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26 marzo 2006 Cari lettori... L'uomo è l'unico animale filosofico. L'uomo pone a se stesso delle domande necessarie: domande cioè che non può fare a meno di porsi, domande che, semplicemente, fanno parte di lui, per natura. In altre parole, l'uomo non può scegliere se domandare a se stesso oppure no, dal momento che questo domandare lo accompagna in ogni caso, e non può mai darsi il caso che una volta si dimentichi di accompagnarlo. Heidegger ha detto che l'uomo è, a conti fatti, nient'altro che questo domandare: l'uomo è la domanda, è l'essere al quale la domanda viene rivolta ed è, ovviamente, pure l'essere che formula la domanda. -Baggianate!- andava gridando un altro al tempo di Heidegger...-chi mai si è posto qui delle domande, e, che mai sarebbero queste "domande"?- Voi che ne pensate? V'immaginate qualcosa cui date questo strano nome, "domanda"? Vi siete mai posti delle domande?
Dicevamo che è caratteristica naturale e inalienabile dell'uomo, e sua attività costante, l'interrogarsi; e dicevamo pure che egli non può decidere di interrogarsi o di non interrogarsi, poichè s'interroga comunque. Ora, se l'uomo accetta questa condizione, che in modo esclusivo gli è propria, di animale che fa domande, allora domanderà in modo volontario; se invece vuole evitare di vedere, per non ammettere di essere per natura portato a farsi domande, allora domanderà per costrizione, dal momento che, come abbiamo visto, domanda e non può non domandare. Abbiamo volontà di sapere, e soffriamo se riconosciamo che non sappiamo nulla, o sappiamo molto poco. E poi, interrogarci comporta una fatica notevole, poichè una volta stimolata questa volontà di sapere con una domanda, bisognerà impegnarci a fondo per trovare una risposta che la soddisfi. Per giunta, abbiamo pure il sospetto che molte delle nostre domande possano rimanere senza una risposta, il che ci costringerebbe a riconoscere che non sappiamo. Ma riconoscere che non sappiamo ci fa soffrire, dunque meglio evitare di farci queste maledette domande, se danno origine a tutti questi problemi! Ma avevamo altresì affermato in precedenza che non possiamo fare a meno di farci domande (domandiamo necessariamente). E allora, se dobbiamo pur sempre domandare, che fine fanno queste domande quando cerchiamo di evitare di farci domande, intimoriti da tutti i problemi che le domande minacciano di generare? Dato che non possono in alcun modo scomparire, finiranno per aggirarsi furtive nei cunicoli sotterranei della nostra anima, e tutti ricordano cosa si accingeva a scatenare il buon Guy Fawkes nei sotterranei del parlamento inglese... Se invece accettiamo il fatto necessario del nostro domandare, chissà che non riusciamo a trovare davvero delle risposte, o a guadagnarci un po' di felicità...mal che vada avremo almeno vissuto liberi dai cospiratori che altrimenti si aggirerebbero nel nostro cervello col progetto di farlo saltare in aria... Per questi motivi, sebbene non sappiamo e corriamo il rischio di seguitare a non sapere, tuttavia è bene che siamo amici delle domande.
Luca Micaloni
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