usato oggi per i sistemi di crittografia dei bancomat.
La ricerca nel campo della matematica, in Italia, soffre gli stessi problemi delle altre discipline? La matematica soffre come soffrono le materie umanistiche, e come queste è ritenuta inutile perché non produce ricchezza materiale immediata. Per questa ragione il matematico è molto meno finanziato che in passato nonostante non abbia bisogno che di una biblioteca e un sistema per comunicare e confrontarsi con i propri colleghi. Il problema dei finanziamenti si vede anche nella pratica: ad esempio, il personale docente del Politecnico è sottodimensionato e invece di mettere posti a concorso, si affida, per limitazioni di budget, a collaboratori esterni.
Piergiorgio Odifreddi, docente di Logica all'Università degli studi di Torino dice: è necessario che gli scienziati si interessino anche alla filosofia e alle altre materie umanistiche. Che cosa hanno in comune filosofia e matematica? Ciò che dice Odifreddi è assolutamente giusto. Un matematico non può pensare alla propria materia senza "poesia", con un'attidudine anche letteraria. In secondo luogo la matematica e la filosofia hanno in comune questo ruolo che era già stato prefigurato da Platone: provengono entrambe dal mondo delle idee. Quando noi, ad esempio, pensiamo alla figura geometrica del quadrato, inconsapevolmente noi pensiamo al quadrato platonico, e non ad un tipo particolare di quadrato, ma ciò che hanno in comune tutte le cose che hanno la forma di un quadrato, all'idea di quadrato, al quadrato assoluto. Due secoli fa ci fu una grande spaccatura della matematica tra coloro che pensavano di poterla costruire con un linguaggio puramente formale (Hilbert) e gli intuizionisti, per i quali era determinante l'influenza del dato sensibile. Anche questo era un problema filosofico.
Gli esperti parlano di un calo generale della qualità della ricerca e dell'insegnamento nelle Università. Il Politecnico di Torino è ancora una "firma" secondo lei? Direi che non sono abbastanza informato (ride). Comunque ritengo che il Politecnico sia un ateneo importante a livello italiano, anche se bisogna tener conto che la riforma universitaria di sei sette anni fa ha causato un generale abbassamento di livello (didattico) di tutti gli atenei.
Nel primo faccia a faccia tra Prodi e Berlusconi uno dei due "addetti" alle domande ha fatto notare che sempre meno allievi frequentano facoltà scientifiche, specialmente quelle di tipo matematico. Quali pensa che siano le soluzioni? Si tratta solo di finanziare o di appassionare? Come? Non si tratta soltanto di finanziare, ma soprattutto di appassionare. I matematici dialogano poco con il "resto del mondo". Il professor Odifreddi sta facendo a tal proposito una nobilissima opera divulgativa, cercando di legare la matematica con il resto della cultura, presentandola come una disciplina che vivifica la cultura stessa.
Lei è molto innamorato della didattica... (scuote la testa)
Quali sono le difficoltà personali che trova nell'affrontare questo tipodi insegnamento, e quali sono le difficoltà principali che vede negli allievi quando si approcciano alle astrazioni della Geometria? La difficoltà principale per un docente è stimolare la curiosità negli allievi, mostrando ciò che si cela dietro alle astrazioni e ai formalismi della disciplina che insegna. All'allievo medio d'oggi manca essenzialmente la curiosità: il problema sta soprattutto nella società, che ci mostra valori capovolti: un calciatore ed una soubrette guadagnano a 30 anni quello che un onesto matematico non guadagna in una vita. Viene ammirato colui che sa fare molto denaro in poco tempo senza studiare e senza fare nessun particolare sforzo. La poca preparazione si può colmare, ma senza passione non si fa proprio nulla.
Ritiene che il fatto di insegnare matematica agli allievi ingegneri sia una delle cause della scarsa curiosità per questa disciplina? No, credo che sia un problema secondario. Ritengo che i matematici che insegnano ad Ingegneria debbano insegnare proprio per gli ingegneri, non per i matematici. Il corso può essere comunque ugualmente interessante. Il docente dovrebbe chiedere ai colleghi ingegneri il tipo di matematica che ritengono necessaria, e insegnarla, senza scadere comunque nella qualità, offrendo così un servizio di alto livello scientifico e didattico. Spesso questo non avviene perché esistono dei programmi che vincolano il docente a seguire certi itinerari. Ritengo che sia errato pretendere che insegnanti diversi offrano corsi uguali. Riuscire a comunicare la bellezza della matematica ad un allievo ingegnere è comunque molto stimolante!
Qual'è il suo parere sul Nuovo Ordinamento? Ha migliorato o peggiorato la situazione di docenti e discenti? Il Nuovo ordinamento ha peggiorato la qualità dell'insegnamento e la situazione stessa degli allievi. Ci si trova ad insegnare materie in modo "supercompresso", con una notevole perdita della qualità dei contenuti, cosicché gli allievi imparano molto meno e peggio. Si sa benissimo che quando si prende una sbarra di ferro e la si taglia in due rimane della limatura... Quando si parlava di Nuovo Ordinamento, tempo fa, io mi sono mostrato ampiamente favorevole, in quanto pensavo che si trattasse di offrire un titolo intermedio al terzo anno del Vecchio. Non è andata così, e il livello dell'Università è arrivato ormai a quello di scuola tecnica, con questa divisione e riformulazione dei corsi. Bisogna dare atto all'ex-preside della I Facoltà di Ingegneria, oggi Rettore, di aver operato una bonifica e di aver attutito il colpo che questo sconvolgimento ha assestato all'Istituzione Universitaria qui al Politecnico di Torino.
Chi opera nel settore della didattica in generale costituisce un fondamentale pilastro della società civile, in quanto insegna ad apprendere alle future generazioni ciò che sarà utile per la vita. Diventa quindi sempre più necessario sostenere, preparare e premiare i bravi docenti. Considera importante per un professore l'impegno civile? Vede attenzione ai problemi politici e sociali nei suoi colleghi o no? Nella maggior parte dei miei colleghi vedo impegno civile e interesse per le questioni politiche e sociali, e ritengo che tutto ciò sia fondamentale. L'impegno civile può essere anche manifestato esercitando il proprio mestiere onestamente e cercando di aiutare le persone che hanno volontà di migliorare, anche se non hanno particolari qualità. Anche se mi è capitato di incontrare colleghi (per la verità pochissimi) che non la pensano così, ritengo che sia necessario insegnare a fare il proprio lavoro agli alunni, sforzandosi di favorire pari opportunità tra tutte le classi sociali. Non possiamo accettare l'idea che alcuni giovani possano avere più opportunità formative di altri. Credo che l'idea dell'uguaglianza di opportunità sia andata via via perdendosi e oggi sopravviva debolmente. Tuttavia se io, figlio di operaio Fiat, non avessi avuto tale possibilità, oggi non sarei qui a rilasciare questa intervista.
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